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Carlo Maria Martini, una voce libera nella fede

11.02.2017 - aggiornato: 11.02.2017 - 16:00

“Vedete, sono uno di voi” è un pregevole film di montaggio ricco di materiali d’archivio che ricostruisce il percorso umano e spirituale dell’ex arcivescovo di Milano. 

© Foto dal Web

di Francesca Monti

Si intitola vedete, sono uno di voi il nuovo film del maestro Ermanno Olmi, presentato ieri in anteprima con una proiezione nel Duomo di Milano. Si tratta di un documentario dedicato al ricordo del cardinale Carlo Maria Martini, che proprio il 10 febbraio del 1980 faceva il suo ingresso in Diocesi da arcivescovo di di Milano. Timoroso rispetto al nuovo compito pastorale, Martini, che sino a quel momento era stato soprattutto uno studioso di testi sacri, viene spinto da papa Giovanni Paolo II ad assumere questo ruolo e ad entrare in comunicazione diretta con il mondo. Così, il film ricorda come l’ingresso in Duomo sia stato caratterizzato da un’assoluta semplicità: Martini recava tra le mani soltanto il Vangelo, unico elemento ritenuto essenziale per il suo nuovo incarico. Perché la parola d’ordine di questa figura, amata tanto dai fedeli quanto dai non credenti, era proprio questa: semplicità, spoliazione del superfluo e recupero di quella dimensione contemplativa dell’esistenza che, nella caotica Milano dell’epoca, poteva apparire quasi una provocazione. Il capoluogo lombardo, nel secondo dopoguerra, si è trasformato da “capitale morale” d’Italia in “capitale del capitale”, con uno sviluppo economico non supportato da un reale benessere sociale. Proprio per risvegliare le coscienze, Martini spingerà la cittadinanza a un recupero del pensiero, predicando una fede che è anzitutto libertà dalla schiavitù del pregiudizio. Ai giovani che frequentano i suoi incontri, fa riscoprire il valore del silenzio, un concetto su cui Olmi si sofferma in un’interessante analogia con il recente Silence scorsesiano. I detenuti di San Vittore, in molti casi ex terroristi, ritrovano, grazie a Martini, la possibilità del perdono e si riscoprono «pensanti», come amava dire il Cardinale, che non esiterà a battezzare due gemellini nati proprio da una detenuta.

Olmi, pur omaggiando Martini, riesce a tenersi alla larga dall’agiografia, perché quello che gli interessa cogliere è anzitutto la capacità di Martini di guardare ai propri limiti di uomo, come dice anche il titolo del documentario (che, forse proprio per questo richiamo all’umiltà, non contiene lettere maiuscole). La sintonia tra il carattere di Martini e lo spirito di Olmi è tale che non si può non cogliere una sorta di identificazione del regista nel Cardinale, confermata dalla scelta di far interpretare proprio a Olmi la voce di Martini. È infatti lo stesso Cardinale a raccontare la propria esperienza di pastore, in anni drammatici segnati da terrorismo, Tangentopoli, conflitti e crisi del lavoro. E, d’altra parte, sono profondamente umane le parole di Martini, che Olmi pronuncia in apertura, e che riguardano la paura di una morte ormai prossima. La narrazione, che emerge come una sorta di flusso di ricordi del Cardinale sul letto di morte, è come se aiutasse l’uomo ad affrontare la propria fine, quel momento che «ci obbliga a fidarci di Dio».

