Home > Cultura

La vita del calciatore in scena a Bellinzona

14.01.2017 - aggiornato: 14.01.2017 - 17:03

Al teatro Sociale debutterà martedì 17, con repliche dal 19 al 22 gennaio, “Kubi”. Qui proponiamo interviste al giocatore, ad uno dei due registi e ad un’attrice.

© Teatro Sociale Bellinzona

di Nicoletta Barazzoni

Martedì prossimo 17 gennaio al Teatro Sociale di Bellinzona debutterà una produzione molto attesa. Andrà infatti in scena "Kubi", spettacolo ispirato all'omonimo libro sulla vita del celebre ex-calciatore della nazionale rossocrociata Kubilay Türkyilmaz. Vi proponiamo qui di seguito alcune interviste al giocatore, ad uno dei due registi e ad un’attrice.

 

Kubilay Türkyilmaz: Legato a due nazioni,la Turchia e la Svizzera

Se tu fossi rimasto nel tuo Paese d’origine avresti immaginato uno scenario come questo?

Sicuramente non avrei fatto lo stesso percorso. Non so che scenario mi si sarebbe presentato davanti ma di certo non avrei avuto le opportunità che ho avuto stando qui. La mia storia è stata particolare: mia mamma che arriva alla stazione, decide di rimanere invece di tornare in Turchia. Da quel momento è nata tutta questa storia strana. Sono dunque molto riconoscente al Paese che mi ha ospitato, anche perché quando mio padre si è ammalato ci hanno aiutati finanziariamente. Questa storia, prima con il libro e poi con lo spettacolo, la racconto anche come forma di ringraziamento per non averci mai lasciati soli.

Pensando all’identità, avrai sentito il doppio valore di appartenere a due culture diverse. In che modo sei riuscito a creare la tua identità?

Sono nato e cresciuto qui. Quando sono tornato ad Istanbul non sono tornato in una nazione a me estranea, anzi mi sono sentito subito a casa e a mio agio. Quando ad esempio sento parlare della situazione politica e dei conflitti che ci sono nel mio Paese mi intristisco. Le emozioni che provo le sento per entrambi i Paesi a cui sono molto legato e quindi sono entrambe le cose. 

Nel lavoro di Stroppini e della De Benedictis ti sei riconosciuto o avresti voluto che qualche cosa fosse fatta diversamente?

Mi sono ritrovato perché sono riusciti a cogliere, con grande sensibilità, quello che mi aspettavo da loro. Sono stati molto bravi nel valorizzare la mia storia, trasformandola in un libro e in uno spettacolo. Non ho fatto nomi perché non volevo dimenticare nessuno. Ho voluto che fosse un libro di tutti. Se leggendolo togli il mio nome ognuno può identificarsi in quello che legge.

Quando hai segnato quel fatidico calcio di rigore a quale delle due nazioni ti sei sentito di appartenere?

In modo totale mi sono sentito svizzero ma allo stesso tempo ho pensato anche alla Turchia perché mi vedevano come il loro ambasciatore, come il simbolo dell’Europa

 

Flavio Stroppini: Palcoscenico e stadio gemellati attraverso un simbolo d’integrazione

La scelta di questo lavoro riguarda il territorio ma è legata anche all’internazionalità. Quale altro aspetto ti ha colpito del personaggio?

 

Il fatto che non fosse consapevole di tutto questo carico di storia che si porta sulle spalle. È un ragazzo che ha vissuto in contesti diversi, cercando di essere tra la gente e per la gente, e che solo ora si sta rendendo conto di tutta la strada che ha fatto e di quanto la sua storia sia trasportabile ad altri. È bello vederlo oggi commosso nel raccontare ad altre persone la sua storia, e vederla raccontata in un altro ambito. Il suo modo diretto, onesto e appassionato ci ha affascinati sin da subito. Il suo modo di vedere il mondo lo abbiamo trovato ricco di spunti, così da individuare il luogo della narrazione nel quale poterci costruire sopra una storia. Abbiamo scoperto, intorno a lui, la figura della madre, un personaggio straordinario che ci ha affascinato sin da subito. Tutta la bellezza di Kubi proviene da questa donna che, nel male e nel bene, rappresenta un personaggio scritto per una sceneggiatura. Con il loro vissuto denotano una dualità che hanno accettato con grande dignità.

Identificare un personaggio del mondo del calcio permette di avere un certo tipo di pubblico. Hai aperto una porta già spalancata?

Certo la scelta di rivolgerci e trovare un campione del calcio è comunque una scelta fatta in relazione al progetto. Noi volevamo parlare di integrazione e cercavamo qualcuno che rivestisse questa immagine, catalizzando un pubblico non abituato al teatro. Quindi questa unione tra una storia teatrale e un pubblico attento al mondo dello stadio può rivelarsi un incontro interessante. In fin dei conti il teatro è di tutti e tutti dovrebbero avvicinarsi. Se portiamo gente che è abituata ad andare allo stadio e la portiamo a teatro, e se riusciamo a portare gente che è abituata ad andare a teatro, che si sente raccontare una storia che parla di calcio siamo più che soddisfatti e contenti. Non dimentichiamoci che lo sport è la narrazione perfetta da un certo punto di vista. Inizia, succede qualche cosa e finisce come tutte le buone storie dovrebbero fare, quindi la metafora sportiva a livello di narrazione funziona sempre.

