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"L'arte che offre consolazione e speranza"

02.04.2016 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

Per la prima volta, un libro raccoglie e illustra il pensiero del Santo Padre in ambito artistico: "L'arte ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e tutti".

Parte della copertina del libro. (Foto dal web)

(foto dal web)

di Emanuele Mùrino

 

«Non dobbiamo avere paura di trovare e utilizzare nuovi simboli, nuove forme d’arte, nuovi linguaggi, anche quelli che sembrano poco interessanti a chi evangelizza o ai curatori ma che sono invece importanti per le persone, perché sanno parlare alle persone», parole semplici ma profonde, dirette e lineari come la persona che le ha scritte: Papa Francesco. Ebbene sì, lo stile Bergoglio – fatto di concretezza e "understatement" – tocca pure l’arte. Per la prima volta, un libro raccoglie e illustra, con un’inesauribile serie di considerazioni personali, il pensiero del Santo Padre sull’arte. Si tratta di papa Francesco - La mia idea di arte, curato da Tiziana Lupi ed edito, a dicembre 2015, da Edizioni Musei Vaticani e Mondadori. Undici capitoli per undici opere che disegnano la galleria d’arte ideale del Pontefice.

 

Le scelte di Francesco sono precise e si legano al tema dello "scarto" e degli "scartati". «Questa società – scrive il Papa – ha preso l’abitudine, dopo l’usa e getta delle cose, di usare e scartare anche le persone, così come butta via le loro illusioni e i loro sogni » mentre «la Misericordia di Dio non scarta».

 

Interpreti di questa filosofia, per il Papa, sono opere apprezzate a livello universale e altre meno note. Tra queste ultime, il Cristo operaio e la Vergine di Luján, sculture realizzate nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e oggi esposte nei Giardini Vaticani. Entrambe sono opera di Alejandro Marmo, artista argentino che le ha create con pezzi di ferro recuperati in fabbriche e laboratori. Materiali scartati che riprendono dignità e testimoniano «tutta la disperazione, la violenza, l’orrore che sperimenta chi, per la prima volta, si inoltra in alcune periferie concrete ed esistenziali».

 

Nella galleria d’arte tracciata da Bergoglio, non mancano, però, esempi più noti. Sulla Cappella Sistina, il Papa chiede: «Cosa ha fatto Michelangelo? Un lavoro di evangelizzazione». Analogamente a quanto accadeva nelle cattedrali del Medioevo, con le sculture a fare da catechismo per chi non sapeva leggere, nel genio pittorico dell’artista aretino, Francesco individua la «perfetta sintesi di quella Misericordia divina che non scarta alcun uomo». Pareti e volte della Sistina, infatti, rappresentano magistralmente l’alternanza continua tra peccato e perdono.

 

Oppure l’Obelisco di San Pietro: innalzato in origine a Heliopolis, in Egitto, arrivò a Roma nel 40 d.C per volere dell’imperatore Caligola. La collocazione attuale si deve a Sisto V, nel 1586, e richiese un lavoro d’ingegneria incredibile per l’epoca. La sola imbragatura durò sette mesi e l’innalzamento impiegò «44 argani, oltre 900 operai e 140 cavalli». A obelisco eretto, ci si rese conto che le corde stavano per spezzarsi. Nel silenzio generale, imposto addirittura con pena di morte, un ex marinaio ligure, incurante del divieto, urlò: «Acqua alle corde!». Quell’uomo era Benedetto Bresca – uno degli ultimi, si direbbe oggi – e il suo consiglio valse il compimento dell’opera. Naturalmente, non fu giustiziato. Ringraziato personalmente dal Papa, vide attribuito a lui e alla sua discendenza il privilegio di fornire a San Pietro le palme sanremesi per la Domenica delle Palme.

 

E ancora: la statua bronzea di San Pietro in Cattedra, all’ingresso nella Basilica Vaticana, conosciuta per i suoi piedi consumati e lucidi, per le carezze fatte dai fedeli. Una statua che testimonia come l’arte possa trasformare. Secondo quella che per molti è leggenda, essa dovrebbe essere il rimaneggiamento di una preesistente statua bronzea di Giove Capitolino. Per altri, ed è teoria più consolidata, l’opera sarebbe stata realizzata da Arnolfo di Cambio alla fine del XIII secolo. E pure l’artista toscano avrebbe trasformato la statua modificandola fino all’attuale aspetto con la mano destra benedicente e la sinistra che stringe le simboliche chiavi.

 

Un viaggio affascinante, quello tra le opere d’arte ideali del Papa, che ruota sempre attorno a un concetto: l’arte, spiega Bergoglio «ha in sé una dimensione salvifica e deve aprirsi a tutto e a tutti, e a ciascuno offrire consolazione e speranza».

 

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