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"Il primo diritto violato è quello alla vita"

08.01.2018 - aggiornato: 08.01.2018 - 17:24

Lo ha detto papa Francesco duranta l'udienza di stamane con i rappresentanti del corpo diplomatico, sottolineando che occorre adoperarsi concretamente per la pace.

Il Pontefice con il corpo diplomatico.

© EPA/OSSERVATORE ROMANO

Papa Francesco ha incontrato questa mattina i rappresentanti del Corpo diplomatico per il tradizionale scambio degli auguri e ha rilanciato la Dichiarazione dei diritti dell’uomo: tra i richiami fatti vi sono quello al fermare la corsa agli armamenti, le "colonizzazioni ideologiche" e la tratta di esseri umani.

Non sono mancati poi gli appelli per il dialogo in Corea e in Siria, per l’accoglienza e l’integrazione di migranti e rifugiati, per il rispetto degli impegni sul clima. E nel suo discorso, il Pontefice ha invocato anche reali politiche di sostegno alla famiglia.

"Vincere non significa umiliare l'avversario"

"Dalle ceneri della Grande Guerra si possono ricavare due moniti, che purtroppo l'umanità non seppe comprendere immediatamente, giungendo nell'arco di un ventennio a combattere un nuovo conflitto ancor più devastante del precedente. Il primo monito è che vincere non significa mai umiliare l'avversario sconfitto", ha detto Francesco, aggiungendo che "la pace non si costruisce come affermazione del potere del vincitore sul vinto. Non è la legge del timore che dissuade da future aggressioni, bensì la forza della ragionevolezza mite che sprona al dialogo e alla reciproca comprensione per sanare le differenze". Da ciò deriva il secondo monito: "la pace si consolida quando le Nazioni possono confrontarsi in un clima di parità.

Difendere i diritto delle persone

A 70 anni di distanza dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, "duole rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati", ha affermato ancora il Papa nel discorso al Corpo diplomatico. "Primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana. Non sono solo la guerra o la violenza che li ledono". Nel nostro tempo, ha proseguito, "ci sono forme più sottili: penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l'egoismo degli adulti. Penso agli anziani, anch'essi tante volte scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso. Penso alle donne, che spesso subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie. Penso poi a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù". 

"Difendere il diritto alla vita e all'integrità fisica", ha sottolineato papa Francesco "significa poi tutelare il diritto alla salute della persona e dei suoi familiari. In tale prospettiva, "auspico che, nei fori internazionali competenti, ci si adoperi per favorire anzitutto un facile accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari". 

Il disarmo e l'impegno per la pace

"Difendere il diritto alla vita", ha ancora aggiunto Francesco, "implica pure adoperarsi attivamente per la pace, universalmente riconosciuta come uno dei valori più alti da ricercare e difendere". 

"Il disarmo integrale e lo sviluppo integrale sono strettamente correlati fra loro - ha aggiunto -. D'altra parte, la ricerca della pace come precondizione per lo sviluppo implica combattere l'ingiustizia e sradicare, in modo non violento, le cause della discordia che portano alle guerre".

"Desidero pertanto incoraggiareun dibattito sereno e il più ampio possibile sul tema, che eviti polarizzazioni della Comunità internazionale su una questione così delicata. Ogni sforzo in tale direzione, per quanto modesto, rappresenta un risultato importante per l'umanità". 

Migranti: "Basta alimentare paure"

In un altro dei passaggi fondamentali del discorso al Corpo diplomatico papa Francesco ha ricordato "che le migrazioni sono sempre esistite. Nella tradizione giudeo-cristiana, la storia della salvezza è essenzialmente storia di migrazioni. Né bisogna dimenticare che la libertà di movimento, come quella di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo. Occorre dunque uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone".

Nel citare il Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2018, Francesco ha quindi esortato ancora una volta ad "accogliere, promuovere, proteggere e integrare" i migranti. "Il mio auspicio è che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della Nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero". Ringraziamenti sono stati espressi dal Papa anche per gli sforzi compiuti al riguardo da Grecia e Germania.

In totale, sono 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede; il 4 maggio 2017 si sono allacciate relazioni diplomatiche con la Repubblica dell'Unione di Myanmar, a livello di Nunziatura Apostolica e di Ambasciata. Agli Stati vanno aggiunti l'Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta.

(Red/Avvenire/Ats)

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