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Gli eccessi di un'apostola femminista

17.03.2018 - aggiornato: 17.03.2018 - 10:37

SPECIALE SABATO - Un'analisi sulla nuova pellicola ispirata ai testi sacri approdata negli scorsi giorni al cinema: "Maria Maddalena" di Garth Davis.

di Francesca Monti

 

Il dibattito sul femminile che ha investito Hollywood sta avendo conseguenze sempre più sensibili sulle sue narrazioni. La prima è la rivisitazione di racconti fondativi in chiave neofemminista. Tutto è cominciato con il genere più redditizio, quello dei supereroi: basti citare Wonder Woman, o un altro film uscito questa settimana, Tomb Raider. Il personaggio dell’omonimo videogame - portato sullo schermo a inizio millennio dalla prorompente Angelina Jolie - oggi è riproposto in una versione androgina, privata delle sue doti seduttive, ma in guerra ad armi pari contro una schiera di cattivi (tutti uomini).

Ora sembra essere arrivato anche il turno delle pellicole ispirate ai testi sacri. Come leggere, altrimenti, la figura di Maria di Magdala appena approdata nelle nostre sale? Il film Maria Maddalena è diretto da Garth Davis, già regista di Lion, la strada verso casa, pellicola sul tema dell’adozione. Le sue generose concessioni al melodramma facevano temere una versione estremamente romanzata del rapporto tra Maddalena e Gesù, con quell’insistenza sul lato romantico della relazione già sfruttata su grande schermo. Invece, almeno da questo punto di vista, il film sorprende.

 

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La storia dei Vangeli viene rimodulata per riflettere istanze diverse, che non sono quelle del puro intrattenimento, bensì quelle più ideologiche messe in campo nell’attuale discussione sul ruolo della donna nella Storia. Ecco allora che il focus si sposta sul viaggio di Maria da Magdala a Gerusalemme, sulle orme di Gesù. Un predicatore che lei decide di seguire anche per sfuggire dalle convenzioni della sua comunità, che la vorrebbero a tutti i costi moglie e madre. Rooney Mara dona a Maddalena i tratti di una creatura evanescente, capace di guarire dal dolore con uno sguardo e pronta a volare via, o a galleggiare, come mostrano le suggestive immagini iniziali, proprio per questa sua tensione verso l’Assoluto.

Ma l’impronta scelta dalle sceneggiatrici Helen Edmundson e Philippa Goslett porta ben presto a una polarizzazione di ruoli e personaggi. Con i discepoli maschi che interpretano alla lettera, e dunque in maniera distorta, la promessa del Regno, e Maddalena unica a sostenere un Vangelo dell’interiorità e a comprendere davvero la Parola di Cristo. Se questo produce una visione di Giuda colma di pietà e degna di interesse – un giovane idealista che ha creduto troppo ciecamente nell’idea di una rivoluzione armata contro l’oppressore – dall’altro fa precipitare Pietro in un baratro di dubbi e calcolo, gettando un’ombra sinistra sul suo successivo operato e, di riflesso, su quello della Chiesa cattolica. Screditata ulteriormente dalle scorrettezze delle didascalie che chiudono il film, da cui risulta che Maria di Magdala sarebbe stata riabilitata dalla Chiesa solo nel 2016.

Tra i dubbi suscitati dal film, c’è soprattutto quello relativo all’opportunità di un’operazione di questo genere, che parte da intuizioni anche efficaci per perdersi negli eccessi di un maldestro pamphlet.

 

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