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Verso «scelte pastorali coraggiose»

13.10.2014 - aggiornato: 24.06.2016 - 12:28

Presentata dal Card. Erdö la relazione che riassume il dibattito della prima settimana di lavori sinodali. Grande l’attenzione alla "famiglie ferite";l a questione dei sacramenti per i divorziati risposati che chiede una riflessione alla Chiesa. 

Il cardinale ungherese Peter Erdö, durante una pausa dei lavori del Sinodo di cui oggi ha presentato la relazione intermedia. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

È un work in progress questo Sinodo giunto oggi alla relazione intermedia. In essa si chiede ai padri di cogliere gli “elementi positivi” presenti anche nelle “forme imperfette” di famiglia, comprese le convivenze pre-matrimoniali. Curare le “famiglie ferite” (separati, divorziati) con “scelte pastorali coraggiose”. Riscoprire, nella enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, “il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità”. Sono alcuni dei punti affrontati dalla “relatio post disceptationem”, la relazione intermedia tenuta oggi, 13 ottobre, dal cardinale relatore del Sinodo, Peter Erdö in apertura della seconda settimana del sinodo straordinario sulla famiglia che vedrà i gruppi linguistici, al lavoro nell’emendare il testo in vista di una “relatio synodi” che sarà votata dai padri sinodali sabato e che servirà da testo base per il lavoro nelle Chiese locali in vista del Sinodo ordinario convocato dal 4 al 25 ottobre.

Nella prima parte della relatio, il cardinale ungherese ha elencato una serie di questioni che toccano la famiglia dal di dentro o dal di fuori, questioni che attraversano culture e continentii: individualismo, solitudine, immaturità affettiva, poligamia, matrimoni misti, ragazze madri, calo demografico, aumento del numero dei divorzi, violenze domestiche sulle donne, fragilità dei bambini, migrazioni, guerre, crisi economica. Più volte dalla relazione emerge l'insufficienza di un annuncio «meramente teorico» e sganciato dai problemi reali delle persone. I pastori non sono semplici enunciatori di principi, fornitori di schemi dottrinali calati dall'alto, freddi ripetitori di leggi e regolamenti canonici.

L'annuncio della verità evangelica intercetta infatti le vite concrete e spesso ferite delle persone, le storie più diverse. E la Chiesa deve essere in grado di far riverberare il messaggio della misericordia di un Dio che abbraccia e ama prima di giudicare. In questo senso la prima conversione è quella del linguaggio. Nella seconda parte, Erdö ha ricordato l’indissolubilità del matrimonio: “Gesù stesso, riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna” ed ha poi tracciato un parallelo – suggerito nell’aula dall’arcivescovo di Vienna, Christoph Schoenborn –  di guardare al  Concilio che riconosce anche al di fuori della Chiesa cattolica “parecchi elementi di santificazione e di verità” e la possibilità di “riconoscere elementi positivi anche nelle forme imperfette che si trovano al di fuori di tale realtà nuziale, ad essa comunque ordinate”, dunque le convivenze e i matrimoni civili. Il cardinale ha sottolineato che la Chiesa “deve accompagnare con attenzione e premura i suoi figli più fragili, segnati dall’amore ferito e smarrito”.

La terza parte affronta le “istanze pastorali più urgenti” che il “dialogo sinodale” affida “alla concretizzazione nelle singole Chiese locali, nella comunione cum Petro et sub Petro”. Una “sensibilità nuova” della pastorale odierna, ha detto Erdö, “consiste nel cogliere la realtà positiva dei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, delle convivenze. L’arcivescovo di Budapest ha sottolineato, ad esempio, che in alcuni paesi “le unioni di fatto sono molto numerose, non per motivo del rigetto dei valori cristiani sulla famiglia e sul matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è un lusso”.

Quando Erdö ha affrontato il tema di “curare le famiglie ferite (separati, divorziati non risposati, divorziati risposati)” ha subito sottolineato che “nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose”. Il porporato ungherese ha ribadito che “molti” padri sinodali hanno richiesto uno “snellimento della procedura” per le cause di nullità matrimoniale.

Quanto alla “possibilità di accedere ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia” da parte dei divorziati risposati, “alcuni hanno argomentato a favore della disciplina attuale in forza del suo fondamento teologico, altri si sono espressi per una maggiore apertura a condizioni ben precise quando si tratta di situazioni che non possono essere sciolte senza determinare nuove ingiustizie e sofferenze. Per alcuni l’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale – sotto la responsabilità dal vescovo diocesano. Si tratterebbe di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso, secondo una legge di gradualità. Ad ogni modo, “suggerire di limitarsi alla sola ‘comunione spirituale’ (prassi attuale) per non pochi Padri sinodali pone alcuni interrogativi: se è possibile la comunione spirituale, perché non poter accedere a quella sacramentale?”.

Tra i temi emersi anche l'accoglienza delle persone omosessuali, che «hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità?». Fermo restando il rifiuto di equiparare le unioni gay al matrimonio tra un uomo e una donna, e la denuncia delle pressioni - anche da parte di organismi internazionali che condizionano con i loro finanziamenti - per l'introduzione dell'«ideologia del gender», la relazione contiene parole di attenzione pastorale forti verso questi casi. «Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners». Inoltre, “la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli”. Ora il documento sarà sottoposto ad una settimana di lavoro a gruppi.

                                                                                                                          

(Red/Vaticaninsider)

 

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