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Il Papa "da fratello ai fratelli"

28.11.2017 - aggiornato: 28.11.2017 - 12:42

(LE FOTO) Nella seconda giornata in Myanmar, Francesco ha incontrato 17 rappresentanti delle religioni presenti nel Paese, il presidente e la consigliera di Stato Aung San Suu Kyi.

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Mentre alle nostre latitudini era ancora notte, papa Francesco ha ricevuto nella sua seconda giornata in Myanmar la visita di un gruppo di 17 rappresentanti delle religioni presenti nel Paese: buddisti, islamici, hindu, ebrei e cristiani –il Consiglio delle Chiese, gli anglicani e i battisti oltre ad alcuni esponenti cattolici.

L’incontro, durato circa 40 minuti, si è svolto in un clima cordiale, come riferisce Greg Burke. Dopo una breve introduzione del vescovo John Hsane Hgyi, i diversi esponenti religiosi hanno preso ognuno la parola. Il Papa, che ha parlato in spagnolo con traduzione in inglese, ha citato il salmo che sottolinea come è bello che i fratelli siano uniti.

 

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"Siamo fratelli, ha aggiunto Francesco, uno è il padre e non dobbiamo avere paura delle differenze. Ognuno ha i suoi valori e la sua ricchezza e le sue mancanze. lo stesso vale per le religioni. Unità non è uniformità, piuttosto una armonia. Invece la tendenza attuale verso la uniformità è una colonizzazione culturale. Tra le differenze etniche e religiose serve il dialogo". "In questo potremo aiutarci reciprocamente a edificare questo Paese - ha proseguito il Pontefice-  Anche se litighiamo, dobbiamo essere pronti come fratelli a riconciliarci”. “Questo, ha concluso il Papa, è l'unico modo per costruire la pace".

Prima di celebrare la Messa in privato, il Papa ha ricevuto il leader buddista SItagu Sayadaw, sempre nel tentativo di incoraggiare la pace e la convivenza fraterna in Myanmar.

L'incontro con il presidente e Aung San Suu Kyi

Dopo aver ricevuto i 17 rappresentanti delle religioni presenti nel Paese, il Papa si è recato a Nay Pyi Taw, la nuova capitale del Myanmar, dove è stato ricevuto nel palazzo presidenziale dal capo dello StatoHtin Kyaw.

Per il Papa, "il futuro del Myanmar deve essere la pace, una pace fondata sul rispetto della dignità e dei diritti di ogni membro della società, sul rispetto di ogni gruppo etnico e della sua identità, sul rispetto dello stato di diritto e di un ordine democratico che consenta a ciascun individuo e ad ogni gruppo, nessuno escluso, di offrire il suo legittimo contributo al bene comune". Lo ha detto ad autorità e Corpo diplomatico, dopo aver ricordato la Conferenza di pace di Panglong e il ruolo dell'Onu.

"Le religioni possono svolgere un ruolo significativo nella guarigione delle ferite emotive, spirituali e psicologiche di quanti hanno sofferto negli anni di conflitto", ha proseguito, "esse possono aiutare ad estirpare le cause del conflitto, costruire ponti di dialogo, ricercare la giustizia ed essere voce profetica per quanti soffrono". È "segno di speranza", poi, che "i leader religiosi di questo paese si stiano impegnando a lavorare insieme" per i poveri e per i valori autentici.

 

 

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In seguito, l’incontro privato con la consigliera di Stato e Nobel per la Pace, Aung San Suu Kyi, durato 23 minuti. Francesco ha lasciato il suo ricordo nel libro degli ospiti, scrivendo: “Sull'amato popolo del Myanmar invoco la divina benedizione di giustizia, pace e unità”.

Le sfide che il Myanmar ha di fronte, e tra queste quelle nel Rakhine, per "proteggere i diritti, perseguire la tolleranza, assicurare la sicurezza a tutti" richiedono "forza, pazienza e coraggio", e la leader democratica Aung San Suu Kyi ha pubblicamente ringraziato il Papa, citato tra i "buoni amici che desiderano soltanto vederci avere successo nel nostro sforzo". La situazione in Rakhine, - di cui sono originari i "rohingya" - ha detto la "Signora", ha "eroso fiducia, comprensione, armonia". Anche per questo l'aiuto di questi "buoni amici" è "inestimabile". 

Aung San Suu Kyii, ha parlato al Papa nel Palazzo presidenziale della capitale Nay Pyi Taw, rivolgendo un forte discorso molto chiaro sulle sfide del presente, e non reticente nel ricordare che la situazione nel Rakhine ha "più fortemente catturato l'attenzione del mondo".

((Red/Avvenire)

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