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Kabakov e le avanguardie in un dialogo al plurale

18.09.2016 - aggiornato: 18.10.2016 - 12:36

Sette opere di famiglia della coppia Ilya ed Emilia a confronto con le sperimentazioni del secolo scorso. Dal Futurismo al coacervo di ricerche russe.

di Dalmazio Ambrosioni

 

È una esposizione firmata quella allo Spazio -1, zona LAC, dall’altra parte della strada. Da chi? Dall’autore stesso, Ilya Kabakov, che espone assieme alla moglie Emilia nella mostra che ha un titolo di stampo circense: The Kabakovs and the Avant-Garde. Oplà, un bell’esercizio al trapezio come succede quando l’avanguardia dell’arte è giustamente giocata al plurale e diventa occasione di incontri e confronti, corrispondenze e contrasti, sguardi e vicinanze, distacchi e raccordi. Quando insomma serve il soccorso di chi le avanguardie le conosce bene perché le frequenta abitualmente, soprattutto quelle sulle quali s’impernia questa mostra. Vanno dal Futurismo (i classici e persino un Sironi) allo straordinario coacervo di sperimentazioni e ricerche prima russe e poi sovietiche (le più importanti: cubofuturismo, astrattismo, costruttivismo), con uno sguardo attento sull’astrattismo europeo. Quello stesso, come confessava con orgoglio l’ucraino-russo Malevich, al quale dall’Est guardavano con attenzione, rischiando lo strabismo, nel momento stesso in cui s’adoperavano forsennatamente non per nasconderlo ma per superarlo. Per fare meglio e di più. 

Stagione fantastica, ricca di sostanza anche ideale, subito prima e subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Mai banale anche quando più che all’Occidente, la cui lezione ormai era assimilata e digerita e i sogni del sorpasso si andavano sfocando come quelli della gara spaziale, han preso a guardare all’interno di un regime sempre più includente e oppressivo. Per cui anche le avanguardie altro non potevano che alimentare se stesse sfruttando al meglio il pochissimo, quasi nullo spazio disponibile, arrampicandosi per quanto possibile sulla propria storia e su qualche filo di testimonianza. Come nella quasi invisibile Parata sulla piazza Rossa di Ilya, con il Cremlino profeticamente circondato da carri armati: lievemente delineati, appena appena, quasi a tener sospesi anche la matita e l’olio affinché quella visione non si materializzi…
L’astrattismo aveva trovato buona terra già prima della grande guerra, aggiornando ed anche estremizzando gli sviluppi occidentali, soprattutto con Malevich e il Suprematismo, che ha qualcosa oltre che di figurativo anche di filosofico, alla Nietzsche. Al concetto di “supremazia” della sorgiva sensibilità plastica nelle arti figurative si sono convinti personaggi straordinari presenti in mostra con opere rappresentative. Ben scelte, come tutte le 33 esposte. Poche, tante? Comunque bastano a delineare non solo un bel vedere ma soprattutto una serie di incroci,  dialoghi e contrapposizioni di cui si alimenta la mostra che parte dai Kabakov, Ilya ed Emilia. Sono la stella polare di un’esposizione che nasce con l’allestimento firmato di cui dicevo e riportato sulla copertina del catalogo. È lo stesso Kabakov a disporre le 7 opere diciamo di famiglia (alcune della Collezione Olgiati, altre prestate) sulle pareti esterne, quasi a racchiudere anche visivamente  le altre ordinatamente allineate nello spazio interno, con al centro una struttura a croce. A richiamare la celeberrima croce nera su sfondo bianco di Malevich ma anche, culturalmente, l’appena passata e non dimenticata mostra Sulla croce. Quelle avanguardie iniziate con una straordinaria tensione ideale nel voler eccitare con la nuova arte lo straordinario patrimonio della cultura russa, sono finite sulla croce di un disumano gulag. Ben lo testimonia quel singolare e apparentemente banale Il gabinetto nell’angolo di Ilya ed Emilia, in realtà drammatico perché dietro quelle porte di toilette stava l’unico spazio in qualche modo libero, non controllato dal KGB… 

Le opere racchiuse tra le 7 perimetrali dei Kabakov sono dipinti e disegni delle avanguardie storiche del primo Novecento che sono parte della Collezione Olgiati: appunto Futurismo, Avanguardie russe, Astrattismo europeo. Il discorso si chiarisce, il labirinto si organizza grazie alla lucida simmetria dell’allestimento di Kabakov, agli intrecci, ai rimandi (quasi un dialogo, sussurri e grida) tra le opere. E, consiglio ai naviganti tra i flutti della mostra, al catalogo che è da considerarsi la 34a opera della mostra. Sintetico, non una pagina inutile, documenta la mostra nel suo insieme e opera per opera, intrecciando le fotografie con tre testi esemplari: di Robert Storr (Molti mattini dopo), tra l’altro direttore della Biernnale di Venezia nel 2007, città che nel 1986, Palazzo Grassi, propose la poderosa mostra Futurismo&Futurismi a cura di Pontus Hulten; l’intervista di Bettina Della Casa a Giancarlo e Danna Olgiati (La nostra storia con i Kabakov); il concentrato saggio di Ada Masoero sul futurismo e le avanguardie russe (Odi et amo). In questo viaggio accompagnato si dipanano molti dei misteri di un’avventura rischiosa ma alla fine coinvolgente. 

Lugano, Spazio -1, “The Kabakovs and the Avant-Gardes”. Fino all’8 gennaio 2017. Orari: venerdì-domenica 11-18, aperture straordinarie 20, 21, 22 settembre 11-18. 

 

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