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Frammenti di antichità a Rancate

19.06.2016 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

Capolavori italici, etruschi e greci esposti a Rancate, nell’ambito della mostra che rende omaggio alla versatile attività di collezionista di Giovanni Züst.

di Omar Bergomi

 

Nonostante il nome di Giovanni Züst sia quasi sempre collegato a quello della sua raccolta pittorica, in realtà egli poteva vantare anche una grandissima collezione archeologica. Il magnate basilese era infatti pure un grande appassionato di arte antica e fu capace, nel corso della sua vita, di raccogliere centinaia di pezzi che testimoniano di civiltà passate. 

 

I reperti assemblati da Züst sono tutti di provenienza italiana, ma appartengono a contesti ed epoche molto diversi tra loro, il che offre la possibilità di avere un’ampia visione della lunga storia della vicina penisola. Questa raccolta è importante non solo per i suoi pezzi di grande valore storico, ma anche perché è all’origine dell’apertura dell’Antikenmuseum di Basilea, uno dei principali musei archeologici della Svizzera, e rappresenta uno degli ultimi esempi di quel grande collezionismo privato di reperti antichi che per diverse ragioni è andato scomparendo. Oggi è inoltre sempre più raro imbattersi in filantropi di questo genere, che desiderino donare le proprie raccolte in blocco a enti pubblici, mettendole così a disposizione della comunità.

 

Cronologicamente, gli oggetti più datati della collezione appartengono alla cultura cosiddetta Villanoviana, ovvero una delle popolazioni protostoriche che occupavano gran parte dell’Italia centrale tra il IX e l’VIII secolo a.C. I pezzi risalenti a quest’epoca lasciano già intravedere alcune caratteristiche che poi verranno in parte riprese da una delle civiltà più peculiari dell’antichità e sulla quale si focalizza principalmente la collezione di Züst, ovvero quella etrusca. Numerosi sono infatti i bellissimi vasi di bucchero tipici di questo popolo, riconoscibili dal particolare colore nero lucente. Così come immancabili sono pure le importazioni greche (e le imitazioni locali di queste ultime) che contraddistinguevano il mercato d’Etruria, uno dei più fiorenti del Mediterraneo. Esse provenivano dai due grandi centri che hanno dominato la produzione ceramica ellenica, ovvero in un primo tempo Corinto, con i suoi piccoli vasi per oli e profumi decorati da motivi vegetali ed animali, e successivamente Atene, che soppiantò il precedente grazie soprattutto alle belle anfore a figure nere (e poi rosse) su cui erano spesso rappresentate delle scene mitologiche. 

 

In particolare in mostra a Rancate si trovano dei vasi che raccontano di storie poco conosciute e per questo molto interessanti, come per esempio il mito di Anfiarao, che troviamo su di un’anfora etrusca a imitazione attica. Veggente della città di Argo, Anfiarao aveva previsto che qualora fosse andato a combattere nell’imminente battaglia voluta da Polinice contro la città di Tebe, avrebbe finito col perdere la vita. Per evitare ciò, decise di nascondersi senza rivelare a nessuno, tranne che alla moglie, dove si fosse rifugiato. Polinice, che necessitava di Anfiarao, riuscì però a corrompere la consorte di quest’ultimo, promettendole la collana dell’eterna bellezza, facendosi così dire dove il veggente si trovava e costringendolo quindi a partire per la battaglia. Sul vaso etrusco troviamo proprio il momento in cui Anfiarao sta salendo sul carro da guerra e, mentre si appresta a partire, sembra voler sguainare la spada proprio in direzione della moglie, che nel frattempo lo osserva soddisfatta stringendo in mano la collana.

 

Trattandosi di una collezione composta nella quasi totalità di oggetti di provenienza funeraria, e quindi di tombe appartenenti ad un ceto sociale elevato, non potevano mancare armi e gioielli. In esposizione sono infatti anche un’armatura in bronzo con relative armi da collegare ad una sepoltura maschile, così come dei gioielli e degli accessori (anche in oro) appartenenti invece ad un corredo femminile. Non mancano però neppure oggetti cultuali, come statuette in bronzo, lastre in terracotta ed ex voto dalle varie forme e funzioni.

 

Si può quindi affermare che la raccolta archeologica di Giovanni Züst sia alquanto interessante ed affascinante, sia per la sua varietà storica (che va dall’Etruria a Roma, passando per la Grecia), sia per la qualità dei suoi pezzi (tra i quali troviamo vasi, marmi, bronzi e gioielli), che possono essere apprezzati da chiunque e che raccontano di un uomo colto e desideroso di condividere il proprio gusto per l’antico con tutti.

 

Fino al 28 agosto. Orari: 9-12 / 14-17. Info: tel. 091/816.47.91; www.ti.ch/zuest1

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