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L'auspicio del Papa: una Chiesa decentralizzata

17.10.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 12:25

Nel discorso per il 50° del Sinodo, Francesco ha rilevato l'importanza della Chiesa come popolo, in cui la gerarchia si "ribalta", partendo dal basso: «Nessuno può essere ‘elevato’ al di sopra degli altri».  

(foto AP)

“Chiesa e Sinodo sono sinonimi”, perché “la Chiesa non è altro che il camminare insieme” del Popolo di Dio. E’ uno dei passaggi forti dell’appassionato discorso di Papa Francesco in Aula Paolo VI, in occasione del 50.mo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi da parte del Beato Montini. Nel suo intervento, Francesco ha sottolineato che “in una Chiesa sinodale, anche l’esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce” ed ha auspicato, riprendendo la Evangelii gaudium, una “salutare decentralizzazione” giacché il Papa non deve sostituire gli episcopati locali “nel discernimento di tutte le problematiche” dei loro territori.

“Camminare Insieme”. Papa Francesco ha sviluppato il suo discorso concentrandosi su cosa voglia dire per il Vescovo di Roma essere una Chiesa in cammino. Dal Concilio Vaticano II all’attuale Sinodo sulla famiglia, ha rilevato, “abbiamo sperimentato in modo via via più intenso la necessità e la bellezza di camminare insieme". Ed ha rammentato che fin dall’inizio del suo Pontificato ha voluto valorizzare il Sinodo “che costituisce una delle eredità più preziose” del Concilio.

 

Il cammino della sinodalità è ciò che Dio chiede alla Chiesa

Francesco ha quindi ricordato che Paolo VI intendeva col Sinodo “riproporre l’immagine del Concilio ecumenico e rifletterne lo Spirito e il metodo”. Ancora, ha ripreso le parole di Giovanni Paolo II che pensava ad un miglioramento dello strumento sinodale così che la “collegiale responsabilità pastorale” possa “esprimersi nel Sinodo ancor più pienamente”:

“Dobbiamo proseguire su questa strada. Il mondo in cui viviamo, e che siamo chiamati ad amare e servire anche nelle sue contraddizioni, esige dalla Chiesa il potenziamento delle sinergie in tutti gli ambiti della sua missione. Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio. Quello che il Signore ci chiede, in un certo senso, è già tutto contenuto nella parola 'Sinodo'. Camminare insieme - Laici, Pastori, Vescovo di Roma - è un concetto facile da esprimere a parole, ma non così facile da mettere in pratica”.

 

Fidarsi del fiuto del Popolo di Dio

Francesco ha quindi messo l’accento sul “fiuto” che il Popolo di Dio ha nel “discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa”. Il Popolo di Dio, ha ripreso, è santo in ragione dell’unzione ricevuta da Dio che lo rende “infallibile in credendo. È stata questa “convinzione - ha spiegato - a guidarmi quando ho auspicato che il Popolo di Dio venisse consultato nella preparazione del duplice appuntamento sinodale sulla famiglia”.

“Certamente, una consultazione del genere in nessun modo potrebbe bastare per ascoltare il sensus fidei. Ma come sarebbe stato possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie e le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce? Attraverso le risposte ai due questionari inviati alle Chiese particolari, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare almeno alcune di esse intorno a delle questioni che le toccano da vicino e su cui hanno tanto da dire”.

 

Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto

“Una Chiesa sinodale – ha proseguito il Papa – è una Chiesa dell'ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l'uno in ascolto degli altri e tutti in ascolto dello Spirito Santo”, per conoscere ciò che Egli “dice alle Chiese”. Il Sinodo dei Vescovi, ha proseguito Francesco, “è il punto di convergenza di questo dinamismo di ascolto condotto a tutti i livelli della vita della Chiesa”. Il cammino sinodale inizia “ascoltando il Popolo” e “prosegue ascoltando i Pastori”.

 

“Attraverso i Padri sinodali, i Vescovi agiscono come autentici custodi, interpreti e testimoni della fede di tutta la Chiesa, che devono saper attentamente distinguere dai flussi spesso mutevoli dell'opinione pubblica. Alla vigilia del Sinodo dello scorso anno affermavo: «Dallo Spirito Santo per i Padri sinodali chiediamo, innanzitutto, il dono dell'ascolto: ascolto di Dio, fino a sentire con Lui il grido del Popolo; ascolto del Popolo, fino a respirarvi la volontà a cui Dio ci chiama»”.

