La notizia dell’aggravamento delle condizioni di salute del card. Carlo Maria Martini mi raggiunse nel Monastero di Bose, dove mi trovavo per gli esercizi spirituali con un gruppo di preti. Bose è forse la fondazione che maggiormente ha percorso i cammini indicati dal cardinale per rivitalizzare la vita della Chiesa: ritornare alle sorgenti limpide e fresche della Sacra Scrittura, promuoverne la conoscenza, lo studio, la preghiera per immettere lo Spirito genuino della Rivelazione nelle stanche secche del fiume della Chiesa.
Assieme ai monaci l’abbiamo accompagnato con la preghiera nel suo sereno transito. Poi nel viaggio di ritorno i pensieri e le emozioni si sono affastellate nella mia mente e nel mio cuore.
Mi è impossibile ordinarle, occorrerà lasciarle sedimentare e riprenderle con maggiore lucidità e ponderatezza.
Per me è stato un modello, un maestro, una guida e prima ancora un amico riservato e rispettoso come solo lui sapeva essere.
Mi ricordo quando lo incontrai a Gerusalemme, in occasione del primo pellegrinaggio da Vescovo nel 2004, ed egli salutandomi mi disse: “Adesso devi darmi del tu”.
Questo era il card. Martini, un uomo autentico, schietto, genuino, da farmi ricordare l’apprezzamento di Gesù per un apostolo, Natanaele: “Questo è un autentico israelita in cui non c’è falsità” (Gv 1,47).
Era limpido come i suoi occhi chiari. Volendo riassumere in una immagine la sua figura di religioso e di pastore, mi rifarei a quella di “Padre della Chiesa”.
Martini non fu un vescovo fra tanti, fu un vero, autentico Padre della Chiesa, con una capacità di rivitalizzare una tradizione gloriosa come quella ambrosiana, della più grande diocesi del mondo, aprendole le ricchezze delle Sacre Scritture.
Questo suo risalire alle origini, alle sorgenti fondanti ogni autentica fede, mi pare essere il merito maggiore che lo fece di conseguenza anche attento, aperto, dialogante con il suo tempo.
Oltre alla Scuola della Parola, che riempiva di migliaia di giovani il duomo di Milano, quella sua iniziativa della Cattedra dei non credenti indica l’attenzione, la cura e la premura di Martini per l’uomo contemporaneo, i suoi problemi, i suoi dubbi, le sue angosce, la sua ricerca fuori da schemi convenzionali.
La capacità di ascoltare, di comprendere, di dialogare, di illuminare senza imporre, senza scomunicare, mi pare un pregio di cui portargli riconoscenza e gratitudine. Come un vero Padre della Chiesa che vuole dare la vita, rigenerare, aiutare tutti a ricominciare, per dare un senso compiuto agli smarrimenti ed inquietudini dell’uomo contemporaneo. Il suo Magistero occupa ben tre scaffali della mia biblioteca, è un tesoro su cui bisognerà ritornare come avviene per i Padri della Chiesa.
Non posso non ricordare con viva commozione che da Arcivescovo emerito venne molte volte di giovedì, accompagnato dal mio segretario, in Ticino, per una breve passeggiata in località che amava rivedere; seguivano il pranzo in Curia e poi il rientro a Gallarate nella casa di riposo, di cui era ospite. Conservo nel cuore quegli incontri e quelle conversazioni lucide, serene, coraggiose.
L’ultima volta che lo visitai a Gallarate mi regalò una raccolta di suoi scritti e interventi intitolati “Le ragioni del credere”.
Questo fu il Padre della Chiesa Carlo Maria Martini, offrire anche all’inquieto uomo moderno le ragioni della speranza che era il lui, che è il compito assegnato da Gesù a Pietro: offri le ragioni della speranza che è in te.
Notizie









