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16.07.2012
Uguali eppure diversi
di Tommaso Scandroglio

Dopo le toilettes ora tocca anche ai parcheggi. Gallus Strobel, sindaco della cittadina tedesca di Trilberg, ha destinato due posti auto all’interno di un parcheggio pubblico a uso prioritario ma non esclusivo dei guidatori uomini. I due posti sono contrassegnati a terra con il simbolo maschile. Il primo cittadino ha spiegato che per riuscire a parcheggiare in questi due spazi occorre entrare in retromarcia, quindi è più faticoso. Nulla vieta comunque che le donne possano lasciare lì i loro automezzi. Strobel inoltre ha riservato 13 posti auto per le donne: un atto di galanteria, ha fatto sapere.
La vicenda può avere lo spessore della chiacchiera estiva – e in parte è così –, ma riproduce in scala ridotta il macro-tema del ruolo e dei rapporti del sesso maschile con quello femminile.
Le riserve sulla trovata made in Germany non si sono fatte attendere. C’è chi ha criticato l’iniziativa perché discriminatoria: uomini e donne sono uguali, e uguali devono essere anche i parcheggi. La donna non è un essere “minus habens” che ha bisogno di parcheggi a lei destinati e di altri il cui accesso è da sconsigliarsi perché troppo “difficili”: le donne – si puntualizza – sono brave alla guida quanto i maschi. Però c’è un altro modo di leggere la vicenda che parte dalla celebre frase biblica «maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Il sano realismo si arrende di fronte ai fatti: l’uomo e la donna sono diversi. Non diversi per dignità, cioè per preziosità intrinseca alla natura umana, che è identica. Diversi nel modo in cui fiorisce questa stessa dignità, differenti cioè per fisicità, per psicologia, per attitudini, capacità, interessi e inclinazioni. E per fortuna che è così, perché l’uno trova compimento nell’altra proprio in quegli elementi in cui si difetta.
L’egualitarismo duro e puro rigetta questa verità dei fatti e sfocia nell’utopia di un mondo sessuale tristemente grigio perché l’azzurro e il rosa sono banditi. Tutto deve essere unisex, ciò a dire a-sessuato, ogni peculiarità deve essere piallata sotto l’affilata lamina di un frainteso principio di uguaglianza. E questo proclama per paradosso in genere viene proprio da quell’area culturale che plaude alle differenze, le quali più bizzarre sono più vanno tutelate: vedasi il tema del cosiddetto “transgender”.
Permettere l’accesso prioritario, ma non esclusivo, ai soli uomini in un posto auto non è uno schiaffo alla sensibilità femminile, ma un atto di gentilezza. Il simbolo maschile a terra allora non è discriminatorio, ma un cortese e rispettoso avvertimento alle donne che altrove l’accesso è più agevole.  Stesso motivo per cui ci sono posti dedicati esclusivamente alle donne (esistono ormai anche in non pochi parcheggi svizzeri). E se i motivi addotti dal sindaco tedesco paiono lesivi per le donne allora dovremmo censurare per condotta discriminatoria anche quegli uomini – sempre più rari in verità – che aiutano le fanciulle di ogni età a sistemare le proprie valigie nelle cappelliere di treni e aerei, quelli che cedono loro il posto in autobus e metrò, e quelli che tengono aperte le porte di negozi e uffici. Tutti gesti che da una parte, su un versante più prosaico, sottintendono la consapevolezza che le donne sono in genere meno forti fisicamente degli uomini, e dall’altra sono un tributo, piccolo ma elegante, alla loro delicatezza e grazia. Tutti gesti che come per magia fanno sentire l’uomo più uomo e – si rallegrino le femministe – la donna più donna.

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