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A Cannes un'edizione politica

12.05.2018 - aggiornato: 12.05.2018 - 15:06

SPECIALE SABATO - Bilancio dei primi giorni: dalle società mediorientali al blocco sovietico, grazie ai film di giovani registi, che suppliscono all’assenza di Hollywood. 

© EPA/Emma McIntyre / POOL

di Daniela Persico 

 

50 anni dopo la messa in discussione della manifestazione nel 1968, e un anno dopo la criticata edizione del 2017, il 71° Festival di Cannes si presenta con un volto nuovo, aprendo la selezione a nomi nuovi e a soluzioni di programmazione impreviste, in risposta implicitamente a chi accusa il festival più importante del mondo di limitarsi a replicare se stesso e la propria mania di grandezza.

A fronte della pressoché totale assenza di opere hollywoodiane (cui fa da contraltare l’astro nascente David Robert Mitchell, promosso in competizione dopo il successo di It Follows) o di film europei in grado di vantare divi di primo piano (eccezion fatta per il Farhadi in apertura, con Cruz e Bardem), la selezione propone un parterre che accanto ai pochi habitué (Hirozaku Kore-eda, Jia Zhang-ke, Nuri Bilge Ceylan) lascia spazio a registi più giovani e meno consolidati. Ben fatto, ma il rischio potrebbe essere quello di una proposta che si assesti su un frangente di cinema medio d’autore, in cui contano di più i temi trattati che non la potenza dell'opera cinematografica in sé.

Ne sono stati una dimostrazione i primi film del Concorso: a partire dall'apertura con Todos los saben del regista premio Oscar Asghar Farhadi, riunione di famiglia che finisce per mettere in crisi la protagonista, per via del ritorno del primo amore. Film di confezione europea per il regista iraniano, che adagiato in una gabbia dorata, abbandona le sue doti di sceneggiatore e direttore d'attori, confezionando un dramma dalle buone intenzioni ma totalmente privo dell'intensità auspicata.

Diverso è quanto succede all'unica opera prima accolta nella ventina di film della competizione principale: Yomeddine dell'egiziano A. B. Shawsky, delicata storia dell'incontro tra un lebbroso e un orfano, che insieme compieranno un viaggio all'origine della loro discriminazione. Talvolta eccessivamente drammatico, il film – che ha il pregio di aver coinvolto delle persone realmente malate di lebbra – sa toccare con umanità le piaghe della comunità egiziana, anche se eccede in calligrafismi e spiegazioni.

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