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Una passione che non conosce crisi

30.10.2017 - aggiornato: 30.10.2017 - 17:39

Lo storico Circolo del cinema di Bellinzona ha tagliato un traguardo importante. Michele Dell’Ambrogio ci racconta un percorso che ha superato i quarant’anni.

© FOTO REGUZZI

di Francesca Monti

 

Il quarantesimo ricorreva nel 2016, ma il Circolo del cinema di Bellinzona ha pensato che il modo migliore per festeggiare fosse semplicemente continuare a proporre la propria programmazione, senza troppi proclami celebrativi. E questa discrezione non sorprende: benché significativi baluardi culturali del nostro territorio, i cineclub e i circoli del cinema perseguono il loro obbiettivo di diffusione della cultura cinematografica senza clamore, evitando l’effettistica delle multisala. Puntando tutto su qualità e passione. Le stesse che Michele Dell’Ambrogio ha investito in questo progetto, nato nel 1976.

Com’era la scena cinematografica a Bellinzona, quando avete fondato il Circolo?

Il Circolo del cinema fa la sua comparsa già nel 1949, per proseguire la sua attività durante gli anni Cinquanta un po’ a singhiozzo. Successivamente c’è stata una stagione importante, precedente alla nostra, ovvero quella degli anni Sessanta e Settanta, che sono stati i decenni della diffusione dei cineclub un po’ in tutto il mondo. Quel tipo di gestione era molto impegnata, anche sul piano politico e sociale, perché il cinema era visto come un mezzo importante per conoscere e analizzare il mondo. Poi siamo subentrati noi, nel 1976, e nel nostro comitato si sono aggiunti strada facendo altri membri.

Avete trovato subito un pubblico interessato alla vostra proposta?

La situazione era ben diversa da oggi. Nel 1976 a Bellinzona c’erano ben quattro sale cinematografiche: il Forum, l’Ariston, il Cinema Centrale e il vecchio teatro, che era anche adibito a cinema. Questi esercizi offrivano una programmazione parzialmente d’essai, quindi non è stato facile inserirsi. Poi le sale man mano hanno chiuso, e l’offerta in tutto il Ticino è diventata sfacciatamente commerciale: è allora che il ruolo del cineclub è diventato più importante, perché colmava lacune evidenti, come la proiezione dei film in lingua originale e di pellicole di qualità. Se abbiamo tenuto duro in tutti questi anni è proprio per questo: ci sembrava che esistesse ancora un pubblico che voleva questo tipo di cinema, che ne aveva bisogno, e noi ci siamo impegnati sempre di più in questo senso.

Quali sono stati i momenti di maggior difficoltà nel vostro percorso?

Anche prima della chiusura delle sale, i prezzi di affitto per noi insopportabili ci hanno costretti a proiezioni di fortuna, nelle aule scolastiche o comunque in luoghi non adatti al cinema. Abbiamo fatto diversi anni nell’aula magna del ginnasio, e poi scuola media, di Giubiasco. Negli anni Ottanta siamo anche arrivati a  proiettare in 16mm in una cabina che ci siamo costruiti da soli. All’inizio non potevamo usufruire nemmeno di contributi pubblici e quindi dovevamo basarci solo sulle entrate derivanti dalla vendita delle tessere. Ed era impossibile affittare una sala. Poi le cose sono cambiate e siamo riusciti a ottenere riconoscimenti sia cantonali, sia comunali, sia da altri sponsor in occasioni particolari. Da circa dodici anni, dopo una lunga parentesi all’Ideal di Giubiasco, siamo tornati al Forum di Bellinzona. Quando ha riaperto, ci è sembrato giusto tornare nella nostra città.

Oggi sembra che la visione in sala sia in crisi. È davvero così? Il numero dei vostri soci è variato nel tempo?

Da noi il numero di spettatori negli anni è cresciuto. All’inizio il pubblico non mancava, nonostante le sale fossero scomode. Ma godevamo ancora della coda di quegli anni Sessanta e Settanta, in cui il cinema era ancora sentito come qualcosa di importante. Poi, a poco a poco, c’è stato un calo dovuto in parte alla crisi di tutti i cineclub, e in parte alle condizioni non ottimali in cui dovevamo proiettare. Quando siamo tornati in vere sale cinematografiche, c’è stata una crescita molto rallegrante. Adesso possiamo vantare una media di 60 presenze per proiezione, il che è notevole, perché oggi al cinema le persone vanno molto meno. Questo testimonia un bisogno ancora vivo di vedere in sala un certo tipo di cinema, in versione originale. Il numero di spettatori per noi è considerevole anche notando che facciamo due proiezioni a settimana, il martedì sera e il sabato alle 18, escluse le vacanze scolastiche. Una decina di anni fa era stata fatta una statistica a livello svizzero sulla frequentazione dei cineclub e delle sale d’essai: eravamo ai primi posti. E questo ci stimola a continuare. Quest’anno abbiamo iniziato la nuova rassegna con circa 100 persone.

