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Armonia che risorge dall'umanità umiliata

14.04.2018 - aggiornato: 14.04.2018 - 15:12

SPECIALE SABATO - Al LAC le musiche del campo di internamento di Ferramonti; intervista al musicologo Raffaele Deluca sull’orchestra formatasi in questo luogo.

di Enrico Parola

 

"Serata Colorata", lo spettacolo che il 26 aprile al LAC promette di rivelare un nuovo, memorabile capitolo nella storia del fascismo italiano, ha un “padre”: Raffaele Deluca. È stato il musicologo italiano a scoprire fortunosamente quanto successe nel campo di internamento voluto da Mussolini a Ferramonti, paesino nel profondo della Calabria agricola.

Che cosa avvenne a Ferramonti?

Qualcosa di fortuito, imprevisto e impensabile. Si ritrovarono oltre 60 musicisti professionisti, gente di livello come Paul Gorin, che aveva già in mano due contratti per cantare alla Scala Madama Butterfly e La fanciulla del West; Lav Mirski, direttore d’orchestra all’epoca assai stimato; violinisti come Isaac Thaler, che si trovò catapultato nel bel mezzo del nulla direttamente dal Café Museum di Vienna, dove era solito conversare con Berg, Schonberg e Webern, i massimi compositori viventi. Musicisti che formarono un’orchestra e tennero concerti.

Come fu possibile?

Perché finissero proprio lì non si sa e non si capisce. Anche perché non furono solo musicisti:  si diceva che lì fosse più facile trovare un notaio o un medico che un operaio o un cuoco. Anzi, fu proprio grazie a un medico che arrivarono i violini: a Bisignano c’era un liutaio, Nicola De Bonis, che non riusciva a curare i suoi problemi di gastrite; fu curato da un internato e per riconoscenza lui, che era specializzato in fisarmoniche, imparò a costruire i violini per i detenuti.

Che genere di concerti erano?

Ho ritrovato finora 14 programmi: venivano dattiloscritti e distribuiti. Lieder di Schubert,  tra cui Der Wanderer, sempre di Schubert la Deutsche Messe, i Battellieri del Volga di Borodin, arie dalla Forza del destino e cori dalla Messa da requiem di Verdi e il Coro dei pellegrini dal Tannhäuser di Wagner. Kurt Sommerfeld compose un Lagerlied che sorprendentemente ricorda assai da vicino quello scritto da Leopoldi a Buchenwald: nessuno dei due poté avere il benché minimo contatto con l’altro, ma è significativo che entrambi cantassero del sole e delle belle giornate, inneggiando a una positività della vita e della realtà; in quel contesto ci fa capire come la speranza e l’anelito a un bene non vennero mai meno. I lieder all’inizio erano accompagnati dalla fisarmonica, poi da un pianoforte a coda.

L'intervista completa nell'inserto di Cultura

 

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