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L'Olimpiade dell'arte è a Basilea

10.06.2017 - aggiornato: 22.06.2017 - 08:12

SPECIALE SABATO - Edizione numero 48 per Art Basel, dal 15 al 18 giugno, il tempio dell'arte del nostro tempo. Da vedere c'è tantissimo ed è davvero il meglio.

© foto GdP

di Dalmazio Ambrosioni

 

Leggo ed ho un  sussulto: “Art Basel, prezzi strepitosamente bassi”. Ma come, se alle grandi aste i prezzi dell’arte contemporanea vanno alle stelle, e si sa che Art Basel è il tempio dell’arte del nostro tempo. Infatti lo slogan si riferisce non alla fiera ma agli hotels.

E ci sta perché Basilea è città accogliente, anche nei prezzi, basta saper scegliere. Per l’Art tutt’altro discorso, lo slogan potrebbe essere guardare ma non toccare, a meno che si sia danarosi collezionisti o direttori di musei.

Ma anche per chi non può toccare, la stragrande maggioranza, da vedere c’è tanto, tantissimo, al limite del sopportabile. Tanto che, potendo, una visita all’Art è meglio programmarla su più giorni. Per vivere con calma L’Olimpiade dell’arte, e la definizione non è mia ma del New York Times; per visitare la città e i suoi musei, le sue straordinarie offerte cultural-artistiche.

 

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Il concetto di Olimpiade non è un’americanata, anzi. Primo perché l’importante è partecipare e, credetemi, non è proprio facile. Di fronte ad un’aggressiva domanda davvero mondale e sempre meno eurocentrica, i criteri di selezione per le Gallerie si sono fatti rigidissimi e carissimi. Secondo perché l’agonismo è estremo, si partecipa per vincere. Chi viene accettato ha un fiore all’occhiello e, visto quel che costa, deve assolutamente dare il meglio di sé, che vuol dire programmare al livello più alto possibile per tutto un anno, da un’Art all’altra.

Olimpiade dell’arte lo è anche per i visitatori, che davvero qui possono vedere il meglio. Il meglio? Forse, dipende dai gusti. Certamente quanto di più significativo pulsa nell’arte contemporanea, con sempre un robusto sguardo anche sull’arte moderna.

È così dal 1970, quando è nata da un’idea dei galleristi e collezionisti Trudl Bruckner, Balz Hilt e i coniugi Ernst e Hildy Beyeler. Pareva un’iniziativa per un’élite, per specialisti, è diventata un fenomeno di massa. Addirittura un prodotto d’esportazione con tanto di imprinting elvetico tanto che se nel 2002 (dopo l’attentato alle Torri gemelle) ha reso omaggio a New York, poi ha aperto (ha dovuto aprire, per troppo successo) delle succursali a Miami Beach e a Hong Kong, che via via hanno assunto un’identità propria, pur mantenendo il rapporto con quella che, con una definizione fin troppo facile, continua a essere definita “la madre di tutte le fiere”.

Di sicuro il più importante e prestigioso punto d’incontro del mondo artistico internazionale.

 

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Buchmann Galerie, unica presenza ticinese

Qualcuna ci andava, tante avrebbero voluto esserci. Oggi l’unica “ticinese” a vocazione internazionale presente all’Art Basel è Buchmann Galerie: Lugano, Agra e Berlino. «Ci andiamo dai primi anni Ottanta, lo sforzo è sempre maggiore ma è un motivo d’orgoglio esserci», ci dice Elena Buchmann. Che è presente (Halle 2.0, stand B6) con i suoi artisti. Ossia Tony Cragg con una nuova opera in legno stratificato, laccato rosso (Mean Average, 2017) e una piccola scultura in ceramica smaltata color argento;

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