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Riemerge l’imponente progetto di Carlo Cattaneo

22.11.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:03

Viene presentato a Lugano giovedì 26 novembre l'opera che inaugura la nuova collezione degli scritti del grande “lombardo svizzero”. 

Carlo Cattaneo, membro del Governo Provvisorio milanese durante le Cinque Giornate, respinge l’armistizio il 20 marzo 1848 (Luvini, G. Cozzi editore Milano), Civica Raccolta di stampe A. Bertarelli.

Il prof. Lacaita, che ci racconta piu sotto del volume, sarà tra i relatori della presentazione dell’opera, che inaugura la nuova collezione degli scritti del grande “lombardo svizzero”.

"Carlo Cattaneo. Notizie naturali e civili su la Lombardia" (1844) sarà presentato giovedì 26 novembre (ore 18) alla Sala del Consiglio comunale del Palazzo Civico di Lugano. L’iniziativa è promossa dal Comitato italo-svizzero per la pubblicazione delle opere di Carlo Cattaneo, in collaborazione con l’Associazione Carlo Cattaneo di Lugano e gli editori Le Monnier di Firenze e Casagrande di Bellinzona. Oltre a Lacaita, interverranno il presidente del Comitato italo-svizzero Franco Masoni, il rettore emerito dell’Università degli Studi di Milano Enrico Decleva, il primo presidente della Regione Lombardia Piero Bassetti, il curatore del volume Giorgio Bigatti e l’archivista cantonale Carlo Agliati. 

 

 

di Carlo G. Lacaita*

 

È stata sempre grande l’ammirazione per quest’opera collettanea del 1844. In particolare per la splendida Introduzione di Cattaneo, che non a caso è stata ripubblicata a parte numerosissime volte. Se Gaetano Salvemini la definiva «il più bel lavoro del grande lombardo», Graziadio Ascoli lodava l’ampiezza e la modernità dell’impianto e Luigi Einaudi, a sua volta, giudicava miracoloso il connubio tra «splendore della forma letteraria e rigore della scienza». 

A distinguere però questa nuova edizione e a renderla particolarmente importante è la riproposizione dell’intero materiale raccolto da Cattaneo nel 1844 per realizzare, in occasione del sesto Congresso degli scienziati italiani, che doveva tenersi a Milano, un’opera nuova rispetto alle pubblicazioni fino allora apparse nelle precedenti sedi dei Congressi (Pisa, Torino, Firenze, Padova e Lucca). Non più volumi di taglio municipalistico (spesso “vuoti e frivoli libri”), ma analisi ad ampio spettro delle diverse regioni italiane, come per la Svizzera aveva fatto il suo amico di gioventù Stefano Franscini. 

A partire dalla Lombardia appunto, si trattava per Cattaneo di realizzare una serie di monografie regionali, da integrare in prosieguo di tempo anche al di là dei Congressi scientifici, che dal ’39 si stavano tenendo ogni anno nella penisola, come già in altri paesi. «Non è un libro», scriveva infatti Cattaneo nell’Avviso al lettore, «né più di un libro che noi vogliamo aggiungere alla congerie scientifica; - è un’istituzione che vorremmo fondare», ossia un modo nuovo di indagare la variegata realtà italiana, con analisi puntuali e continuamente aggiornate. 

Attraverso tali studi, secondo Cattaneo, sarebbe emerso sempre meglio il ruolo svolto dalle città come centri propulsivi dello sviluppo civile (un concetto già da tempo evidenziato nei suoi scritti) ma in un contesto ben più ampio del solo territorio comunale, qual era appunto la Lombardia o la Sardegna (di cui si era già occupato nel “Politecnico” del 1841) o la Sicilia (di cui intendeva occuparsi). 

Per questa via, aggiungeva, si sarebbe potuto cogliere sempre meglio sia l’unità del “colosso italiano” sia le peculiarità delle parti costitutive, alla luce dell’intreccio concreto di elementi fisici e di elementi culturali, di caratteristiche naturali e di interventi antropici compiuti con il lavoro, gli atti di intelligenza, le istituzioni sociali create dalle popolazioni nel corso della storia. E insistendo sul nesso, per lui fondamentale, tra conoscenza e azione, affermava che solo ottenendo «quell’intima e verace cognizione» delle «singole patrie municipali» e insieme della «patria comune», si sarebbe potuto «pensare e operare il pubblico bene entro i confini del possibile e dell’opportuno, e senza mistura di mali». 

