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Nel segno dell’eclettismo, si è reinventato il fumetto

06.03.2016 - aggiornato: 07.03.2016 - 16:26

La “Graphic Novel” di Mattotti e Blutch, ospiti dell’evento locarnese "L'immagine e la parola" che si svolgerà dal 10 al 13 marzo. Ecco il profilo di carriere che si muovono tra diverse discipline.

Blutch, dettaglio di una tavola “Total Jazz” (2004).

di Pietro Giovannoli

 

Definita da molti come la Nona Arte, quella del fumetto è una pratica grafica-narrativa consolidata da ormai più di un secolo. Nato come codice testuale e iconografico con scopo comico, il fumetto è diventato ben presto, e spesso con un certo anticipo sul cinema (non solo nel caso dei supereroi, nati sulla carta e solo dopo catturati dalla pellicola), un mezzo per raccontare avventure o sviluppare psicologie. Se il fumetto si compone in buona parte da immagini, è anche vero che in esso la storia, e il testo, hanno avuto fin da subito un ruolo centrale, e, infatti – forse proprio per il fatto che nel meccanismo seriale dei fumetti a strisce quotidiane la presenza di una “storia” sia prerogativa essenziale – per leggere opere dove l’immagine acquisti un’importanza protagonista e centripeta  bisognerà attendere i tardi anni Settanta, momento nel quale alcuni autori – in Francia la squadra di Métal Hurlant, in Italia Frigidaire, in America Raw – cercarono di portare il fumetto oltre i limiti delle sue forme prestabilite, nelle due direzioni di comic-art, o fumetto pittorico, e di graphic novel – sperimentazioni d’autore apparentemente divergenti ma in realtà spesso unite.

Lorenzo Mattotti – ospite speciale della corrente edizione della manifestazione L’immagine e la Parola (Locarno, 10-13 marzo, manifestazione collegata alle attività del Festival del Cinema) – è certamente uno dei fautori, in Italia quanto all’estero, di questo rinnovamento dell’illustrazione; e il suo merito, comprovato da un’ingente quantità di premi e da una bibliografia così fitta e diversificata da non poter essere qui nemmeno minimamente rappresentata, è riconosciuto da tempo a livello internazionale, non solo nell’ambito prettamente “fumetto” ma anche in quello dell’arte grafica in generale, dell’illustrazione e della moda. Sempre mantenendo una cifra stilistica che – avvicinandolo più alla pittura che al fumetto tradizionale – lo rende inconfondibile, Mattotti ha continuato a sperimentare, tecniche e forme, passando dalle chine alle matite, dai pastelli agli acquarelli, dai pennarelli al digitale. Del resto, la propensione alla sperimentazione grafica e tecnica era già fortissima in Incidenti (1981), opera d’esordio (“scoperta” da Oreste del Buono), il cui stile eclettico e ricercato fece immediatamente valere al suo autore una vasta notorietà. Negli stessi anni è fondatore, insieme a Igort e ad altri, dell’avanguardistico gruppo Valvoline, con il quale collabora alla redazione di Alter Alter, rivista nella quale è pubblicato Fuochi, opera dai moltissimi colori giudicata uno dei suoi maggiori capolavori. 

Nel 1988, con la pubblicazione di Labyrintes, Mattotti ottiene grande celebrità in Francia, dove si traferirà dieci anni dopo. Nel 1999 esce per Seuil Stigmate, su testo di Claudio Piersanti, tradotto poco dopo da Einaudi, editore che nel 2002 cura anche una versione di Jekyll & Hyde su testi di Jerry Kramsky, ora in una ricca edizione e-book alla quale si ispira lo spettacolo teatrale con M. Coldesina e D. Gagliardi insieme ai musicisti P. Mattotti e G. G. Bedetti, in scena il 13 marzo al Kursaal di Locarno. Con Kramsky, Mattotti continuerà a collaborare per la serie di libri per bambini Pittipotti. Nel 2003 vince l’ambito Eisner Award come autore non americano, nel 2010 è vincitore del Premio Andersen per il miglior album con il suo Hänsel e Gretel dei Grimm, e l’anno seguente pubblica The Raven, in cui illustra i testi dell’omonimo album musicale di Lou Reed ispirato a E. A. Poe. Recentissima è, infine, la pubblicazione del volume Dessins et peintures, ennesimo tassello (dopo le pubblicazioni dedicate alle illustrazioni, ai pastelli, alle matite e ai lavori di moda) di un importante progetto monografico a lui dedicato, e che dell’artista (laureato come architetto – e che da giovane sognava di fare il regista) ripercorre una carriera che si contraddistingue proprio per questo continuo sovente spostarsi tra fumetto d’autore e altre arti. Nel 2000 è infatti l’illustratore del manifesto ufficiale del Festival di Cannes, e quattro anni dopo realizza i segmenti che collegano gli episodi di Eros, film di Antonioni, Wong Kar-wai e Sonderbergh, con musiche di C. Veloso (2004). Nel 2006 è il protagonista del documentario di Renato Chiocca dove, insieme a ospiti celebri quali Art Spiegelman (autore del Pulitzer Maus, del 1991), appare nel suo atelier parigino. Nel 2012 si occupa delle sequenze animate del film TV Il était une fois... Peut-être pas, e l’anno successivo realizza gli sfondi e i personaggi del film d’animazione Pinocchio di Enzo D’Alò, con musiche di Lucio Dalla, ospite al Festival di Venezia 2012, e che verrà proiettato a Locarno domenica 13 marzo.

Nel 2007 Mattotti è stato tra gli autori del film d’animazione collettivo Peur(s) du noir (che verrà proiettato a Locarno sabato 12 marzo) al quale, insieme ad altri, hanno collaborato pure, Charles Burns (uno dei miti del fumetto americano, autore del pluripremiato Black Hole), e Blutch, l’altro ospite insieme a Mattotti della manifestazione promossa dal Festival di Locarno.

Blutch – pseudonimo di Christian Hincker – è un fumettista francese tra i più celebri della generazione dei primi anni Novanta e vincitore nel 2009, con Il piccolo Christian, del Grand Prix di Angoulême (uno dei massimi riconoscimenti mondiali concernenti i comics). Autore del fumetto Blotch e di Per farla finita con il cinema, successo editoriale internazionale pubblicato in Italia dalla Coconino di Igort, collabora alla rivista Fluide Glacial e ha pubblicato su A Suivre, L’Association, Charlie Hebdo e per le più importanti case editrici francesi e anche a lui, come a Mattotti, è stato dedicato un documentario (Blutch, la ligne sombre, 2008). Oltre a poter vantare una solida carriera cinematografica in quanto attore (l’ultima sua parte è in Comme un avion di Bruno Podalydès, che verrà mostrato a Locarno), Blutch è anche autore delle locandine dei tre ultimi film di Alain Resnais. 

 

 

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