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La famiglia tra attese e sfide sociali ed ecclesiali

05.10.2014 - aggiornato: 24.06.2016 - 13:29

La testimonianza di una famiglia che pone l’accento sugli «attacchi subdoli che il nucleo familiare subisce, tra i quali l’ideologia del gender» e sulla sfida di comunicare la bellezza del matrimonio, affinché sia percepito come Sacramento per sempre. 

Famiglie incontrate da Papa Francesco.

di Marco ed Eugenia Fantoni

Il Sinodo, dal significato stesso della parola è un “camminare insieme”, un “camminare con” e già questo presuppone che si debba condividere con qualcuno, qualcosa a cui si tiene. 

Ciò detto, questo Sinodo straordinario sulla famiglia è innanzitutto un invito a mettersi in preghiera per riuscire a camminare insieme, a camminare in comunione con chi al Sinodo vi partecipa di persona e con chi lo fa da lontano, nell’unità con Roma. Allora trovano ancor più senso le parole che papa Francesco ci ha rivolto nella sua “Lettera alle Famiglie” lo scorso 2 febbraio, quando sottolineava come:  «il sostegno della preghiera è quanto mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie». E la famiglia, proprio nel mese di ottobre, il mese dedicato alla missione, missionaria si trova ad esserlo prima di tutto attraverso la preghiera. 

È dunque con questo spirito che all’interno della nostra famiglia -così come in altre famiglie nel mondo- dedichiamo quotidianamente al Signore una preghiera per il Sinodo; un modo di prepararci che vuole sottolineare il ruolo missionario e di unità con chi a Roma sarà presente, con un particolare pensiero al Papa. È un Sinodo che tratterà di “sfide”, sfide pastorali nel contesto dell’evangelizzazione, sfide che scorrendo la maggior parte dei mezzi di comunicazione sono focalizzate soprattutto sulla “comunione ai divorziati”. Non ci sembra che questo, se pur un tema da affrontare e che contiene sofferenze di molte persone, possa essere il tema centrale da trattare. 

La famiglia è sotto attacco nel contesto odierno

A nostro modo di vedere le sfide che la famiglia deve affrontare oggi sono molteplici e senza voler sminuire quella appena citata, possiamo ritenere che gli attacchi che essa subisce vadano combattuti. 

Attacchi che posti in modo subdolo la indeboliscono e mettono in maggior confusione coloro che in questa cellula della società faticano a viverci e a identificarsi. 
Pensiamo, ad esempio, all’ideologia del gender, che sull’“altare” del siamo tutti uguali, vuole abbattere quelle naturali differenze tra l’uomo e la donna su cui si basano i fondamenti della nostra cultura e civiltà, oltre che sulla natura.

 Ma le sfide continuano nell’ambito dell’evangelizzazione, come nella difficoltà di riuscire a trasmettere la bellezza della fede in generale ed in particolare a coloro che si preparano al Sacramento del matrimonio, affinché questo sia percepito come un “per sempre” e come un “noi” e non come un contratto a termine tra due singoli.

Cosa si può aspettare una famiglia dal Sinodo?

Cosa si può aspettare dunque una famiglia da questo Sinodo? Pensiamo sia giusto partire da quanto la Chiesa, nel corso degli anni, attraverso il Magistero ci ha trasmesso; negli anni recenti pensiamo in particolare all’impegno di S. Giovanni Paolo II con i suoi numerosi scritti a sostegno della famiglia e alla pastorale in  suo favore, alla difesa della vita, dal concepimento fino alla morte, alla promozione della persona in tutta la sua integrità. Pensiamo a Benedetto XVI che ha ribadito il pensiero del suo predecessore in materia di famiglia con la sua sapienza, lucidità, umiltà e chiarezza. Oggi anche papa Francesco continua a seguire il Magistero e sulla famiglia non perde occasione per ribadirne la sua centralità fino a voler convocare l’attuale Sinodo straordinario e quello ordinario del 2015.

Pensiamo dunque che di fondamenti su cui costruire il difficile cammino che la famiglia si trova ad affrontare, ce ne siano in abbondanza, senza necessariamente dover cercare o aspettarsi particolari rivoluzioni. Si tratta piuttosto di attualizzare ciò che di prezioso la Chiesa (inteso come popolo di Dio, tutti noi dunque) già possiede e capire con quali modalità ciò debba essere messo in atto. Di base dovremmo pensare ad una pastorale a 360 gradi: dalla nascita alla morte. Ma se il Sinodo è davvero così importante, come a noi sembra, ci poniamo altre domande: «Ha a che fare realisticamente anche con noi? In che modo? Dobbiamo coinvolgerci e coinvolgere, come dice papa Francesco, in opere di servizio e carità, partendo dalla Parola di Gesù,  come  Via, Vita e Verità?». Noi pensiamo di sì. Ognuno nel suo piccolo può mostrare la bellezza che scaturisce dall’ Unico Sacramento dell’Amore, il Sacramento del Matrimonio. 

