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Tutta la freschezza di un giovane "sì"

04.06.2017 - aggiornato: 04.06.2017 - 13:50

IL PERSONAGGIO - Tre missionari della comunità Shalom di Bioggio si raccontano. Scopriamo chi sono e conosciamo meglio le loro storie.

di Laura Quadri

 

Il 21 maggio è stato un giorno speciale per i parrocchiani di Bioggio. Tre giovani, appartenenti alla comunità cattolica Shalom che risiede nel paese dal 2001, durante una messa solenne hanno infatti pronunciato le promesse definitive che li legano definitivamente al carisma Shalom. Si tratta di Elica Melo (29 anni), Rafael de Araujo (28 anni) e Rayana Soares (25 anni), missionari provenienti dal Brasile, che si trovano in Ticino per completare i loro studi teologici alla Facoltà di Teologia di Lugano.

Shalom conta ad oggi circa 3800 membri ed è presente in ben 19 Paesi. Nasce nel 1982 per iniziativa di alcuni universitari che, con a capo Moysés Louro de Azevedo Filho e su incoraggiamento dell’arcivescovo di Fortaleza, aprono una pizzeria con annessa libreria per l’accoglienza e l’evangelizzazione dei giovani: è il primo Centro Shalom. L’opera si diffonde in breve tempo anche tra famiglie, bambini e persone di diversa provenienza socioculturale. Il 22 febbraio del 2007 il Pontificio Consiglio per i Laici decreta il riconoscimento della comunità come associazione internazionale di fedeli.

Per capire meglio di quale realtà si tratta, abbiamo voluto sentire la voce dei diretti testimoni, che il 21 maggio sono stati protagonisti dell’importante gesto di incorporarsi definitivamente alla comunità. Elica Melo, in Ticino dal 2015, studiava odontoiatria all’università, quando si è resa conto che Dio la chiamava sul serio: «In principio avevo molta paura, si trattava di lasciare tutto, ma una frase di Madre Teresa mi ha illuminata: la volontà di Dio sta lì dove provi una gioia profonda. Questo, nonostante l’opposizione di famiglia, amici e professori, si è confermata come una verità per la mia vita».

Anche Rafael si è lasciato guidare da un santo nella sua ricerca: «Quando, nel 2009, ho deciso di entrare in comunità, ho lasciato di buon grado la facoltà di matematica, ma faticavo ad accettare che la mia famiglia dovesse rimanere sola. Fortunatamente Dio ha parlato al mio cuore tramite una frase di don Bosco: quando un missionario parte da casa è Cristo che prende il suo posto dentro la famiglia. Da quel momento le acque si sono calmate e la grazia ha potuto fare il suo corso: altri due miei fratelli, dopo la mia scelta, sono diventati missionari consacrati». Momenti forti, nella scelta vocazionale, ci sono stati anche per Rayana – in comunità dal 2009 e in Ticino dal 2014 –  combattuta per un certo periodo tra la scelta di entrare in comunità o di proseguire gli studi in biologia, ma convinta che donarsi al Signore fosse un gesto più generoso: «Durante la celebrazione del 21 maggio guardavo l’assemblea dei fedeli, con la consapevolezza che stavo facendo le promesse per tutti loro.

 

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La consacrazione, infatti, è per il bene di tutte le anime. In questo caso si trattava di donarmi per il popolo ticinese. Così, guardavo i visi di ciascuno e dicevo a Dio: “Per te e per loro”». Naturalmente, il cammino verso una donazione totale della propria persona prevede anche molte difficoltà, che vanno affrontate passo per passo. «Trovo che una delle difficoltà maggiori – afferma Elica – sia mantenersi fedele lungo il proprio cammino, e non penso solo ad una fedeltà esteriore – che non è neppure così difficile –  ma a una fedeltà a quella chiamata più profonda che Dio ci fa, che è la santità, quell’imitazione di Cristo, povero, casto e mite, che ci chiama ad amare tutti con il suo stesso amore. Nella preghiera, cerchiamo di fare questo ogni giorno».

Le energie impiegate dai tre missionari sono soprattutto per i giovani del Ticino: «Ho saputo che sarei dovuto venire come missionario in Ticino – ci dice Rafael – nel 2013, subito dopo la Gmg a Rio de Janeiro. Quando arriviamo in un nuovo posto  il nostro carisma esige che “sposiamo” la cultura che ci accoglie. È una parola forte. Dobbiamo capire le esigenze del posto che ci accoglie per essere profezia per quella comunità. Nei giovani ticinesi ho avuto la gioia di constatare la medesima sete di Dio, il medesimo desiderio di cose grandi che nei ragazzi brasiliani. Questo è stupendo». «È per questo, conclude Rayana, che in preghiera ho chiesto una sola cosa finora: di non riprendermi mai la mia vita, per essere per ciascuno segno della presenza di Dio».

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