Sostenitori degli sgravi fiscali mettetevi il cuore in pace. Almeno sino al 2016 (dopo le elezioni) dal Governo non potranno arrivare modifiche della legge tributaria tali da permettere qualche cambiamento di rotta sostanziale (e sostanzioso) nella politica fiscale ticinese. È quanto appare evidente leggendo il preventivo del 2013, presentato ieri, e il rapporto del Consiglio di Stato sulle iniziative fiscali della Lega dei ticinesi. Non trae più in inganno, infatti, la promessa un po’ scontata e ormai ripetuta da tanto tempo di metter mano a beve-medio termine ad alcune fonti di entrata per lo Stato. Non aver ripresentato subito almeno la proposta di una revisione dell’imposizione fiscale per gli alti redditi è sintomatico e costringerà il Ticino a rimanere agli ultimi posti della classifica sulla concorrenzialità intercantonale in questo particolare ambito.
E suona strano dirlo proprio in un quadriennio in cui la maggioranza relativa all’interno dell’Esecutivo cantonale è in mano alla Lega dei ticinesi, Lega che ha proposto un’iniziativa popolare nel 2011 per abbassare le tasse. Ancora più strano se si pensa che questo preventivo (così come il rapporto del Governo che respinge le iniziative fiscali) è stato votato all’unanimità dai cinque ministri. Ma è un disegno politico ben chiaro: nella stanza dei bottoni è più difficile - soprattutto tenuto conto della congiuntura economica, ma pure per gli interessi dei vari dipartimenti nel condurre le settoriali politiche avallate dal Gran Consiglio e per le imposizioni legate a leggi federali - raggiungere quegli accordi di largo respiro che permettono di rivedere i compiti dello Stato e quindi di ridisegnare un nuovo sistema di utilizzo delle risorse che i cittadini mettono a disposizione dell’amministrazione cantonale. E allora è più facile passare attraverso una chiamata alle urne. Come sarà il caso per l’iniziativa della Lega sugli sgravi, permettendo al movimento di Giuliano Bignasca di profilarsi e questo al di là dell’esito della votazione.
Sarà pure interessante, in questo gioco tra “palazzo” e “piazza”, capire che cosa faranno i socialisti. Il loro consigliere di Stato Bertoli ha approvato il preventivo, ottenendo la reiezione delle iniziative fiscali. Come si comporterà il gruppo parlamentare del PS? Approverà il preventivo seguendo il consigliere di Stato o, come molto probabile, lo respingerà opponendosi ai tagli salariali sui dipendenti, e agitando, come sta già avvenendo, lo scontento di docenti e funzionari?
Sembra di vedere un film già visto più volte nell’ultimo decennio, con indirizzi non ben definiti, anche se il Governo si sforza di condurre in porto un riassetto finanziario stabilito dal suo piano di legislatura. Oggi come oggi potrebbero avere maggiori capacità di proporre qualcosa di nuovo i due partiti di centro, PPD e PLR, liberandosi da vecchie impostazioni di destra e di sinistra. Ma ne saranno in grado? L’incontro tra presidenti indetto da Rocco Cattaneo per venerdì potrebbe dirci qualcosa.
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