 

Tatiana Wintele: Immigrata al contrario

 

 

 

 

 

Nello spettacolo rappresenti l’immigrazione che proviene dall’Italia. 

Essendo svizzera la mia è stata un’immigrazione al contrario perché andavo a Milano per frequentare la scuola del Piccolo Teatro quando avevo 19 anni, lavorando anche in Italia. Nella costruzione di tutto questo testo teatrale la cosa che più mi ha colpita è il discorso sull’integrazione soprattutto in questo momento storico.

In che modo si viene accettati? Solo se si riesce a fare qualche cosa di eclatante o se non hai delle opportunità rimani senza nessuna possibilità?

Sono domande che emergono da questo testo teatrale. E questo vale in tutti i campi, dallo scrittore, all’attore e via dicendo. Nello spettacolo sono una romagnola. Per convenzione abbiamo deciso di non parlare nessun dialetto. 

Partire da un’icona come Kubi è un modo per partire da un discorso ben preciso?

Certo però questo avviene dopo perché quello che viene messo in scena è il vissuto della mamma che è arrivata nel nostro Paese a 17 anni. 

Cultura

Assegnati i premi Möbius 2017

La Fondazione per lo sviluppo della cultura digitale, giunta alla sua ventunesima edizione, ha premiato il progetto Monitra e la piattaforma Treccani.

Cultura

La passione per Tolkien in un museo

SPECIALE SABATO - Tra le vigne grigionesi sorge il “Greisinger Museum”, unico al mondo, che espone 10mila pezzi da collezione legati alla narrativa …

Cultura

Storie di montagna, di uomini e di donne

Al via il 25 agosto la 24esima edizione del Festival dei Festival. Oltre ai veri protagonisti della rassegna, ossia i migliori film su vette e cime del mondo, ci sarà …

Cultura

Un funzionale "paradiso" a Giubiasco

Intervista alla direttrice del nuovo centro artistico Kami Manns. A pochi passi dalla stazione vengono riutilizzati gli spazi di un ex fabbrica a scopi culturali.

Cultura

La sfida è valorizzare l'organo

Intervista all'organista Andrea Coen, protagonista del quinto concerto di Ceresio Estate, martedì 25 luglio nella Chiesa di Santa Maria del Sasso a Morcote.

Cultura

Quando i colori vincono sul dolore

IL PERSONAGGIO - La giovane artista berlinese di origini ebraiche Charlotte Salomon espone la sua opera fino al 25 giugno a Palazzo Reale di Milano.

Cultura

In libreria un inedito di Tolkien

Gioiranno i fan del professore di Oxford: dopo 100 anni verrà pubblicato "Beren e Lúthien", scoperto dal figlio Christopher Tolkien nel 1918.

Cultura

Nuove scoperte nelle grotte di Qumran

SPECIALE SABATO -  Proponiamo dal nostro inserto un'intervista sulle novità emerse durante la campagna di scavo realizzato dalla Facoltà di Teologia …

Cultura

Il sorriso della Gioconda? Felice

Dopo secoli, uno studio mette luce sull'alone di mistero attorno al famoso ed enigmatico sorriso della Monna Lisa.

Cultura

L’architetto degli zar, lo zar degli architetti

Giacomo Quarenghi alla Pinacoteca Züst di Rancate. Dal valore di questo artista cosmopolita emerge una delle stagioni più fulgide dell’ …

Cultura

Nel giardino creativo di Gaudì

Domani al Palacongressi un’opera multimediale dedicata all’architetto spagnolo, il cui testo è stato firmato da Gilberto Isella.

Cultura

Lungo le vie di Todorov, l’ultimo umanista

A pochi giorni dalla scomparsa, ricordiamo il grande studioso di semiologia e linguistica di origine bulgara.

Cultura

Da Tuttwil a Milano: la storia di Hoepli

All'USI un incontro-dibattito per raccontare la storia della famiglia svizzera che, partendo da una libreria a Milano, fondò la nota casa editrice. 

Cultura

Il latino? Un atto d’amore per la libertà

Nicola Gardini, docente di Letteratura italiana ad Oxford, ha scritto un racconto appassionato in cui a far da protagonista è la bellezza senza tempo della lingua latina …

Cultura

La vita del calciatore in scena a Bellinzona

Al teatro Sociale debutterà martedì 17, con repliche dal 19 al 22 gennaio, “Kubi”. Qui proponiamo interviste al giocatore, ad uno dei due registi e ad …

Cultura

Un tesoro di erudizione e passione

Antologia di brani selezionati dai lavori di Giovanni Orelli. Da “L’anno della valanga” alle delicate quartine per il nipote Francesco alle soglie del nuovo …

Accesso e-GdP

banner_reportage_siria.jpg

banner_arte-e-cultura.jpg

banner_alberghi_albergatori.jpg

Ieri nel mondo

banner_spot_youtube_chi_siamo.png

misericordia_2015.jpg

catt-ch2.jpg

Il sito ufficiale della Diocesi diLugano

banner_caritas_ticino.jpg