Quante proiezioni fate in un anno?

Per noi la stagione comincia a settembre, con l’inizio delle scuole, e finisce a giugno. Facciamo più di 70 proiezioni all’anno. E abbiamo quasi 400 soci: le tessere sono dunque la nostra entrata maggiore.

Anagraficamente come si compone il vostro pubblico?

Questo è un tasto dolente, perché, come invecchiamo noi, lo fanno anche i nostri spettatori. Attualmente la loro età va in prevalenza dai 50 anni in su, molti sono i pensionati. Il nostro punto debole è che non riusciamo, nonostante molti sforzi, a coinvolgere il pubblico giovane, che ormai fruisce del  cinema in maniera molto diversa. Scarica i film da Internet, li vede in streaming… Dall’anno scorso, per cercare di ringiovanire il pubblico, abbiamo offerto l’entrata gratuita agli studenti. Ma loro da una parte hanno le loro abitudini, e dall’altra non sono ancora ben informati. Quest’anno abbiamo anche deciso di scrivere ai presidi delle scuole superiori, perché informino gli studenti di questa possibilità di ingresso gratuito. All’inizio della stagione, con i film di Xavier Dolan, regista molto giovane, abbiamo visto alcuni ragazzi in sala. Dunque dipende anche dalla rassegna: registi come Tarantino attraggono di più, per esempio, rispetto a cicli sui classici del cinema, che per i giovani sono “preistoria”.

Perché continuare a difendere la visione in sala, oggi?

Perché è il miglior modo di fruire del cinema. La visione personale su computer o tablet spesso non favorisce la concentrazione che è necessaria per guardare un film. Il trend non è positivo, anche perché i giovani spesso mancano di cultura cinematografica. Quando insegnavo tenevo un corso facoltativo di introduzione al cinema e distribuivo un questionario: è impressionante quanto gli studenti sappiano poco. Quindi continuiamo a sperare per il futuro del cinema, anche se già lo scenario del Ticino dice molto: il cinema oggi è quello per famiglie, oppure dei grossi blockbuster americani. Con il moltiplicarsi dei multiplex l’offerta è questa. Ma è invece rallegrante vedere come i festival siano frequentati, perché c’è “l’evento”, qualcosa di diverso dalla fruizione classica, che oggi non funziona più.

Che tipo di rapporti avete tra cineclub?

C’è un rapporto molto stretto, infatti proponiamo insieme la maggior parte delle rassegne. Oltre a noi ci sono Locarno, Lugano e Mendrisio, con cui siamo costantemente in contatto e con cui ci troviamo almeno una volta all’anno per definire il programma della stagione. È molto importante collaborare con rassegne in comune: in primis perché un film in questo modo passa più di una volta in Ticino (quelle dei cineclub sono proiezioni uniche). In secondo luogo questa collaborazione ci permette di ridurre i costi, perché un conto è noleggiare un film per una proiezione, un altro richiederlo per quattro spettacoli.

Cosa proponete quest’anno? Il digitale vi sta dando più possibilità di scelta?

Per un cineclub in realtà sarebbe importante poter proiettare sia in digitale sia in pellicola, perché alcuni film sono disponibili solo in un formato. Le culle del cinema d’autore come la Cinémathèque suisse, o il Filmpodium di Zurigo, non a caso, continuano a farlo. Noi, invece, non avendo una sala nostra non possiamo. Quindi le nostre scelte sono in parte limitate da questo aspetto. Quest’anno abbiamo continuato la collaborazione con il festival Babel e con la rassegna a cadenza mensile sulla storia del cinema, che ormai proponiamo da dieci anni. Il programma prevede a Bellinzona e a Locarno una panoramica sui capolavori degli anni ’40 e ’50: John Huston, John Ford, Alfred Hitchcock, Joseph Leo Mankiewicz. Per quanto riguarda il cinema contemporaneo, invece, ci concentriamo sui film che non escono normalmente nelle sale, sul cinema d’autore che rimarrebbe sconosciuto.

Ad aprile, ad esempio, con la rassegna sul cinema svizzero, proporremo una selezione del meglio passato a Soletta e che purtroppo in Ticino non arriva, salvo in casi di successo come L’ordine divino. I film svizzero tedeschi o romandi, infatti, non hanno possibilità di uscire da noi, e dunque cerchiamo di colmare anche questa lacuna.

 

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