«Una Chiesa che curi le persone»

Intervista di Cristina Vonzun

Gabriella Tomamichel, architetto di Moghegno, è responsabile da diversi anni del cammino proposto dall’Azione cattolica ticinese a persone divorziate, separate o che dopo il divorzio civile o la nullità ricevuta dalla Chiesa vivono in stato di seconda unione. Nella Diocesi di Lugano ci sono altre realtà legate ai movimenti ecclesiali quali i Focolari e il Rinnovamento dello Spirito, che propongono momenti di riflessione e sostegno e che hanno già collaborato fra loro e con L’Azione cattolica stessa.

Signora Tomamichel, quali sono le sue attese per questo Sinodo di cui tra qualche ora inizierà la prima tappa di un lungo itinerario?
Più che avere delle aspettative, perché resto molto prudente, sono abbastanza ottimista. Vedo il Papa, vedo il nostro vescovo e altri ancora che stanno allargando la prospettiva nel modo di guardare queste situazioni. Si tiene maggiormente in considerazione la persona rispetto alle regole. Quest’ultime vengono subordinate alla persona e le sofferenze personali diventano il punto di partenza per un dialogo. È difficile, infatti, far riflettere una persona sulla propria fede a partire da un elenco di regole, bisogna ripartire dal rapporto con Gesù. Trovo che ci si stia incamminando verso la direzione giusta. Prima di arrivare a delle eventuali decisioni in materia sacramentale, la prima svolta mi sembra sia questa: un atteggiamento di fondo di accompagnamento e non d’imposizione.

A partire dalla sua esperienza, quali problematiche ha incontrato nel gruppo che segue? 
A mio modo di vedere c’è ancora molta ignoranza sul tema, riguardo alla realtà delle difficoltà famigliari e alle situazioni concrete. Per esempio, un aspetto per nulla considerato, è il conflitto che si crea, sia nei figli che nel genitore più sensibile, quando un matrimonio viene dichiarato “nullo”. Capita che il bambino possa chiedere alla mamma : «Ma se tu e il papà non siete mai stati sposati io chi o cosa sono?» Il conflitto si può anche accentuare quando un genitore inizia una nuova unione. La gente, spesso, non sa bene a chi riferirsi per ottenere risposte a queste questioni.  

Conosco divorziati che non convivono e non sono risposati eppure fanno fatica a sentirsi accolti dalla comunità ecclesiale. Lei cosa ne pensa?
Credo che questa fatica, che in effetti esiste, sia il retaggio di un certo modo passato, ma purtroppo ancora radicato nelle nostre comunità, di guardare queste persone. D’altra parte, ci sono coloro che non approfondiscono la loro situazione matrimoniale e non si rendono nemmeno conto che la Chiesa sta facendo dei passi per allargare la prospettiva pastorale su quella che è la separazione di un matrimonio.  Va ancora detto che questa situazione dei divorziati viene talvolta considerata come una questione di nicchia. Mi sembra che non ci si renda conto che invece la metà dei matrimoni finisce in divorzio e forse ci avviamo addirittura verso una percentuale maggiore e che aumentano le convivenze. Quindi, non siamo davanti ad un problema di minoranza, ma sta lentamente diventando il problema della maggioranza. Io ho l’impressione che la comunità ecclesiale non sia ancora preparata ad affrontare questa situazione, nel senso che non si sa ancora bene cosa proporre per disinnescare questo processo.

Qual è in Ticino l’attenzione pastorale?
Ci sono più buone intenzioni che reali competenze per affrontare concretamente i diversi casi. Tra le idee in cantiere c’è quella di proporre un consultorio. Si tratta di far sì che queste persone si sentano parte della Chiesa, superando anche gli inevitabili pregiudizi che possono incontrare. D’altra parte, io che sono divorziata ho un ruolo in Diocesi e in parrocchia, dunque mi sembra che la Chiesa offra lo spazio necessario e non escluda da ruoli e compiti ecclesiali, anche se osservo comunque una certa disinformazione latente.

 

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