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Da Maria nell’Anno Santo della Misericordia

21.08.2016 - aggiornato: 22.08.2016 - 12:07

Circa 600 persone partono in queste ore dal Ticino dirette a Lourdes. Ne parliamo con Carlo Isotta, da oltre 20 anni volontario nell'organizzazione del pellegrinaggio.

di Cristina Vonzun

Parte il 18esimo Pellegrinaggio della Svizzera italiana a Lourdes, il 59esimo diocesano. Ne parliamo con Carlo Isotta di Massagno che da circa vent’anni svolge il suo servizio volontario nell’organizzazione del pellegrinaggio. Il suo è un volto noto ai pellegrini: non solo  a chi va a Massabielle, la Grotta delle apparizioni nella località pirenaica, ma pure a tutti coloro che frequentano altri viaggi organizzati dall’Opera diocesana pellegrinaggi (ODP). 

Carlo Isotta ha iniziato nel 1998 ad occuparsi del pellegrinaggio a Lourdes, invitato dall’allora responsabile dell’ODP, professor Giuseppe Beeler di Bellinzona. «Ora che vado verso il compimento degli 80 anni, - ci racconta - vorrei lasciare il testimone a qualcun altro». Quindi per lui questo potrebbe essere l’ultimo pellegrinaggio a Lourdes. 

Gli iscritti 

Con Isotta parliamo del viaggio che parte in queste ore. «Il numero dei pellegrini (599) rispetto allo scorso anno ha avuto una flessione, - ci spiega - tuttavia la cifra è ancora stabile rispetto al panorama attuale che è segnato purtroppo da una  crisi economica che influisce non solo su questo pellegrinaggio, ma anche su altri viaggi. Non dobbiamo poi dimenticare che l’età dei nostri partecipanti è piuttosto alta e con l’età che aumenta, scema la partecipazione a Lourdes». 

La sicurezza a Lourdes

«Quest’anno - prosegue Isotta - c’è anche da fare i conti con la paura di attentati in Francia. Non mi risulta che ci siano stati dei ritiri tra i ticinesi per questa ragione, tuttavia anche questo è un elemento di valutazione importante. Sul piano della sicurezza, Lourdes si presenta diversa rispetto agli altri anni, ci sono alcune strade momentaneamente chiuse e sicuramente si vedranno maggiori controlli».

I pellegrini dunque dovranno prevedere di incontrare misure di sicurezza più visibili,  rispetto a quelle degli scorsi anni, ci conferma Isotta. Il viaggio di quest’anno, che porta a Lourdes con il treno 436 partecipanti su un totale di 599 pellegrini, non prevede cambiamenti particolari di mezzi e percorso, rispetto agli ultimi anni.  «Abbiamo avuto qualche problemino con la compagnia che ci assicura il viaggio ferroviario, perché volevano inviarci il treno all’ultimo momento.

Alla fine abbiamo ottenuto che siano a nostra disposizione già 5 carrozze per oggi, quelle su cui dobbiamo caricare il materiale: il bagagliaio, la cucina, l’ambulanza e i due vagoni climatizzati per gli ammalati. Le altre due carrozze climatizzate e gli altri vagoni arriveranno nella notte tra oggi e domani.  Per il futuro stiamo valutando di stipulare un accordo con questa compagnia che fornisce un ottimo materiale rotabile, a costi sostenibili».

Resta, ma è tutta da studiare, la possibilità alternativa di effettuare il trasporto dei malati con i torpedoni, come fanno i romandi. «La soluzione però è fattibile non per tutti gli ammalati, spiega Isotta. Due anni fa a Lourdes ho visto questi pullman e mi sono sembrati un’opzione praticabile. Per ora, comunque, resta solo un’ipotesi». A Lourdes si va in pellegrinaggio nell’Anno Santo straordinario della Misericordia, quindi nel programma c’è specialmente la novità del passaggio della Porta Santa. «Attraverseremo la Porta Santa giovedì mattina con i malati e con i pellegrini», ci conferma Isotta. 

Quasi due decenni di viaggi

«Se a Lourdes avevo partecipato nel 1956 come scout, assumermi l’organizzazione del pellegrinaggio evidentemente è stata un’altra cosa», racconta Isotta. «Ho iniziato nel 1998. I primi anni ho fatto praticamente da braccio destro al professor  Beeler, poi, piano piano, ho preso in mano il pellegrinaggio. Era un’epoca in cui l’ODP viveva un forte sviluppo. Fino ad allora i pellegrinaggi organizzati erano Lourdes, Roma, la Terra Santa, Fatima.

L’incremento successivo dei viaggi, verso altre mete, anche lontane, ha comportato la necessità di accompagnatori, quindi il mio impegno con l’ODP è cresciuto progressivamente  con l’arricchimento del programma dei viaggi, che si è rafforzato anche grazie alla collaborazione con le agenzie italiane Brevivet e Erebus, poi con la Zerotrenta. In particolare, negli ultimi anni, mons. Grampa, ha dato un forte impulso all’ampliamento della proposta».

Un luogo caro ai ticinesi 

Lourdes è da sempre il pellegrinaggio per eccellenza della Svizzera italiana. Di questa opinione è anche Carlo Isotta che così lo descrive: «Sono sempre stato convinto di una caratteristica fondamentale del viaggio di agosto: il nostro pellegrinaggio estivo è quello dei malati e senza malati non avrebbe senso.  Se faccio un confronto tra il pellegrinaggio di Lourdes che si svolge a febbraio e quello di agosto, mi sembra che ci troviamo in un contesto completamente altro, valido per il nostro come pellegrinaggi di altri paesi: in Agosto ci sono in contemporanea altri 7 pellegrinaggi, alcuni con più malati dei nostri.

Questo vuol dire che incontri ben oltre il migliaio di malati». Incontrare così tanti sofferenti è un’esperienza forte, che lascia il segno in tutti. «Personalmente sono sempre stato colpito dai bambini malati, soprattutto coloro vittime di infermità mentali. Durante la Messa alla Grotta delle apparizioni capita sovente di sentire la loro sofferenza espressa da esclamazioni improvvise», continua Isotta. 

Solo chi è stato a Lourdes può cogliere queste sfumature. «Un’altra componente molto importante – prosegue Isotta attingendo alla sua pluriennale esperienza – è che Lourdes non diventa mai un’abitudine. Quando arrivo a Fatima, il 13 maggio di ogni anno, mi  ritrovo in mezzo ad una folla di 350mila persone, composta al 90% da portoghesi. A Lourdes è diverso: senti la Chiesa universale, vedi gente di tutto il mondo.

Alla Messa internazionale alla presenza dei malati di tutti i pellegrinaggi, durante una celebrazione con l’uso di lingue diverse, cogli in un solo colpo d’occhio tutta questa eterogeneità. A Lourdes non esiste la routine, semmai incontri ogni volta qualcosa di nuovo. Per questo la gente partecipa: perché ogni volta accresce con qualcosa di inedito l’esperienza fatta l’anno prima». 

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