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Si apre il sipario: va in scena il LAC

11.09.2015 - aggiornato: 22.09.2015 - 17:51

A 15 anni dalla prima idea di inserire un centro culturale nel comparto ex Palace, siamo finalmente al dunque. Il GdP ha raccolto le impressioni (agli antipodi) di Giovanna Masoni e Attilio Bignasca.

La municipale Giovanna Masoni si dice del tutto certa che sarà un successo. (fotogonnella)

GIOVANNA MASONI: «Solo qui remano contro, altrove elogi e applausi»

 

di Gabriele Botti

Domani è il gran giorno del Lugano Arte e Cultura: inizia infatti il periodo inaugurale che si protrarrà fino a fine mese. Tra gli artefici di questo progetto c’è senza dubbio Giovanna Masoni, municipale e capodicastero Cultura. L’abbiamo incontrata.

Mancano poche ore all’inaugurazione ufficiale: quali sentimenti prova? 

Quelli che si provano quando si è lavorato parecchio per una causa giusta: è il momento della verità, attendo fiduciosa!
Non è certamente stato un percorso in discesa e le polemiche legate a questo cantiere non sono mancate. L’impressione è che in effetti non tutto abbia funzionato a dovere.

 

Potesse tornare indietro cosa cercherebbe di evitare o di fare meglio?

Ho avuto per 8 anni la responsabilità del Dicastero edilizia pubblica e genio civile, e posso dire che di difficoltà ve ne sono in ogni cantiere, grande o piccolo, e questo ne valeva dieci o venti. Noi e i nostri collaboratori siamo qui per affrontarli e risolverli e realizzare quello che democraticamente è stato approvato; l’abbiamo fatto anche nel caso del LAC. Questo è l’obiettivo che sta a cuore a noi e dovrebbe stare a cuore a tutti. Qui abbiamo avuto molte interferenze, soprattutto perché - ritengo - abbiamo toccato forti interessi di lobby e privati, anche legittimi, ma privati, che talvolta collidevano con l’interesse pubblico. Abbiamo tirato dritto. E lo rifarei, perché era l’unico modo di arrivare in fondo e realizzare quest’opera importante e strategica, democraticamente voluta, rimanendo nei limiti dei crediti votati.

Potessi tornare indietro, comunicherei di più: il martellamento domenicale ha lasciato il segno, le domande stesse che un giornale come il vostro mi pone ne sono in fondo la prova... Oggi sarebbe il giorno per parlare dell’inaugurazione: tutti i cittadini e cittadine, i visitatori, i curiosi, giornalisti, adulti e bambini sono invitati domani e domenica a venire a scoprire il LAC con noi e con i molti artisti e presenti, musicisti, molti dei quali ticinesi. C’è spazio per tutti, dalle 10 a tarda sera. E confido che giove Pluvio sarà clemente, contro le previsioni meteo...

 

masonnn.jpg

 

Teme che le polemiche, di varia natura, possano diventare una costante anche in futuro?

Sulla stampa nazionale, internazionale o di settore non ve ne sono state, anzi. E ora che tutti possono vedere con i propri occhi e giudicare con la propria testa, penso che anche localmente le cose cambieranno. Certo, dipende anche da voi, più da voi che da me. Un topolino può sempre essere gonfiato come un elefante, basta che una mezza verità (cioè una mezza bugia) venga diffusa dai media senza che essi la verifichino e si chiedano quali interessi l’abbiano ispirata.

 

Il problema di fondo, si sa, al di là delle lastre verdi che ricoprono il LAC o del suo impatto estetico più o meno gradevole, sono e rimangono i soldi. Le chiedo: a che punto siamo con la raccolta di fondi fra i privati? Quali gli obiettivi e quali le reali possibilità di raggiungerli? Il LAC decolla su solide basi?

