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Wojtyla e Roncalli: santi raccontati dietro le quinte

17.04.2014 - aggiornato: 24.06.2016 - 13:29

La Polivideo realizza due DVD sui Papi canonizzati - IL TRAILER

di Cristina Vonzun

Sono in arrivo in occasione della canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII due documentari disponibili su DVD prodotti da una casa di produzione ticinese, la Polivideo di Riazzino, in collaborazione con la Libreria Editrice Vaticana. I due DVD dal titolo generale “I Papi che cambiarono la storia”, “Giovanni XXIII - Il Papa fuori programma” e “Giovanni Paolo II - Il Papa rock che sgretolò la cortina di ferro” sono stati realizzati dall’autore Stefano Paolo Giussani e dal regista Valerio Scheggia. La colonna sonora è arricchita dalla splendida voce di Mina, con le arie sacre “Magnificat” e “Omni die”.

Per cominciare a scoprire i due filmati, abbiamo raggiunto  l’autore  e il regista.  A Stefano Paolo Giussani abbiamo chiesto di introdurci ai filmati.

 

Giussani, quale approccio avete scelto per raccontare queste due figure di Pontefici?

Abbiamo ricevuto dalla Libreria Editrice Vaticana il mandato di parlare dei due Papi non tanto trattandoli secondo aspetti dottrinali, quanto piuttosto secondo una caratteristica comune ad entrambi: la vicinanza al popolo. L’obiettivo è stato quello di mostrare la prossimità di questi due Pontefici alla gente e di narrarne aspetti colti dal backstage, dietro le quinte.

 

Giovanni XXIII in questo ha ribaltato la figura del papato, precedentemente caratterizzata da protocollo rigido e distanza. La figura del predecessore Pio XII è emblematica.

Giovanni Paolo II è stato il Papa delle grandi folle, dalle Giornate mondiali della Gioventù ai viaggi apostolici. Wojtyla ha raggiunto i confini geografici e culturali del mondo col suo rendersi pellegrino in una miriade di Paesi, incontrando folle di ogni razza, cultura, lingua. Questo è il comune denominatore dei due filmati.

 

Riguardo a Giovanni XXIII cosa viene sottolineato nel documentario?

La scelta conciliare che in Roncalli si traduce nel parlare il linguaggio della gente comune. Una scelta  che si esprimerà in una delle cifre del Vaticano II: portare la lingua locale nella Messa.  Il Concilio è punto di arrivo in Roncalli del cammino di una vita: nulla della sua esistenza è stato casuale, tutto converge lì. C’è un Roncalli inviato come Delegato Apostolico in Turchia prima, a Parigi poi. C’è il Roncalli che salva migliaia di ebrei quando è in Turchia durante la II guerra mondiale, un Roncalli impegnato nel dialogo interreligioso, elementi che convergeranno nel Concilio e nella scelta del Papa –ad esempio- di togliere la dicitura “perfidi”, quando  nella liturgia ci si riferiva agli ebrei. Forse, è la mia lettura, non sarebbe neppure arrivato al Soglio di Pietro dalla Polonia un Wojtyla  se non ci fosse stato un Giovanni XXIII che contro tutte le indicazioni della Segreteria di Stato decise di accogliere in Vaticano la figlia del Presidente sovietico Kruscev e di scrivere una lettera, sull’orlo di una guerra atomica tra i due blocchi, rivolgendosi non solo ai Capi di Stato ma a tutti gli uomini di volontà.

Ma questa cifra non è solo del Pontificato di Giovanni XXIII, essa appartiene a tutta la vita di Roncalli. Pensiamo ancora  al Patriarca di Venezia che decide di portare un suo saluto all’assemblea dei socialisti riuniti in città, in quel contesto politico ed ecclesiale del momento. Gesti profetici. In sostanza nei filmati vogliamo esprimere il Concilio come un traguardo della vita di Roncalli, un punto di arrivo di molteplici linee.

 

Venendo a Giovanni Paolo II, mi pare che anche in questo caso l’obiettivo del documentario sia stato quello di lavorare sulla testimonianza…

La testimonianza è offerta attraverso il racconto dei retroscena di un papato estremamente permeato dagli abbracci della folla. Se di Giovanni Paolo II dovessimo scrivere un filo rosso dei chilometri percorsi, otterremmo una cifra impressionante anche per i Capi di Stato di oggi, abituati a viaggiare. Fino all’ultimo questo Pontefice non ha avuto paura a baciare la terra dei Paesi dove arrivava (negli ultimi viaggi se la faceva porgere in un vaso), oppure di stringere mani, ricevere bambini, sorridere alla gente.

Nelle immagini televisive Wojtyla è sempre un Papa a braccia aperte, che proprio anche grazie a questa gestualità vuole farsi uno con il mondo. Giovanni Paolo II è il rappresentante di Cristo in terra che viaggia con moderni mezzi riuscendo a portare la Chiesa nel mondo. Ed è un Papa che comunica con tutta la sua fisicità. In fondo Cristo era così: stava in mezzo alla gente, si lasciava toccare, abbracciava.

 

Ci può illustrare qualcuno tra questi testimoni che raccontano di Wojtyla?

