L’avvocato è un galantuomo che salva i vostri beni dai vostri nemici tenendoli per sé, diceva Heinrich Heine, massima scritta quando non conosceva ancora l’ingordigia della magistratura americana. Meglio dunque un ragionevole compromesso che permetta a tutti di dichiararsi soddisfatti, evitando lunghi litigi in tribunale e incerti contenziosi internazionali. La Svizzera può a buon diritto dichiararsi soddisfatta. Il principio del segreto bancario è intatto al 91,45% perché 4.450 nomi sui 52.000 richiesti rappresentano la percentuale inversa, e comunque non è una pesca indiscriminata: il segreto è salvo. Gli Stati Uniti sono felici in quanto il fisco americano sta facendo buona caccia tra i presunti evasori, in quanto non sapendo se essere tra gli eletti o i reietti, c’è una corsa tra i clienti americani a mettersi in riga. Nel contempo evitano di “spaventare” le banche estere attive negli Stati Uniti che potrebbero temere un furore giustizialista e protezionista, cosa che ha ben poco senso nell’epoca della globalizzazione e della finanza internazionale. Oggi i soldi sono a New York e tra un’ora, col computer, possono esser trasferiti a Singapore passando dal Lussemburgo. L’UBS si è risparmiata una multa miliardaria e può mettersi alle spalle l’incresciosa vicenda. La Confederazione è giustamente sollevata perché con la sua capacità di mediazione, la sua diplomazia ne è uscita premiata. I clienti delle banche svizzere hanno la conferma che i loro diritti sono preservati. L’assistenza amministrativa in materia fiscale dovrà rispettare gli accordi bilaterali in vigore e ora anche la votazione del popolo svizzero per l’eventuale referendum appare in una luce favorevole conformemente agli standard OCSE. E vissero tutti felici e contenti, come nelle migliori favole. Purché la storia finisca qui con la scena madre e non diventi una soap opera con attori minori.
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