Con i soldi siamo meglio del previsto. Abbiamo già superato gli obiettivi di raccolta fondi dei primi 3 anni, e con un preziosissimo coinvolgimento di privati anche dell’arte, vedi per tutti lo Spazio -1 (collezione Giancarlo e Danna Olgiati). Perché per 10 anni abbiamo lavorato silenziosamente, ma intensamente, su collaborazioni e contenuti e anche e proprio sul tema dei soldi. Razionalizzando e coinvolgendo molti privati. È stata una preoccupazione giornaliera mia e dei miei collaboratori, fin da quando ho ereditato nel 2004 da Giuliano Bignasca il progetto: pensi che già erano stati spesi 7 milioni per la progettazione di massima e non vi era una riga né sui contenuti, né sull’organizzazione, né sui costi. Nemmeno una riga!

 

Restiamo ancora nel campo delle critiche, per toccare un ambito molto specifico: la ristorazione. Al LAC manca un vero ristorante, fulcro spesso centrale di un centro culturale, basti pensare al KKL di Lucerna dove dalla ristorazione e dalla gastronomia si ricavano 15 milioni all’anno (il 50% degli incassi globali!). Avete compiuto un errore di valutazione? Lo correggerete?

L’errore lo ha compiuto chi era responsabile del dossier prima di me, non prevedendo nel bando di concorso il ristorante. Noi lo abbiamo visto subito, proprio dopo aver studiato diversi centri culturali e strutture, andando a visitarli (così, per esempio, il KKL). Abbiamo riparato il più possibile a quella lacuna del bando, prevedendo mescite e caffetteria, chiedendo ai privati del Grand Palace di mantenere il ristorante, chiedendo, a cantiere ormai aperto, un credito supplementare al Consiglio comunale anche e proprio per poter inserire un ristorante (possibile oggi al terzo piano). Per ora partiamo cautamente con il catering, poi vedremo.

 

A suo giudizio, cosa manca allora a questo LAC?

Soprattutto, a livello locale, un po’ di tranquillità e un giornalismo un po’ più critico nel vero senso della parola e indipendente: basta confrontare che cosa si sta scrivendo e il livello di approfondimento e del dibattito sulla stampa della Svizzera tedesca e romanda e estera di questo progetto, con certe banalità o miserie che leggiamo spesso qui, fra Guttalac, inaccettabili calunnie su privati e funzionari, paginate per un mandato di 30.000 franchi nel budget approvato, o per poche decine di lastre di pietra da sostituire, su migliaia di mq posati. Ma lo sa che al LAC sono stati posati 8.000 mq di granito ticinese? 

 

C’è chi sostiene che il LAC abbia troppi direttori, che si poteva risparmiare almeno lì. Che ne pensa? 

In realtà, il LAC ha solo un direttore (Michel Gagnon), gli altri direttori li abbiamo sempre avuti e sono necessari, perché hanno altri compiti che si intensificano con il LAC. Come bene si vede dai rapporti sui conti preventivi e consuntivi, dal Piano finanziario e dalle puntuali analisi della Commissione della gestione, abbiamo risparmiato sia sul LAC, sia su tutti gli altri centri di costo. Noi abbiamo analizzato molte strutture analoghe al LAC, e l’organizzazione è sempre articolata: un direttore di museo ha competenze diverse da un direttore di stagione teatrale e spettacoli, e da un direttore della musica; il direttore del LAC ha un ruolo diverso da quello del Dicastero (Lorenzo Sganzini segue ad esempio anche tutta l’erogazione di contributi a privati, le preziose realtà private, il controllo di mandati di prestazione, l’attività nelle fondazioni e enti, i rapporti istituzionali con città, Cantone e Confederazione, la raccolta fondi, ecc.). E sono tutti ruoli essenziali per una vera e propria impresa culturale come il LAC! È come se si pretendesse di far fare a un architetto o alla direzione lavori il lavoro di specialisti impiantisti e viceversa. O a un ingegnere il lavoro di un architetto e viceversa.

 

Ancora sui soldi: il LAC rappresenta davvero un peso insostenibile per le casse cittadine in un periodo complesso e finanziariamente difficile come questo? 

