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Papa Francesco nella bidonville di Nairobi

27.11.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 12:25

Prima di partire per l'Uganda, il Santo Padre si è recato a Kangemi dove vivono oltre centomila persone, senza servizi né drenaggio delle acque nere: «Non si può ignorare la terribile ingiustizia dell'emarginazione urbana»

(foto EPA)

«Mi sento a casa tra voi!». Con queste parole Papa Francesco, ha salutato la popolazione keniota, nell'ultimo giorno della sua visita in Kenya (QUI la cronaca e le parole di Francesco della giornata precedente). Con la sua papamobile questa mattina ha percorso la strada sterrata di Kangemi, una delle bidonville di Nairobi, situata in fondo a una piccola vallata che confina con un'altra baraccopoli. Un luogo in cui vivono oltre centomila persone "dimenticate" dal governo keniota, senza fogne, senza servizi, in baracche.

LA FOTOGALLERY DEL VIAGGIO DEL PAPA IN AFRICA

Come racconta Vatican Insider il Papa si è fermato a parlare con la gente: una residente dello slum in abiti tradizionali, Pamela Akwede, gli ha spiegato che il 60 per cento della popolazione di Nairobi viva nelle baraccopoli le quali occupano solo il 5 per cento dell'area totale della città. La gente qui «sopravvive con meno di un dollaro al giorno - dice -. Ci sono stati focolai di colera, specialmente all'inizio di quest'anno». 

Poi il Pontefice ha raggiunto la chiesa di San Giuseppe Lavoratore costruita dai gesuiti, dove si è fatto benedire da u nprede su una sedia a rotelle, ha salutato i malati e ha parlato davanti a tanti bambini seduti per terra.

Francesco, scrive ancora il sito, che da arcivescovo di Buenos Aires aveva mandato molti preti a vivere nelle baraccopoli, è visibilmente felice: «Mi sento a casa condividendo questo momento con fratelli e sorelle che, non mi vergogno a dire, hanno un posto speciale nella mia vita e nelle mie scelte». Ma prima di «denunciare le ingiustizie subite» dagli abitanti degli slums, Bergoglio parla della «saggezza dei quartieri popolari», di quei «valori evangelici che la società del benessere, intorpidita dal consumo sfrenato, sembrerebbe aver dimenticato».

«Voi - dice il Papa - siete in grado di tessere legami di appartenenza e di convivenza che trasformano l’affollamento in un’esperienza comunitaria in cui si superano le barriere dell’egoismo». E cita valori come «la solidarietà, dare la propria vita per l’altro, preferire la nascita alla morte; dare una sepoltura cristiana ai propri morti. Offrire un posto per i malati nella propria casa, condividere il pane con l'affamato», perché «dove mangiano 10 mangiano in 12», spiega Francesco. «Ogni essere umano è più importante del dio denaro. Grazie per averci ricordato che esiste un altro tipo di cultura possibile. Vorrei rivendicare in primo luogo questi valori che voi praticate, valori che non si quotano in Borsa, valori con i quali non si specula né hanno prezzo di mercato».

Dopo aver ricordato che «il cammino di Gesù è iniziato in periferia, va dai poveri e con i poveri verso tutti», il Papa ha detto che non si può «in alcun modo ignorare la terribile ingiustizia della emarginazione urbana», le «ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate, scartate».

Il Papa ha quindi criticato duramente «l’ingiusta distribuzione del terreno» e la mancanza di servizi, soprattutto la mancanza di acqua potabile, «un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone». Ha usato toni duri contro le «organizzazioni criminali, al servizio di interessi economici o politici», che «utilizzano i bambini e i giovani come “carne da cannone” per i loro affari insanguinati».

Tutto ciò non è il risultato di «una combinazione casuale di problemi isolati. Sono piuttosto una conseguenza di nuove forme di colonialismo», non mancano «di fatto, pressioni affinché si adottino politiche di scarto come quella della riduzione della natalità che pretende di legittimare l’attuale modello distributivo, in cui una minoranza si crede in diritto di consumare in una proporzione che sarebbe impossibile generalizzare».

Il Papa si appella quindi «a tutti i cristiani, in particolare ai pastori, a rinnovare lo slancio missionario, a prendere l’iniziativa contro tante ingiustizie, a coinvolgersi nei problemi dei cittadini, ad accompagnarli nelle loro lotte».

«So che fate molto» riconosce Bergoglio «ma vi chiedo di ricordare che non è un compito in più, ma forse il più importante, perché  - spiega citando Benedetto XVI - i poveri sono i destinatari privilegiati del Vangelo». «Preghiamo, lavoriamo e impegniamoci insieme - conclude - perché ogni famiglia abbia una casa decente, abbia accesso all’acqua potabile, abbia un bagno, abbia energia sicura per illuminare, per cucinare, per migliorare le proprie abitazioni... perché ogni quartiere abbia strade, piazze, scuole, ospedali, spazi sportivi, ricreativi e artistici; perché i servizi essenziali arrivino ad ognuno di voi; perché siano ascoltati i vostri appelli e il vostro grido che chiede opportunità; perché tutti possiate godere della pace e della sicurezza che meritate secondo la vostra infinita dignità umana».

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