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Tutta la grinta di suor Giò

16.07.2017 - aggiornato: 16.07.2017 - 11:09

IL PERSONAGGIO - Una consacrata ai vertici dell’AGIL Volley Novara, società italiana di pallavolo fondata da... quattro suore, dai campi dell’oratorio a quelli di Serie A.

Dai campi dell’oratorio a quelli di Serie A, è la storia di una società italiana di pallavolo fondata da... quattro suore appartenenti alla Congregazione della Carità di San Vincenzo De’ Paoli. Ebbene si, nel 1983 alcune consacrate sono “scese in campo” a Trecate (in provincia di Novara, in Piemonte) e hanno creato una squadra oratoriale con l’obiettivo di diffondere i valori cristiani attraverso lo sport, tanto da intitolarla con l’acronimo AGIL, ovvero Amicizia Gioia Impegno e Lealtà.

Le prime sfide, negli anni ‘80, sono quelle dei tornei della Polisportiva, per poi iniziare, nel 1989, la scalata verso la Serie A, la vetta del professionismo, dove la squadra vi arriva una prima volta nel campionato 2000-2001, una seconda nel 2013, e dove quest’anno ha conquistato il suo primo scudetto.

Anima del club, oggi come 30 anni fa, è suor Giovanna Saporiti, meglio nota come “la Presidente”. È lei che, al microfono di Gino Driussi per la trasmissione “Chiese in diretta”, ha raccontato come quei valori su cui la società è partita siano ancora quelli «che ancora oggi vengono portati avanti ai massimi livelli del campionato italiano. Ho trovato un gruppo di sponsor - racconta suor Giò, come viene confidenzialmente chiamata - che approvano i valori in cui crediamo fortemente ed è stato dunque abbastanza facile creare sinergia con loro, diventando tutti insieme una Squadra».

Nata in ambito oratoriale, l’AGIL Volley ha alla base un progetto molto semplice che aveva come obiettivo quello di educare attraverso lo sport. Poi, «pian piano, è diventato qualcosa di grande che ci ha portati fino alla serie A. È nato con un fine educativo, ma ora è diventato anche un progetto sociale grazie anche agli sponsor che credono nel nostro operato, e di questo siamo molto orgogliosi».

Una scalata, quella realizzata dall’AGIL Volley, davvero incredibile e quasi inaspettata. Ma come è stata possibile? «Quando si inizia - racconta suor Giovanna - si spera sempre di fare il bene e il meglio possibile. Dire che non avevamo mai avuto desiderio di essere ad alti livelli non è corretto, certamente non è quello che ci ha mossi come primo operare: alla base di tutto c’era infatti la volontà di educare le ragazze attraverso lo sport. Sicuramente in tutti questi anni abbiamo iniziato a capire come muoverci in questo mondo, nella federazione e nello sport agonistico, e abbiamo iniziato ad affinare le nostre conoscenze, prendendo contatti con dirigenti giusti, allenatori bravi e il percorso si è così completato. Quando siamo arrivati in A è stata una sorpresa, ma è stata anche una grandissima soddisfazione».

Una storia, dunque, che racconta di uno sport sano e pulito, dal punto di vista di chi lo pratica ma anche di chi ci sta intorno. Nulla di meno scontato in una società in cui lo sport agonistico è spesso diventato centro nevralgico di interessi economici. «Siamo legati a diversi imprenditori - confida la Presidente - che hanno un credo importante etico e morale: non è stato per niente difficile, dunque, mantenere saldi i nostri valori. Questo ci ha permesso di non raggiungere mai compromessi scomodi».

Un impegno, quello di suor Giovanna Saporiti, che nasce, oltre che dalla sua grande passione per lo sport, dalla forte volontà della Congregazione che, «in un certo momento ha sostenuto la società anche economicamente per poter permettere di poter portare avanti questo credo anche attraverso lo sport». Più che un incarico, dunque, quello di suor Giovanna e delle sue consorelle è una missione, all’interno della quale cercano di incarnare e trasmettere i valori cristiani, «anche se a volte non è semplice come non lo è per qualsiasi cristiano». «Noi non imponiamo niente - continua la religiosa -, ma quando le ragazze arrivano nella società sanno che alla guida c’è una Congregazione di suore e che il presidente è una di loro. Sanno anche che i valori sono una parte fondamentale. Io continuo a dire loro che sono dei modelli di riferimento per le più giovani e questo è per me fondamentale. Per il resto, sono convinta che le cose di Dio si comunichino vivendole».         

(S.G.)

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