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Premiato un film sul voto alle donne

28.01.2017 - aggiornato: 28.01.2017 - 17:31

La pellicola elvetica "Die Göttliche Ordnung" si è aggiudicata il Prix de Soleure in occasione della 52esima edizione delle Giornate cinematografiche di Soletta.

© Foto dal web

di Marco Zucchi

L’inizio e la fine si tengono per mano. Il film inaugurale delle 52esime Giornate cinematografiche di Soletta, Die göttliche Ordnung dell’argoviese Petra Volpe, se ne va a casa con il riconoscimento principale della manifestazione, il Prix de Soleure del valore di 60mila franchi, a cui si aggiunge una scorpacciata di nomination per i prossimi Premi del cinema svizzero, gli “oscarini” nazionali.

La Volpe ha sempre orientato il suo lavoro verso le tematiche femminili e, questa volta più che mai, con una fiction che ricostruisce il momento storico cruciale dell’acquisizione del diritto di voto da parte delle donne svizzere, sembra essere riuscita a farsi paladina di una riflessione sulla parità dei diritti. Il giorno della presentazione del film a Soletta, in rappresentanza del Consiglio federale c’era Simonetta Sommaruga, pronta a ricordare dal palco come le donne svizzere guadagnino in media ancora il 9% in meno rispetto agli uomini. La direttrice delle Giornate Seraina Rohrer, dal canto suo, ha parlato ai microfoni della RSI di un’industria nazionale del cinema ormai ricca di figure professionali femminili, ma dove il rapporto rimane tuttora 30 a 70, a favore dei colleghi maschi.

Registicamente la Volpe conferma la stoffa già evidenziata con il cupo Traumland, dramma polifonico ambientato in una Zurigo poco accogliente, e mette in campo una volta di più la sua capacità di scrittura (non va dimenticato che è la sceneggiatrice del supercampione d’incassi recente Heidi). Die göttliche Ordnung sceglie una narrazione emozionale, dando spazio alla lenta emancipazione delle sue protagoniste. Ha il merito di non puntare quasi per niente sul pamphlet politico o sul trattatello storico filmato. Privilegia al contrario una certa semplificazione espositiva, tanto da apparire qua e là persino superficiale, incassando però in cambio una grande capacità di empatia con il pubblico.

Non è un caso che durante la “Notte delle Nomination”, in scena mercoledì sempre a Soletta, al film ne siano state attribuite ben sette (miglior film di finzione, sceneggiatura, attrice protagonista, attore protagonista e ben tre delle attrici non protagoniste). Il 24 marzo a Ginevra dovrà vedersela con l’algido Aloys di Tobias Nölle (cinque nomination), ma soprattutto con un avversario temibile e forse imbattibile, la celebratissima animazione

La mia vita da zucchina del vallesano Claude Barras. Proprio nel giorno in cui il film sul piccolo Icare-Zucchina veniva mostrato a Soletta, a Barras è arrivata la notizia della nomination agli Oscar (quelli veri, categoria animazione). Poi le tre nomination per i Césars in Francia e le tre anche per i premi svizzeri. Se a Hollywood sarà difficile scalfire le animazioni degli Studios, in patria il film sembra francamente favoritissimo, forte di un livello artistico e poetico superiore a tutti i contendenti. Ma la Volpe - è il caso di dirlo - resta in agguato. 

L’altro titolo che spicca alle Giornate è il documentario Docteur Jack di Benoît Lange e Pierre-Antoine Hiroz. Vince il premio del pubblico da 20mila franchi grazie ai voti attribuiti dagli spettatori all’uscita dalle sale. Racconta la vita e le attività umanitarie di un medico di origine ebraica – l’ultraottantenne Jack Preger – che è stato il fondatore di una delle prime ONG dell’India. Ha prevalso su altri dieci, tra cui i film dei ticinesi Fulvio Bernasconi (Miséricorde, già passato a Zurigo) e Stefano Knuchel (Quand j’étais Cloclo, proposto in prima assoluta e accolto da convinti applausi). Le Giornate hanno riservato alla Svizzera italiana un intero lunedì di gloria grazie a Tiziana Soudani di Amka Films. Conversazioni pubbliche, interviste a raffica, photocall e altre attività a cui la produttrice ticinese, di solito schiva e riservata, è stata sottoposta a margine del Prix d’honneur, giusto riconoscimento per trent’anni di lavoro a sostegno di autori come Silvio Soldini (con cui ha realizzato Pane e tulipani), Alice Rohrwacher, il marito Mohammed Soudani e tanti altri. 

Insieme all’Omaggio dedicato all’ingegnere del suono François Musy, collaboratore, ad esempio, di Godard, il tributo alla Soudani suggerisce una volta di più quella bella sensazione che in riva all’Aar in gennaio si vada sì per conoscere il cinema del nostro Paese, ma anche per incontrarne i protagonisti.

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