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20.07.2012
Turismo, tra locale e globale
di GianMaria Pusterla

È un ticinese che sa l’inglese. E per il ruolo di direttore dell’ente cantonale del turismo la definizione rappresenta il miglior biglietto da visita. Potrebbe sembrare, la nostra, una banalità. Ma non è così e se il lettore ha la pazienza di seguirci in queste poche righe magari capirà il perché. Elia Frapolli ieri ha invitato i rappresentanti della stampa ticinese ad una colazione per presentarsi, per mettere sul tavolo alcune sue carte che intende giocare in questa sua nuova sfida. Che è la sfida di tutto il Ticino turistico, non di una sola persona. Il momento non è certo dei più facili: pernottamenti in calo, grande concorrenza sul mercato internazionale della nostra “destinazione” e, per non farci mancare nulla, polemiche tra enti locali (i più importanti: Lugano e Lago Maggiore) e ente cantonale. Ma forse il fatto che questa delicata fase di gestione del settore – per il quale, tra l’altro, vi è in ballo la “costruzione” della revisione della legge sul turismo – sia affrontata, a livello tecnico e di direzione cantonale, da una persona nuova costituisce un atout. Frapolli ha il vantaggio di entrare da neofita in questo mondo. Certo, per lui non sarà facile, per esempio, convivere con i pregiudizi legati alla sua “origine” familiare, ma crediamo che ha le carte giuste per far ricredere gli scettici. E nelle sue mani ha un mazzo con molte briscole: una buona preparazione teorica, una discreta (anche se non lunga vista la giovane età) esperienza professionale che gli ha fatto capire le esigenze reali degli operatori, ma soprattutto il radicamento nel tessuto sociale del nostro Cantone e una conoscenza quindi dettagliata delle nostre risorse, dei nostri pregi e difetti, delle dinamiche politiche che questo Ticino esprime, nel bene, ma soprattutto – ahinoi – nel male. Il turismo ticinese, almeno in questi ultimi 2-3 decenni, è sempre stato confrontato con polemiche anche aspre. Frapolli, nelle dichiarazioni alla sua entrata in carica, ha subito chiarito di tener conto di tutte le difficoltà di rapporti che il settore conosce (enti locali-ente cantonale) ma che davanti ha un obiettivo superiore: il bene del turismo del nostro Cantone, ossia la necessita di raggiungere il miglior risultato possibile sfruttando al meglio le risorse economiche e umane (che non sono molte rispetto ai concorrenti nazionali) presenti sul territorio. È una sfida quasi improba, si sarebbe tentati di pensare. Ma indispensabile. E che ad affrontarla vi sia, come detto, un giovane uomo ticinese che sa l’inglese (nel senso che conosce le dinamiche internazionali del mercato turistico e che quindi sa come “gira il mondo” non solo in questo nostro orticello) è tutto di guadagnato.