Dopo le toilettes ora tocca anche ai parcheggi. Gallus Strobel, sindaco della cittadina tedesca di Trilberg, ha destinato due posti auto all’interno di un parcheggio pubblico a uso prioritario ma non esclusivo dei guidatori uomini. I due posti sono contrassegnati a terra con il simbolo maschile. Il primo cittadino ha spiegato che per riuscire a parcheggiare in questi due spazi occorre entrare in retromarcia, quindi è più faticoso. Nulla vieta comunque che le donne possano lasciare lì i loro automezzi. Strobel inoltre ha riservato 13 posti auto per le donne: un atto di galanteria, ha fatto sapere.
La vicenda può avere lo spessore della chiacchiera estiva – e in parte è così –, ma riproduce in scala ridotta il macro-tema del ruolo e dei rapporti del sesso maschile con quello femminile.
Le riserve sulla trovata made in Germany non si sono fatte attendere. C’è chi ha criticato l’iniziativa perché discriminatoria: uomini e donne sono uguali, e uguali devono essere anche i parcheggi. La donna non è un essere “minus habens” che ha bisogno di parcheggi a lei destinati e di altri il cui accesso è da sconsigliarsi perché troppo “difficili”: le donne – si puntualizza – sono brave alla guida quanto i maschi. Però c’è un altro modo di leggere la vicenda che parte dalla celebre frase biblica «maschio e femmina li creò» (Gn 1,27). Il sano realismo si arrende di fronte ai fatti: l’uomo e la donna sono diversi. Non diversi per dignità, cioè per preziosità intrinseca alla natura umana, che è identica. Diversi nel modo in cui fiorisce questa stessa dignità, differenti cioè per fisicità, per psicologia, per attitudini, capacità, interessi e inclinazioni. E per fortuna che è così, perché l’uno trova compimento nell’altra proprio in quegli elementi in cui si difetta.
L’egualitarismo duro e puro rigetta questa verità dei fatti e sfocia nell’utopia di un mondo sessuale tristemente grigio perché l’azzurro e il rosa sono banditi. Tutto deve essere unisex, ciò a dire a-sessuato, ogni peculiarità deve essere piallata sotto l’affilata lamina di un frainteso principio di uguaglianza. E questo proclama per paradosso in genere viene proprio da quell’area culturale che plaude alle differenze, le quali più bizzarre sono più vanno tutelate: vedasi il tema del cosiddetto “transgender”.
Permettere l’accesso prioritario, ma non esclusivo, ai soli uomini in un posto auto non è uno schiaffo alla sensibilità femminile, ma un atto di gentilezza. Il simbolo maschile a terra allora non è discriminatorio, ma un cortese e rispettoso avvertimento alle donne che altrove l’accesso è più agevole. Stesso motivo per cui ci sono posti dedicati esclusivamente alle donne (esistono ormai anche in non pochi parcheggi svizzeri). E se i motivi addotti dal sindaco tedesco paiono lesivi per le donne allora dovremmo censurare per condotta discriminatoria anche quegli uomini – sempre più rari in verità – che aiutano le fanciulle di ogni età a sistemare le proprie valigie nelle cappelliere di treni e aerei, quelli che cedono loro il posto in autobus e metrò, e quelli che tengono aperte le porte di negozi e uffici. Tutti gesti che da una parte, su un versante più prosaico, sottintendono la consapevolezza che le donne sono in genere meno forti fisicamente degli uomini, e dall’altra sono un tributo, piccolo ma elegante, alla loro delicatezza e grazia. Tutti gesti che come per magia fanno sentire l’uomo più uomo e – si rallegrino le femministe – la donna più donna.
Notizie