Se fu l’occasione del sesto Congresso dei “dotti” a far emergere il progetto cattaneano, l’esigenza che lo ispirava nasceva da una riflessione avviata sin dagli anni Venti e nutrita di letture che spaziavano dalla storia all’economia, dalla filosofia al diritto, dalla letteratura alla linguistica, dalla geografia alla statistica, nella convinzione che per essere adeguato alla complessità del reale l’impegno conoscitivo deve utilizzare metodi, strumenti e approcci pluridisciplinari diversi.
Non a caso quando passò, dopo la prima esperienza di pubblicista militante, a dirigere “Il Politecnico”, Cattaneo cercò non solo di incrementare e diffondere le conoscenze nuove, ma anche di favorire l’integrazione dei diversi saperi per illuminare sempre meglio il “poliedro” della realtà

Anche per questo riuscì agevolmente a riunire attorno a sé quell’ampia schiera di specialisti, a cui si rivolse nel 1844, quando decise di andare avanti nonostante il rifiuto della Congregazione municipale di accogliere il suo progetto di monografia regionale.

Riservandosi il ruolo di coordinatore dell’opera impegnato a vagliare i testi e se necessario a intervenire per amalgamarli e integrarli, Cattaneo affidò ai cultori delle diverse discipline la stesura dei numerosi capitoli che dovevano illustrare il mosaico regionale sia dal punto di vista naturale (dai primi dati geografici a quelli meteorologici, dallo stato geologico a quello idrografico, dalla flora alla fauna), sia sotto l’aspetto civile (dalla dinamica demografica al linguaggio, dalla rete di infrastrutture viarie e irrigatorie alle attività agricole, commerciali e manifatturiere, dagli ordinamenti giuridici alle Istituzioni culturali, religiose, sanitarie e assistenziali). 

Diversamente dalle previsioni però, non tutti i contributi richiesti giunsero in tempo e in forma compiuta, sicché nell’approssimarsi dell’apertura del Congresso, Cattaneo dovette decidere di dare alle stampe solo il primo volume dedicato agli aspetti naturali, premettendo l’ampia Introduzione generale, che doveva chiarire ai lettori il senso complessivo dell’opera, mostrare l’intreccio realizzatosi nel corso della storia tra le disposizioni della natura e i mutamenti prodotti dalle popolazioni, e fare emergere da tale intreccio i tratti concreti dell’identità lombarda.

Quanto al secondo volume, costruito in parte ma non ultimato, il sopraggiungere di nuovi impegni fece presto differire la ripresa del lavoro interrotto, e anche in seguito, pur restando in Cattaneo il desiderio di rimetterci mano, non fu più realizzato.

Sta qui la prima novità della presente edizione delle Notizie naturali e civili su la Lombardia, che per la prima volta mette a disposizione degli studiosi non solo i testi che erano apparsi nel 1844, ma anche i contributi e i materiali raccolti per il volume non pubblicato.
Un secondo elemento che la fa apprezzare è dato dal lavoro compiuto da Giorgio Bigatti sia nel denso saggio introduttivo in cui ha ricostruito puntualmente la vicenda del progetto cattaneano nel quadro della Milano di metà Ottocento, sia nell’ampio apparato di note storico-critiche predisposte a corredo dei testi raccolti. 

Il terzo elemento che connota i due tomi dedicati all’opera del ’44, è che con essi ha inizio la nuova edizione degli Scritti del grande lombardo, promossa dal Comitato italo-svizzero, a trentaquattro anni di distanza dalla conclusione della sua prima impresa. Fu questa, avviata subito dopo il secondo conflitto mondiale, a far riscoprire Cattaneo e a farlo riconoscere come uno degli autori più vivi dell’Ottocento europeo. 

Grazie alla fioritura di studi e di ricerche che proprio questa edizione ha reso finora possibile, nuove esigenze si sono imposte e sono diventate sempre più urgenti. Basti dire che se numerosi scritti inediti o ignorati perché anonimi sono stati recuperati e aggiunti alla bibliografia dell’intellettuale lombardo, molti altri, a lui attribuiti sono stati a loro volta espunti perché riconosciuti non suoi.  La stessa presentazione editoriale dei testi raccolti, ordinati secondo il criterio tematico anziché quello cronologico, ha complicato non poco la puntuale ricostruzione dell’itinerario intellettuale dello scrittore e la rappresentazione del sistema di idee che sta alla base della sua produzione, tanto ricca di motivi fecondi e di intuizioni geniali quanto dispersa nelle sedi editoriali più diverse, e per giunta sin dall’inizio condizionata dall’incombente censura, che impediva di dibattere certi temi. 

Da qui la decisione assunta dal Comitato italo-svizzero di realizzare l’edizione critica dell’intera produzione dell’autore lombardo, ordinandola cronologicamente e dotandola di un adeguato apparato di note. Una decisione che ha già dato eccellenti risultati sul versante dei Carteggi, la cui doppia serie sta per arricchirsi di un nuovo volume, e che con i due tomi delle Notizie naturali e civili su la Lombardia ottimamente curati da Bigatti, è passata ora a darli anche sul versante degli Scritti.

 

*Già ordinario all’Università degli studi di Milano

 

 

 

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