 

Chiesa e Sinodo sono sinonimi, camminare assieme al Gregge di Dio

Infine, ha detto, “il cammino sinodale culmina nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come ‘Pastore e Dottore di tutti i cristiani’: non a partire dalle sue personali convinzioni, ma come supremo testimone” della fede di tutta la Chiesa. Il fatto che il Sinodo “agisca sempre cum Petro et sub Petro - dunque non solo cum Petro, ma anche sub Petro – ha detto ancora – non è una limitazione della libertà, ma una garanzia dell'unità”:

“La sinodalità, come dimensione costitutiva della Chiesa, ci offre la cornice interpretativa più adeguata per comprendere lo stesso ministero gerarchico. Se capiamo che, come dice San Giovanni Crisostomo, ‘Chiesa e Sinodo sono sinonimi’ - perché la Chiesa non è altro che il ‘camminare insieme’ del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore - capiamo pure che al suo interno nessuno può essere ‘elevato’ al di sopra degli altri. Al contrario, nella Chiesa è necessario che qualcuno ‘si abbassi’ per mettersi al servizio dei fratelli lungo il cammino”.

Francesco ha quindi ribadito che Gesù ha costituito la “Chiesa ponendo al suo vertice il Collegio apostolico nel quale l’Apostolo Pietro è la roccia”. Ma in questa Chiesa, ha detto, “come in una piramide capovolta, il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano ministri: perché secondo il significato originario della parola sono i più piccoli fra tutti”. E, ha affermato, “in un simile orizzonte, lo stesso Successore di Pietro altri non è” che il “servo dei Servi di Dio”. “Non dimentichiamolo mai – ha avvertito – per i discepoli di Gesù, ieri oggi e sempre, l’unica autorità è l’autorità del servizio, l’unico potere è il potere della Croce”.

 

Necessario procedere in una salutare “decentralizzazione”

In una Chiesa sinodale, ha poi detto il Papa, il Sinodo dei Vescovi è solo “la più evidente manifestazione di un dinamismo di comunione che ispira tutte le decisioni ecclesiali”. Il primo livello di esercizio della sinodalità, ha detto, si realizza nelle Chiese particolari in quegli organismi di comunione che devono rimanere “connessi col basso e partono dalla gente, dai problemi di ogni giorno”, il secondo livello si manifesta in particolare nelle conferenze episcopali:

“In una Chiesa sinodale, come ho già affermato, ‘non è opportuno che il Papa sostituisca gli Episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione’”.

Primato petrino riceve maggiore luce da una Chiesa sinodale

L’ultimo livello, ha quindi sottolineato, è quello della Chiesa universale: il Sinodo dei Vescovi, “rappresentando l’episcopato cattolico, diventa espressione della collegialità episcopale all’interno di una Chiesa tutta sinodale”. L’impegno a “edificare una Chiesa sinodale”, “missione alla quale tutti siamo chiamati”, ha constatato, “è gravida di implicazioni ecumeniche”. Francesco ha così richiamato Giovanni Paolo II quando poneva l’urgenza di una “conversione del papato”:

“Sono persuaso che, in una Chiesa sinodale, anche l'esercizio del primato petrino potrà ricevere maggiore luce. Il Papa non sta, da solo, al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come Battezzato tra i Battezzati e dentro il Collegio episcopale come Vescovo tra i Vescovi, chiamato al contempo - come Successore dell'apostolo Pietro - a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell'amore tutte le Chiese”.

 

Chiesa sinodale aiuterà anche società civile a costruire fraternità

Il nostro sguardo, ha concluso Francesco, “si allarga anche all'umanità”. Una Chiesa sinodale, ha detto, “è come vessillo innalzato tra le nazioni (cfr. Is 11, 12) in un mondo che - pur invocando partecipazione, solidarietà e trasparenza nell'amministrazione della cosa pubblica - consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere”:

“Come Chiesa che 'cammina insieme' agli uomini, partecipe dei travagli della storia, coltiviamo il sogno che la riscoperta della dignità inviolabile dei popoli e della funzione di servizio dell'autorità potranno aiutare anche la società civile a edificarsi nella giustizia e nella fraternità, generando un mondo più bello e più degno dell'uomo per le generazioni che verranno dopo di noi”.

 

 

(RadioVaticana)

 

 

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