«Attenzione con gli attacchi ai giudici e con le bucce fatte alle sentenze: c’è il rischio di finire come l’Italia» (e l’esempio basta per fare... inorridire). È un commento che ho sentito nei giorni scorsi, dopo che il GdP ha dato spazio all’opinione di un medico che metteva qualche punto interrogativo sulla recente sentenza di condanna di un collega ritenuto dal giudice colpevole di una negligenza che sarebbe stata all’origine del decesso di un paziente. D’altra parte è vero che il clima sociale in queste settimane registra una forte inquietudine dell’opinione pubblica in merito all’operato della nostra giustizia: mi rifersico alle reazioni scatenatesi non solo nei bar e sui blog ma addirittura nelle piazze dopo la sentenza sul delitto di Daro (vedi fiaccolata contro un giudizio bollato come “ingiusto e incomprensibile”). Non ho alcun dubbio -e l’ho ripetuto spesso su queste colonne- circa la necessità di proteggere come pupilla dei nostri occhi una giustizia che, nel complesso, in questo Paese funziona bene, è seria e realmente indipendente (soprattutto dalla politica; se ci sono eccezioni, confermano la regola). E ho sempre ripetuto che il triste spettacolo di un’Italia devastata dai processi a mezzo stampa e dalla giustizia usata come clava politica, non fa che accentuare la mia convinzione di abitare in un Paese fortunato. C’è un però. Anche il sistema sanitario svizzero a mio parere è -per stare all’immagine- una pupilla da preservare. «Scellerato», mi sento già apostrofare, «e il salasso dei premi di cassa malati dove lo metti?». Un momento, sto parlando della qualità e accessibilità sociale delle cure mediche, non del loro attuale sistema di finanziamento. E comunque, per capirci, la nostra sanità, a livello svizzero, non è affatto troppo costosa -il 10% del PIL- in rapporto al suo ottimo livello. È il modo di ripartire e controllare il finanziamento che fa acqua. E che, penso, sia migliorabile. Comunque noi svizzeri dovremmo tenerci stretta questa nostra medicina e questo nostro sistema di cure; valutazione che regge, a mio parere, anche per la realtà medico-sanitaria ticinese (beghe locali a parte -EOC, Bellinzona, Lugano...- di cui qui non mi occupo). Mi guarderei bene dall’incrementare, ad esempio, quella sfiducia generica e qualunquistica che a volte (e da tempi lontani) serpeggia in Ticino nelle chiacchiere, reali e virtuali, su ospedali e dottori nostrani cui sarebbe sempre preferibile il proverbiale “treno per Zurigo”. Perché? Mi faccio capire con un esempio. Negli Stati Uniti, un sistema sanitario di buon livello ma poco sociale (nonostante la riforma di Obama) ha un costo pari a circa il 14% del PIL. uello che impressiona è che 4 punti percentuali siano spesi per la cosiddetta “medicina difensiva”, ovvero controlli, analisi, esami preventivi che i nosocomi fanno eseguire per mettersi al riparo dalle denunce penali per errori medici, denunce che fioccano da parte di torme di avvocati famelici a “difesa” di pazienti patologicamente diffidenti verso i curanti. È qui che vogliamo arrivare ? La realtà è che le scelte mediche non sono quasi mai matematicamente esatte bensì spesso caratterizzate da incertezza. Attenzione: non sto dicendo che negli ospedali non si commettano colpevoli svarioni da identificare e perseguire (come il venire meno a controlli regolamentati, “dimenticando”, ad esempio, oggetti e garze nelle viscere dei pazienti), se necessario anche penalmente. Sto dicendo che andare a caccia di “errori” medici per criminalizzarli a tappeto è sbagliato e socialmente devastante. Quindi, a ben vedere, entrambe le pupille vanno salvaguardate: fiducia (se meritata, come a me pare) nella nostra giustizia e fiducia (idem) nella nostra sanità, guardandoci dai modelli negativi sia italiano, da una parte, che americano, dall’altra.
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