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La russofobia vista dai russofili

06.08.2016 - aggiornato: 06.08.2016 - 16:34

Interessante serata sul libro "Russofobia, mille anni di diffidenza" di Guy Mettan, ieri al Rivellino di Locarno.

di Claudio Mésoniat

Complice il non esaltante programma festivaliero, ho pensato ieri di fare una capatina al Rivellino, dove i fratelli Sciolli avevano messo in cantiere la presentazione di un libro interessante (a lato di mostre e proiezioni filmiche). In concomitanza con la solenne rassegna cinematografica? Ebbene sì, perché, malgrado Arminio Sciolli intervistato giovedì dal GdP negasse gigionando ogni intento polemico verso il Golia solariano, una davidica vena «alternativa» è innegabile in questo «Strappo al Rivellino» (titolo ufficiale dell’edizione 2016 di questo piccolo contro-festival). La ferita apertasi due anni fa tra Sciolli e Solari, con il naufragio della collaborazione tra festival e Cinemateca russa (tra le maggiori del mondo), di cui Sciolli si era fatto mallevadore, non è ancora rimarginata. E così, tra proiezioni e conferenze stampa del Grande Festival, gli Sciolli infilano le loro modeste proposte, ivi comprese le proiezioni di film esclusi dalla rassegna guidata da Chatrian. Ma veniamo alla serata.

Confesso, e mi scuso, che al Rivellino non ero mai stato. A chi condividesse questa lacuna, suggerisco una visita. Ne vale la pena. Per quel che resta della fortificazione (attribuita a Leonardo), certo, ma anche per il clima culturale che vi si respira e di cui la serata di ieri era impregnata. Sinceramente, nel bene e nel male. Il bene: il coraggio di mettere a tema il nostro rapporto di europei occidentali con l’altro polmone dell’Europa, la Russia: un rapporto tanto decisivo (e trascurato) quanto innegabilmente difficile e viziato da reciprochi pregiudizi. Il male: un manipolo di relatori un po’ abborracciato, di cui l’ospite, Sciolli, non ha probabilmente curato molto l’assortimento. Non per il loro valore in sé (non mi permetterei), ma per il tono monocorde dei loro punti di vista. Tutto un coro di inossidabili russofili, con legittime simpatie putiniane e meno legittime nostalgie sovietiche. Una sfilata di militanti poco interessati, purtoppo. al libro che forniva lo spunto alla serata. Non credo affatto che questo fosse l’intento degli organizzatori, a proposito dei quali aggiungo che le loro meritevoli iniziative, sempre condotte con modestia e autoironia, mi pare denotino i pregi e i difetti di un simpatico autodidattismo. E i pregi (dei difetti ho già detto) non sono pochi: il clima che si respira al Rivellino è quello di una curiosità molto aperta alla realtà, di una passione semplice e onnivora per la cultura, senza snobismi (e scusate se è poco); la componente russofila degli Sciolli mi pare evidente: ma che male c’è nell’aver creato un piccolo avamposto divulgativo della grande cultura russa nel nostro Paese?

Torniamo al libro. Poco o nulla si è detto ieri sera delle tesi dell’autore, il collega ginevrino Guy Mettan, che scava volenteroso in mille anni di storia alla ricerca delle radici della «russofobia» occidentale. Ci sono pagine belle e utili sui conflitti politico-religiosi tra ortodossia slavo-bizantina e cattolicesimo medievale e moderno. Purtroppo, facendosi prendere la mano da un vecchio e logoro schema protestantico, il Mettan crede di dover individuare la radice del problema in un presunto «odio dei Papi per il cristinesimo originario». Tesi un po’ strampalata. I relatori hanno invece battuto e ribattuto sulle (anche reali) manipolazioni mediatiche delle recenti guerre di Georgia e Ucraina. Quando non sul «capitalismo consumistico» dell’Occidente e sui misfatti della NATO, strumento diabolico nelle mani dell’imperialismo USA...

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