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Il coraggio esemplare di un uomo

12.12.2017 - aggiornato: 19.12.2017 - 10:38

In scena il 17 dicembre, al Palazzo dei Congressi di Lugano, la vita del Santo patrono svizzero. A colloquio con gli ideatori e gli attori de "La vera storia di Nicolao della Flüe".

di Laura Quadri

 

Un luogo importante per un evento importante: verrà messo in scena dal Teatro Popolare della Svizzera italiana, domenica 17 dicembre alle 20.30 al Palazzo dei Congressi di Lugano, il dramma sacro in due atti La vera storia di Nicolao della Flüe, che tenterà di restituire sapore alla storia del Santo patrono svizzero, a 600 anni dalla sua nascita. Per capire e apprezzare quanto si andrà a vedere, bisogna ritornare un istante agli anni Ottanta, quando andò in onda alla radio un radiodramma sulla vita del grande Santo scritta da don Cesare Biaggini, del cui adattamento già allora si era occupato, come questa volta, Yor Milano.

Un progetto di riscoperta 

«Sapevo – ci spiega a questo riguardo il noto attore e regista – che San Nicolao mi avrebbe accompagnato a lungo; l'avevo già intuito quando da giovane abitavo a Moncucco e dovevo quindi frequentare la Parrocchia di San Nicolao di Lugano. L'idea di fare qualcosa di concreto venne però quando, un giorno, mi si presentò don Cesare Biaggini, che mi consegnò un dramma sacro scritto da lui in italiano arcaico; dramma che trovai così bello e coinvolgente che fui subito convinto a farne qualcosa per la radio. Adesso è passato del tempo, ma è un tempo propizio, perché siamo a 600 anni dalla nascita del Santo; non poteva che essere l'occasione giusta per farne un brano teatrale, osando dargli quasi l'aspetto di un musical, come abbiamo fatto. Sostanzialmente sono infatti convinto che la gente deve tornare a essere devota a San Nicolao: ci ha fatto tanto bene, è il Santo della pace. Alcuni, invece, non credono al suo digiuno, al suo intervento per la pace, cose che invece la gente deve sapere e riconoscere. La nostra rappresentazione si muove in questa direzione». 

Un protagonista complesso

Don Marco Dania, che si è occupato insieme a Yor Milano e Michele Radice della riduzione teatrale, ci racconta com’è nato il progetto: «Dopo una prima selezione in primavera, siamo arrivati a costruire un’equipe di attori professionisti, capaci, in gamba e di grande esperienza, cui abbiamo affiancato attori amatoriali. Le prove sono quindi iniziate a giugno, per riprendere con più intensità a settembre. Le difficoltà incontrate sono state un po’ di tutti i generi: dall’allestimento della scena perché ridesse l’ambiente della casa di San Nicolao e della valle circostante con l’eremo a restituire l’interpretazione giusta dei fatti. In questo senso gli attori professionisti hanno compiuto un ottimo lavoro: sono stati davvero bravi a prendersi cura dei diversi attori non professionisti, dando loro quelle conoscenze che li avrebbero aiutati a maturare».

La complessità del personaggio da rappresentare e della sua vita  è stata un'esperienza di crescita per le stesse persone che hanno reso possibile il progetto: «Quello che abbiamo voluto rendere presente è il dramma interiore ed umano di quest'uomo. Nel primo atto traspare molto bene la crisi interiore di San Nicolao davanti alla scelta da intraprendere nei confronti della sua famiglia, per la quale egli si confronta con il suo consigliere spirituale. Ma Nicolao non deve confrontarsi solo con sé stesso e i suoi fantasmi: è infatti soprattutto tentato dal demonio che vorrebbe evitare che egli maturi questa scelta e usa tecniche subdole per indurlo a rinunciare. Un dramma interiore, cui abbiamo cercato di dare giusto rilievo. Nella seconda parte, invece, ritroviamo un Nicolao maturo, che consiglia le persone fino a giungere alle vicende fondamentali: dalla verifica del suo digiuno da parte del Vescovo fino al suo intervento a favore della risoluzione della Dieta di Stans. Un personaggio che evolve fortemente, insomma, e non senza fatica». 

La forza delle convinzioni

L'interprete principale, Michele Radice, che vestirà i panni del Santo, spiega tutta la fatica di rendere credibile il personaggio: «In effetti – ammette – non ho quasi mai interpretato un ruolo analogo, a parte in un altro musical dedicato all'attualizzazione della storia di San Paolo. Il problema, per così dire, di San Nicolao è  che richiede di essere rappresentato fino in fondo, non puoi semplicemente abbozzarlo. Ho trovato qualche tratto storico che mi ha dato lo spunto per fare un lavoro sulla vocalità; da quello che mi risulta, doveva avere una voce bassa e profonda, calma e pacata. Ad ogni modo, è un personaggio di una forza e di un coraggio straordinari; per fare ciò che ha fatto devi avere delle certezze grandi. Come padre, so che in un certo senso i figli ti tolgono le tue certezze, ti rendono più vulnerabile, perché un padre dà la vita per i propri figli. San Nicolao aveva dieci figli ma è rimasto forte nelle sue convinzioni, ha avuto il Santo coraggio di andare fino in fondo alle cose; è un insegnamento importante».

Raccontare cantando

Dorotea viene invece interpretata da Chiara Gerosa che non recita ma canta. Come si interpreta una figura cosi sofferente per di più cantando? «Da una parte mi sono messa nei panni delle tante donne che perdono il marito ai giorni nostri, quelle che lo vedono fuggire da guerre e carestie per cercare una vita diversa e ho cercato di sentire lo struggimento di questo addio. Dall'altra ho colto la grande forza che Dorotea dimostra dicendo il suo sì, che non è secondario: senza il sì di Dorotea, Nicolao non avrebbe pronunciato il suo. Mentre canto penso proprio a questo, vedo davanti agli occhi questi addii carichi di sofferenza ma anche la certezza di dire sì a qualcosa, a Qualcuno che ci conosce profondamente». Non rimane, dunque, che annotarsi in agenda l’appuntamento di domenica 17, per non perdersi un evento che si preannuncia davvero imperdibile e unico nel suo genere, per preparazione e professionalità.

Prevendita: 058/866.66.00.

 

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