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"Non ha cambiato il Padre Nostro"

13.12.2017 - aggiornato: 13.12.2017 - 16:00

Nel suo commento Azzolino Chiappini si sofferma sulla traduzione del Padre Nostro usata da papa Francesco in un programma televisivo di TV 2000.

© Foto dal web

di Azzolino Chiappini

Papa Francesco ha cambiato anche la preghiera che Gesù ha insegnato, il “Padre nostro”. Il mondo dei media è veramente strano! Papa Francesco non ha cambiato niente; ha semplicemente esercitato il suo ministero pastorale di catechesi sulla preghiera di Gesù (partecipando a un programma televisivo di TV 2000) usando la traduzione che si trova nella Bibbia voluta e approvata, dopo anni di lavoro dei traduttori, dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2007, e pubblicata nel 2008. L’edizione a stampa (e dunque ufficiale per le liturgia in lingua italiana) è preceduta da un testo del cardinal Bagnasco, presidente della CEI, che dichiara che la traduzione è stata «confermata dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti in data 21 settembre, in forza del mandato speciale conferitole dal Sommo Pontefice Benedetto XVI, in data 19 febbraio 2007». Sarebbe bastato leggere questo documento (riprodotto su tutte le Bibbie!) per evitare ogni polemica, per non suscitare “tempeste in un bicchier d’acqua”. Questa traduzione, risultato di un lungo impegno e di innumerevoli discussioni, non è perfetta in tutti i punti, come nessuna traduzione può mai sostituire la lingua di partenza. Comunque l’approvazione ecclesiale garantisce la fedeltà al contenuto della rivelazione, permette di proclamare nella liturgia la “Parola di Dio”. E questo significa che la traduzione alla domanda del “Padre nostro”, non può essere infedele al testo del Nuovo Testamento ricevuto dalla Chiesa in greco. In passato abbiamo pregato “e non c’indurre in tentazione”, parole che ricalcano il latino “et ne nos inducas in tentationem”. Con l’invocazione per il pane quotidiano, questa costituisce una difficoltà per il traduttore, ma anche per ogni credente orante (ma come: Dio può indurre in tentazione, cioè portare su una via che condurrebbe al male?); difficoltà che ha richiesto, anche nella tradizione, sforzi interpretativi da parte di pastori, teologi, esegeti. Papa Francesco, spiegando la preghiera, ha inteso togliere uno scandalo (nel senso di ostacolo) e ha semplicemente ripreso la traduzione ufficiale per la lingua italiana.

Ma come intendere le parole di Gesù? Che cosa ci fanno chiedere al Padre che è nei cieli? Non è possibile, nello spazio di un quotidiano presentare tutte le ipotesi e le discussioni esegetiche. Tuttavia l’idea principale contenuta nel testo evangelico è chiara. Si parla di tentazione, che ha il senso della prova: essere tentati significa anche essere messi alla prova. Anche Gesù, dopo il battesimo al Giordano passa e attraversa il territorio della tentazione-prova. Così è nella vita di ogni cristiano. Nella preghiera del “Padre nostro” si domanda che la prova non sia superiore alle nostre forze e possibilità, quasi a dire: «Che non siamo sottoposti a una prova troppo dura, troppo al di là delle nostre capacità». È  impossibile nelle nostre lingue nominare in una espressione sintetica questa situazione come invece si può più facilmente per le altre richieste della preghiera insegnata da Gesù. Capito questo, si vede come la traduzione italiana esprime abbastanza bene quanto è contenuto nel testo del Vangelo di Matteo. Si può dire di più: «Non abbandonarci alla tentazione» è una soluzione che possiamo ritenere felice. Non ci sono lingue sacre, come qualcuno continua a pensare e ad affermare. Tradurre è sempre difficile e si dovrebbero leggere i testi, soprattutto quelli religiosi, nella lingua di partenza. Ma chi vuole pregare in ebraico o in greco? Già il latino è una traduzione, e la Chiesa ha sempre considerato la Parola della Scrittura, come parola viva, che si può, anzi si deve dire in tutti gli idiomi, nonostante le difficoltà di traduzione e acculturazione. Dobbiamo essere contenti di poter ogni giorno dire la preghiera che Gesù ci ha lasciato, nella nostra lingua quotidiana, che si fa eco, nonostante tante difficoltà, non di un testo scritto su papiro, pergamena o carta (oggi sullo schermo di un computer!), ma della viva Parola di Dio, viva perché ci viene da Gesù e continua a risuonare nello Spirito Santo.

*pro-rettore FTL

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