Come è già stato osservato a proposito del film precedente di Olmi, Torneranno i prati, il regista dimostra ancora una volta un coraggio raro, che spesso manca persino ai cineasti più giovani, ovvero quello di  sperimentare con la forma cinematografica. Questa parabola esistenziale, morale e storica viene infatti raccontata attraverso un montaggio poetico e originale di materiali d’archivio. Così, le immagini di repertorio - dell’Archivio Luce, ma anche della RAI e della RSI - si mescolano a fotogrammi tratti dai film precedenti di Olmi - a partire da E venne un uomo (1965) sulla figura di papa Giovanni XXIII - in un collage evocativo che riesce ad abbracciare sia la poesia che la Storia.
«Un maestro di vita»

Con Ermanno Olmi, anche un’occasione formale come un incontro con la stampa può trasformarsi in un momento di comunicazione profonda, come avvenuto ieri mattina all’Auditorium San Fedele di Milano. «Venendo qui ho pensato di non voler fare la mia conferenza stampa - ha spiegato il regista - ma quella del cardinal Martini. Poniamo le domande che urgono oggi, e che hanno bisogno di un maestro di vita». Accompagnato da Marco Garzonio, giornalista e biografo di Martini, con cui ha scritto il film, e da Giacomo Gatti, che ha collaborato alla regia, Olmi ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a realizzare la pellicola: «All’inizio avevo un certo timore a fare il documentario, perché quando ho girato il film su papa Giovanni XXIII non avevo riscontrato l’entusiasmo che mi sarei aspettato [...] Non mi ha mai stupito il fatto che Martini raccogliesse tanta simpatia. Lo avevo intervistato per la RAI in occasione della sua nomina a Vescovo di Milano.

Ci siamo incontrati pochi giorni dopo il suo arrivo in città. Ricordo che mi mise in imbarazzo per l’attenzione con cui mi ascoltava, come se pensasse di poter imparare anche dalle mie parole. Martini ha sempre fatto ciò che poteva aiutarlo a crescere nella conoscenza della Verità». L’umiltà, d’altra parte, è la caratteristica che Olmi evidenzia maggiormente anche nel documentario: «Martini proveniva da una classe sociale piuttosto elevata. Quando l’hanno nominato a Milano, non sapeva  nemmeno cosa fosse una lettera pastorale. Pensava di essere un uomo di studio. Ha capito solo in un secondo momento che essere nelle strade calpestate dall’umanità era più importante di qualsiasi libro». Fedele fino all’ultimo alla sua vocazione e ai suoi ideali, Martini ha sempre cercato di interrogare la realtà storica del suo tempo interpretandola alla luce del Vangelo. In questo ha anticipato alcuni tratti del pontificato di papa Francesco, come ha evidenziato Garzonio: «Martini diceva che c’era bisogno di un nuovo modo di governare la Chiesa.

Parlava di un Consiglio, e papa Francesco ha istituito il Consiglio dei cardinali. In secondo luogo, Martini sosteneva che la Chiesa fosse arretrata di duecento anni, facendo riferimento ai grandi temi della vita, dell’affetto, dell’amore, del matrimonio e della famiglia. Bene: guardate i due Sinodi che sono stati tra le prime espressioni di papa Francesco... Ancora, Martini auspicava che il popolo di Dio continuasse a frequentare la Scrittura: papa Francesco tutte le mattine alle 7 tiene a Santa Marta la Lectio Divina sulle letture del giorno, con lo stesso metodo che ha usato Martini. Infine, i problemi della povertà, dell’immigrazione, delle periferie sono carissimi anche a Bergoglio. (che ha detto esattamente: «Vengo dalle periferie del mondo»). È il segno di una continuità di vissuti, di atti». Il valore di testimonianza dell’esistenza di Martini è ben evidenziato dalla suggestiva metafora usata da Olmi: «Ci sono degli alberi che crescono fuori dai giardini, dove l’erba è spontanea e l’ordine gerarchico fra le varie categorie di fiori non è valutato in termini economici, ma in base alla funzione spirituale che hanno presso l’uomo. Noi abbiamo bisogno di questa “compagnia”, di tutte queste cose che fanno per noi quello che ci dimentichiamo di fare».

vedete, sono uno di voi sarà nelle sale italiane a marzo, mentre c’è da sperare che i materiali RSI usati nel film stesso favoriscano un’uscita anche in Ticino. 

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