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Woody Allen torna a Hollywood

11.05.2016 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

Si inaugura stasera con una pellicola del regista americano - Café Society - la 69esima edizione del Festival di Cannes, che durerà sino al 22 maggio. 

di Daniela Persico

 

Stasera si inaugura la mitica Montée des Marches della 69esima edizione del Festival di Cannes, che con i suoi 40mila accreditati, tra stampa, professionisti dell'industria cinematografica e semplici cinefili, si conferma l'appuntamento più importante per chi si occupa di cinema. Mentre c'è chi si domanda quale senso abbia, in tempi di crisi, continuare a esibire lo sfarzo degli abiti lunghi per la mitica “salita” che precede la proiezione dei film più importanti (un'inchiesta sulle pagine di Libération), appare evidente che il “carrozzone” che ruota attorno alla Cannes di Lescure e Fremeaux (rispettivamente presidente e direttore del festival) conta anche sul glamour per attrarre l'attenzione globale, e non solo quella degli appassionati.

Una strada forse semplicistica, ma del resto il cinema ha sempre usato il fascino dei volti delle star per accalappiare gli spettatori e ancora una volta è chiamato a farlo nei prossimi dieci giorni di Festival. Si inaugura con “Café Society” di Woody Allen, un affezionato della selezione ufficiale del festival. Già nel 2011, era spettato al regista newyorkese il compito di inaugurare la manifestazione grazie al sognante “Midnight in Paris”, quest'anno ci riprova con un film in costume che ha inizio proprio nella Hollywood degli anni Trenta, laddove si costruisce quel “regno della finzione” che è il cinema.

La fotografia sensuale di Vittorio Storaro, scolpisce i protagonisti della storia sorpresi durante una festa, sul bordo di una piscina: un mondo annoiato e borghese che trascorre il proprio tempo parlando della forza di un divo o della trovata di un produttore di successo. A loro, si contrappongono i giovani che arrivano a Los Angeles con tanti sogni in testa e sono costretti a fare i conti con cosa realmente li aspetta. Succede allo sprovveduto Bobby (Jesse Eisenberg, chiamato a interpretare il ruolo del giovane Woody Allen, ebreo, newyorkese, cinico solo in apparenza, ma in realtà inguaribilmente romantico) che cerca aiuto nello zio Phil (Steve Carell), potente produttore hollywoodiano, pronto soltanto ad accompagnarlo di festa in festa.

Fino a sbolognarlo all'ammaliante segretaria Vonnie (Kristen Stewart), di cui il ragazzo si innamora follemente ma scoprirà essere l'amante del facoltoso zio. Il sogno d'amore ha vita breve, e infrante le illusioni Bobby tornerà a New York e metterà a frutto l'intuizione della “bella vita” aprendo un locale di grande successo, ma quel suo primo amore gli tornerà spesso in mente.

Omaggiando l'Hollywood classica, Woody Allen compone l'ennesima divagazione sul tema delle speranze perdute senza neppure crederci troppo. Al contrario di altri suoi film, qui vince la pura trovata occasionale, la gag senza conseguenze sull'evoluzione narrativa, e ogni personaggio è circondato da comprimari le cui azioni non arricchiscono mai la storia d'amore, tra l'altro piuttosto banale. Se il gusto della battuta pungente fa capolino anche in questo film, resta però soffocato da un eccessivo susseguirsi di eventi e storie parallele mai approfondite (basti pensare al fratello di Bobby, gangster che finisce condannato a morte senza però intaccare il successo del night aperto proprio con i suoi “soldi sporchi”).

“Café Society” (che in Svizzera uscirà nelle prossime settimane distribuito da Frenetic Films) garantisce comunque una buona inaugurazione per il 69esimo Festival di Cannes, perchè in fondo è un film che crede nello “spettacolo” e nel suo alone glamour, proprio come questo grande festival. E infatti sulla Montée des Marches, al fianco di un mostro sacro del cinema come Woody Allen, ci sono la nuova diva Kristen Stewart, che si è presentata a Cannes in versione biondo ossigenato, il talentuoso Jesse Eisenberg (protagonista di “Socialnetwork”) e Corey Stoll, volto noto in tv grazie alla serie “Gossip Girl” che è passata dal ruolo di disinibita seduttrice a quello della brava mogliettina.

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