Per nulla. Il LAC restituirà ben più di quanto ci costi, e aiuterà Lugano e il Cantone, anche economicamente, in questi anni difficili. La cultura è fatica e produce lavoro. Rende in termini di crescita sociale e culturale, coesione, indotto economico, turistico, d’immagine. Il rapporto è di fino 1:4. Le faccio un esempio concreto: l’inaugurazione. La Città riceve ben più, anche economicamente, di quanto ha investito! Senza contare che nel nostro caso il LAC ha fatto da volano a una riqualifica urbana pubblica e privata (Grand Palace) che non ha pari: che cosa valgono 22.000 mq nel centro di Lugano ora tutti accessibili ai cittadini? Che cosa vale una vera piazza, oggi ? E senza contare che LAC e Grand Palace hanno già restituito al territorio appalti per complessivi quasi 300 milioni, nonché gettiti importanti di tasse e imposte. 

 

Tra pochissimo, come detto, il via. Avete allestito un programma oggettivamente di alto livello, ricco, spumeggiante e senza dubbio attrattivo. Cosa vi attendete dalla gente? 

Ringraziamo degli apprezzamenti lusinghieri. Venite al LAC, a vedere con i vostri occhi, è il momento della verità. Ci aspettiamo partecipazione attiva e consapevole da cittadini e cittadine (che vengono troppo spesso chiamati “gente”, quasi fossero una massa informe e passiva): è già lì da vedere nei fatti e nei numeri: biglietti venduti, volontari, sponsor e mecenati, visitatori, frequentatori della nuova piazza, media nazionali e internazionali. Oggi alla conferenza stampa della mostra Nord Sud abbiamo 140 giornalisti annunciati, di cui oltre un centinaio arrivano dall’estero. E ampliando lo sguardo, vediamo tutta la rete del Polo Culturale: artisti, molte professionalità, privati, gallerie, istituti culturali e associazioni privati, incontri e conferenze. Il settembre culturale luganese pubblico e privato è vivacissimo. 

 

Sfumata l’adrenalina e la curiosità del debutto, che avrà senz’altro una vasta eco, la sfida numero 1 sarà fidelizzare il pubblico sul medio-lungo periodo. È d’accordo? Come riuscirci?

Fa piacere sentire che ora si parli del debutto in termini così positivi: non era affatto scontato, visto che... siamo stati apostrofati quali dilettanti o peggio (localmente ne abbiamo lette di tutti i colori). Ma ci abbiamo lavorato e i risultati non piovono per caso. Arrivano perché si è lavorato, sbagliando anche, è inevitabile, ma agendo conformemente alle decisioni democratiche.

 

Dal locale al nazionale, dal nazionale all’internazionale: quali sono le carte che il LAC può giocarsi per scalare piano piano le posizioni e costruirsi una nomea sovralocale?

Sono quelle che ci giochiamo pian piano, ma con costanza da anni: ma gliele lascio volentieri scoprire, l’aspetto al LAC.

 

Come si immagina il LAC tra 10-15 anni?

Ben consolidato. Nessuno immaginerà più Lugano e la Svizzera italiana senza il LAC. Anzi, diverrà il simbolo del Ticino urbano e moderno e luogo di incontro per tutti.

 

Un’ultima domanda personale: lei ha investito parecchie energie nel LAC, ci ha messo più e più volte la faccia. Si può dire che sia il progetto che ha caratterizzato almeno gli anni più recenti del suo mandato di municipale. Quanto influirà l’andamento del LAC stesso sul suo futuro politico?

Premetto che da 3 anni seguo le scuole, e questo è impegnativo e appassionante, Ed è a volte preoccupante, poiché vi ritroviamo lo specchio di una società vieppiù disgregata e quindi problematica. Inoltre, al Dicastero del territorio sono molti i progetti che ho seguito in tre legislature: dalla Foce alle case anziani, da rampe e progetti di abbattimento di barriere architettoniche (vedi la rampa in via della Posta) a nuove scuole, alla nuova stazione (con inversione di rotta per il mantenimento del vecchio edificio, scelta che oggi si conferma giusta), al progetto di nuovo stadio e al Campo Marzio (al momento purtroppo rallentato), al dossier dei beni culturali, agli autosili, ai progetti di canalizzazioni, strade, acque, ecc. La mia vita politica non è fatta di carriera, bensì di idee, di progetti, di responsabilità e di lavoro.

 

 

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