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L’imponente San Giuseppe di Antonio Maria Nardi

16.03.2014 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:05

L’affresco fu commissionato da don Alfredo Leber.

L’affresco è stato realizzato nel 1932 ed è collocato nel portico di accesso al Centro Parrocchiale di Sorengo. (Foto Crinari)

di Giuseppe Muscardini

Se per brevità dovessimo riassumere i tratti distintivi della produzione di Antonio Maria Nardi (1897-1973), potremmo liquidare la questione definendo questo valido artista un pittore di angeli e di santi. Ma sarebbe un giudizio molto riduttivo, perché all’arte sacra Nardi giunse dopo il periodo in cui si affermò come illustratore di riviste e giornali. Fatto è che la rappresentazione del reale e dello spirituale gli riusciva piuttosto bene.

I suoi santi si caratterizzano per equilibrio e compostezza stilistica: solo per citare un esempio, un celebre San Giorgio apparso nel 1925 nella rivista “Piccolo mondo sereno”, richiama con singolare immediatezza le godibili strisce dei più recenti Hugo Pratt e Milo Manara. Efficacissimo l’affresco di San Giuseppe Lavoratore firmato da Nardi nel 1932, attualmente collocato nel portico di accesso al Centro Parrocchiale di Sorengo.

L’opera, garbatissima, evoca l’idea di un tenero contatto familiare: San Giuseppe pone la mano rassicurante sul capo del piccolo Gesù - intento a costruire una croce con gli strumenti a disposizione -, quasi a proteggerlo dagli inquietanti annunci della sofferenza, già preconizzata in disseminati dettagli. Si percepisce nel riempimento dei bordi e dei contorni tutta la potenza del segno, resa ancora più incisiva dalle dimensioni dell’affresco.

L’ampia superficie pittorica, 300 centimetri per 173, poggia su putrelle di ghisa elevando il dipinto “ad altezza d’uomo” e consentendo al visitatore di retrocedere di qualche passo per visionare l’insieme e cogliere così, nel silenzio opaco del chiostro, una miriade di indizi allusivi. Gli attributi consueti di San Giuseppe sono restituiti da Nardi per stabilire un concreto collegamento tra l’ordinario lavoro del falegname di Nazareth e il supplizio subito dal figlio con la Crocifissione.

Tre lunghi chiodi appuntiti accanto ai piedi di Gesù, una tenaglia e un martello, evocano la Deposizione e l’intervento dello schiodatore che rimosse il corpo dalla croce. La veste rossa del piccolo Gesù contrasta con quella marrone e più austera di San Giuseppe, e il santo falegname ne esce come un uomo imponente, alto e ben piantato, con la solenne dignità delineata in volto.

È una separazione rigida dai modelli dell’iconografia ufficiale, dove il padre putativo di Cristo, ricurvo e con la barba bianca, si contraddistingue per l’età avanzata. Qui lo sposo di Maria è invece ancora in forze, dedito al proprio lavoro e capace di trasmettere i segreti del mestiere al figlio adottivo, che indugia sotto l’effetto di una carezza per rivolgere lo sguardo allo spettatore. Entrambi tralasciano pialle, seghe, colle e vernici, ritagli di legno e trucioli sparsi, per assecondare una sofferta meditazione sui terribili eventi che già si possono presagire.

Nel mettere mano all’affresco agli inizi degli anni Trenta, Antonio Maria Nardi ben manifestava le sue intenzioni artistiche, suggerite da un’attitudine consolidata nel dipingere le pareti dei luoghi di culto. L’esperienza maturata in Italia come decoratore di chiese, gli permise di estendere le proprie competenze in Ticino, dove portò a termine per il Seminario di Lugano il San Giuseppe e Gesù che è oggetto di questo articolo, oltre all’affresco di un’Immacolata, oggi perduto, come apprendiamo dalla Segreteria del Seminario Diocesano di Lugano.

Il San Giuseppe e Gesù di Nardi, poi mutato in San Giuseppe Lavoratore, era situato fino al 1998 presso l’ex-Seminario San Carlo a Lugano-Besso e pervenne a Sorengo quando Don Walter Fontana, autore peraltro dell’agile pubblicazione Sorengo 1962-1982. Il restauro del Centro Parrocchiale, Casa del Sagrestano (XII-XVI sec.), Convento dei Cappuccini (XVI-XVII sec.), Chiesa di Santa Maria Assunta, era titolare della Chiesa di Santa Maria Assunta e dell’intero complesso conventuale.

Nardi operò in Ticino dal 1932 al 1948, realizzando un’Annunciazione per la chiesa di Vergeletto, l’affresco della Madonna con Bambino Gesù per la Cappella privata della Famiglia Masina di Massagno, il San Giuseppe di proprietà della Famiglia Casella di Lugano, una Santa Rita per il Convento Istituto Santa Caterina di Locarno, un ulteriore San Giuseppe presso la Casa dei bambini Culla S. Marco di Bellinzona e il Sacro Cuore di Gesù di proprietà della famiglia Cavaliere di Mezzovico. Il ciclo della pittura murale iniziò per lui nello stesso periodo in cui si dedicò all’affresco di San Giuseppe conservato a Sorengo.

Animato da fervore spirituale e religioso, Nardi studiò e applicò le tecniche con perizia, ottenendo risultati eccellenti nel genere sacro grazie ad una determinazione che lo induceva a considerare l’arte del dipinto murale come la più difficile, la più faticosa, la più solida, la più vitale e bella. La cura esecutiva nel portare a compimento il San Giuseppe, garantì l’esito felice dell’impresa.

Non ci dispiace, allora, che il trasferimento dell’opera dall’ex Seminario di Lugano abbia privilegiato gli ambienti del Centro Parrocchiale di Sorengo, oggi degnamente amministrati da Don Gianni Sala. Una scelta opportuna e coerente, poiché l’attigua chiesa di Santa Maria Assunta conserva nella controfacciata lacerti di affreschi risalenti all’XI secolo, curiosamente vicini agli elementi formali di Nardi.

Per l’affinità delle fisionomie, per le fattezze e i contorni nitidi, per la medesima staticità della composizione, le antiche figure dei santi Ambrogio, Gervasio e Protasio paiono dialogare in buona armonia con il nostro San Giuseppe, poco lontano.

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