Tra i testimoni c’è padre Janvier che lavora al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali in qualità di rappresentante  dell’Africa di lingua francese. Grazie a lui raccontiamo l’arrivo di Wojtyla in Africa, il suo tendere le braccia verso la gente. Non gesti casuali ma sempre uniti ad un messaggio, in questo caso quello rivolto ai preti con l’invito a stare tra la gente e con la raccomandazione che «prima della parola  dovete operare con le vostre mani tra il popolo». E qui io penso a Francesco che di recente ha ripreso questa grammatica dell’amore al prossimo e dell’amore a Dio, ma penso anche a Giovanni XXIII, quando nel cosiddetto “discorso alla luna”, al termine della giornata di apertura del Concilio, chiede di dare una carezza ai bambini a nome del Papa. Lo rivedo in Giovanni Paolo II mentre ride o danza su un palco con i bimbi e lo ritrovo in papa Francesco.

 

Una figura dominante nel documentario su Wojtyla è quella di un gesuita polacco, padre Casimiro. Cosa può dirci di questo approccio?

Padre Casimiro è  un gesuita polacco che vive a Roma ed è organizzatore dei pellegrinaggi dalla Polonia in Vaticano. Casirimo da dietro le quinte ci offre uno sguardo inedito su Wojtyla, non solo in rapporto alla Polonia ma anche nei confronti dei giovani. È lui che organizzava incontri informali tra il Papa e gruppi di giovani, soprattutto durante le vacanze a Castelgandolfo.

Wojtyla chiedeva a p. Casimiro di accompagnarlo in auto in mezzo ai giovani, oppure di condurgli in visita gruppi di ragazzi, piuttosto che prelati.

Giovanni Paolo II vuole camminare nei giardini di Castelgandolfo circondato da giovani, non importa se provenienti da università cattoliche o da atenei statali o  addirittura comunisti.  

 

Le ultime domande le abbiamo rivolte a Valerio Scheggia,  regista dei due documentari. Sig. Scheggia la scelta delle immagini in due documentari che danno spazio a racconti sui Papi visti dietro le quinte, lontano dalle telecamere, come è avvenuta?

Ci sono infatti aneddoti personali che era un peccato non trasmettere anche in mancanza di immagini. Abbiamo aneddoti raccontati in situazioni in cui non c’erano telecamere, quindi è chiaro che diventa difficile narrarli: noi abbiamo corso il rischio e ci siamo lanciati nell’impresa, magari usando altre immagini comunque significative.

 

Giovanni Paolo II è stato definito un grande comunicatore. Cosa vuol dire fare la regia di un documentario con protagonista un Papa che sapeva usare molto bene i media?

Per il tipo di argomento ho usato una regia molto pulita, come è nel mio stile. Per me comunicare è mandare un’immagine la più pulita possibile, senza pensare ad un pubblico particolare. Secondo me, lo stesso modo di comunicare di Giovanni Paolo II è quello di Francesco, dunque comunicare è aprirsi nella maniera più totale possibile. Giovanni Paolo II allungava le mani, comunicava come una rockstar. Non  è dunque un caso il titolo che Giussani ha dato al filmato.  Con comunicatori di questo livello non c’è nulla da aggiungere, è bello poter ricordare di loro quello che è rimasto nella memoria delle persone, sia in Wojtyla sia in Giovanni XXIII.

 

I Papi santi in DVD produzione Polivideo

Il 27 aprile 2014 papa Francesco iscriverà ufficialmente nel registro dei Santi Giuseppe Angelo Roncalli e Karol Wojtyła. Il Pontefice che ancora oggi è ricordato come “il Papa Buono” e il suo terzo successore, che si presentò al mondo come “il Papa venuto da lontano”, saranno ricordati in una grandiosa cerimonia che vedrà convergere in Piazza San Pietro milioni di persone. Per chi non potrà esserci, scatterà una straordinaria azione mediatica che non registra precedenti. In molte parti del mondo le comunità cattoliche stanno organizzando la proiezione in diretta dell’evento nei cinema.

Le televisioni di tutto il mondo e il Centro Televisivo Vaticano diffonderanno l’immagine di Francesco circondato dai ritratti dei due Papi Santi che con lui hanno in comune la chiarezza di linguaggio e la profonda semplicità dei gesti. Per chi vorrà ricordare questo momento e, magari, desidera approfondire alcuni tratti di queste due grandi figure, la casa di produzione ticinese Polivideo e la Libreria Editrice Vaticana, in collaborazione con il “Gruppo farbenlab”, hanno preparato due documentari che raccontano Roncalli e Wojtyła con particolari inediti e interviste esclusive, partendo dall’infanzia fino al soglio pontificio, passando attraverso gli studi, le esperienze e gli eventi bui del secolo che entrambi seppero illuminare con il loro sorriso.

Il dittico di documentari – dal titolo “I papi che cambiarono la storia (Giovanni XXIII - Il Papa fuori programma e Giovanni Paolo II - Il Papa rock che sgretolò la cortina di ferro”) - è stato realizzato in occasione della santificazione dall’autore Stefano Paolo Giussani e dal regista Valerio Scheggia; la colonna sonora è inoltre arricchita dalla splendida voce di Mina, con le arie sacre “Magnificat” e “Omni die”.  Tra i testimoni il cardinale Walter Kasper, il cardinale Loris Capovilla, segretario di Roncalli, padre Casimiro Przydatek, amico di Wojtyla, i racconti dei padri postulatori delle due Cause e alcune altre voci inedite che condivisero un tratto della loro vita accanto a questi due Santi.

 

Il trailer


 

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