Il Sinodo che si è aperto ieri su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” potrebbe sembrare pertinente per una parte della Chiesa. In Olanda ogni settimana due chiese vengono chiuse definitivamente. Una realtà che contrasta con le oltre 30 richieste di finanziamento per la costruzione di nuove chiese che ci sono giunte quest’anno dal solo Vietnam. Oltre 600 giovani si stanno preparando al sacerdozio nel grande seminario di Enugu, nel Sud della Nigeria. Sette candidati al sacerdozio sono iscritti al seminario di Losanna, Ginevra, Friborgo. Cattedrale colma di fedeli a Lahore, in Pakistan, malgrado il rischio di attentati. Appena 100 fedeli alla messa tenutasi nella cattedrale di Nancy in Francia, dove mi sono recato a giugno per motivi di lavoro, subito dopo la mia missione in Pakistan. Potremmo continuare con altri esempi, in un confronto impietoso tra Europa e America del Nord da un lato e Africa, Asia e America latina dall’altro. Numeri e fatti che inducono a riflettere. Che si possono prestare a diverse interpretazioni, che possono esaltare o scoraggiare. Qualche anno fa, l’arcivescovo di Abuja, Monsignor Onaiyekan, chiamato da Benedetto XVI per partecipare all’attuale Sinodo, dichiarò che Paesi come la Nigeria possono rievangelizzare l’Europa. Affermazione fatta per ironizzare sulle pretese di un clero europeo che continua ad avere un indiscusso potere decisionale nel seno della Chiesa universale? I cardinali elettori d’Europa sono 63, di cui 29 italiani. L’Africa ne conta 11, mi ha ricordato ancora sabato scorsa il segretario generale della conferenza episcopale africana. Oppure l’affermazione dell’arcivescovo nigeriano voleva essere il gesto di un fratello che vuole incoraggiare una parte della Chiesa diventata “stanca”, per riprendere le parole del Cardinal Martini?
È sicuramente difficile confrontare realtà tanto diverse. L’indigenza cronica, il dramma della guerra e della persecuzione possono “facilitare” la ricerca e lo sviluppo di un rapporto personale e comunitario con Dio. In questi contesti, per il cristiano –e non solo–, la Chiesa, con le sue istituzioni, (scuole, ospedali, case per anziani ecc.) è l’espressione di una carità indiscussa, fortemente percepibile e generosa. Il secolarismo e l’accesso –anche se dovesse essere illusorio– al benessere possono invece rivelarsi devastanti per il cristianesimo, come per qualsiasi altra religione. Sono prospettive che i Paesi dotati di una Chiesa viva devono tenere presenti. Perché queste Chiese hanno, tra l’altro, anche la missione di portare i loro Paesi alla pace e sostenerne il benessere.
Anche le nostre Chiese europee, fino a poco tempo fa, erano realtà forti. La citata Olanda è un esempio. La Chiesa perseguitata della Cina, focalizzata su un capitalismo puro e duro, rischia di diventare a sua volta un’altra Olanda?
In realtà, paradossalmente, come la persecuzione purifica la Chiesa (a tal punto che il cristiano segue e annuncia il Vangelo nonostante i rischi che corre), anche il benessere può purificare la Chiesa. È il classico incontro tra due estremi. Così i sette seminaristi che si trovano a Friborgo hanno fatto una scelta convinta, in totale libertà. Oggi si diventa e soprattutto si resta preti, suore o cristiani impegnati perché si ama Dio, perché si è convinti che con Lui esiste un cammino di vita appassionante, ma sicuramente esigente, anche a causa dello sguardo indifferente della società contemporanea ai contenuti del Vangelo.
Il Sinodo 2012 propone diversi spunti di riflessione. Usciranno novità tali da scuotere la Chiesa e destare l’attenzione pubblica e dei media non cattolici? Recentemente il corrispondente da Roma del quotidiano francese cattolico “La Croix”, Frédéric Mounier, scriveva che l’esercizio sinodale potrebbe consistere ad un ritorno essenziale alla fede e alla Chiesa. Se così sarà, mi auguro allora che la riflessione sinodale diventi l’espressione di quella fede che contagi i cristiani e li spinga a mettersi sul cammino della verità, della realtà piena che dà tante risposte essenziali all’uomo. Il dramma di oggi, di una parte della Chiesa che si crede vittima prediletta del razionalismo o tanto solida da poter schivare le insidie del razionalismo, è che non si interroga più, perché pensa di aver fede. Invece una Chiesa che fa della fede il centro del suo cammino si mette alla ricerca dell’assoluto, si lascia interrogare, in un cammino di umiltà, conformemente all’intelligenza umana.
*coordinatore di Aiuto alla Chiesa che soffre
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