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Sui binari del tempo viaggiano arte e società

30.07.2016 - aggiornato: 30.07.2016 - 16:02

In corso alla Biblioteca cantonale di Lugano una mostra sulle vedute e le stampe storiche di manufatti umani e paesaggi della Collezione di Giorgio Ghiringhelli.

di Manuela Camponovo

Lungo i binari del tempo, la mostra in corso alla Biblioteca cantonale di Lugano, piccola in sé ma esemplare, basata su una scelta delle vedute e stampe appartenenti alla Collezione di Giorgio Ghiringhelli donata all’istituto, ci trasporta in un viaggio geografico e temporale (come evoca il titolo) e non solo a livello di paesaggio e manufatti umani che l’arte rappresenta. A partire dai primi itinerari al Grand Tour per élite, alle imprese ferroviarie ottocentesche, al diffondersi del turismo, all’avvio dell’industrializzazione, il percorso si sovrappone all’evoluzione tecnologica delle stesse modalità di riproduzione e stampa. Un concetto ribadito, con diverse sfumature, dai contributi degli autori che firmano il ricco e raffinato volume abbinato all’esposizione. 

L’antefatto. Tutto ha inizio da “un pizzico di follia” appunto di Giorgio Ghiringhelli che osservò nel discorso del 2003, tenuto in occasione della presentazione del volume Il Ticino delle vecchie stampe, riproposto oggi nel libro-catalogo: «La follia di raccogliere, e studiare le stampe del passato», da qui poi la creazione  della “Fondazione vecchie stampe”  e la necessità, perché non andasse disperso il materiale, di trovare una istituzione in grado di catalogarlo e valorizzarlo. E così è stato per i 1500 fogli a stampa di antiche vedute ticinesi, oltre 350 libri figurati, contenenti altre vedute. 

Il direttore, recentemente pensionato, Gerardo Rigozzi, ha fatto eseguire la digitalizzazione di tutte le stampe e affidato il riordino del materiale a Barbara Robbiani e Nicola Ghiringhelli. Infatti, seppure la mostra ne dà una campionatura selezionata, l’intera collezione è disponibile in internet. 

Lo stesso Rigozzi, nel suo testo in catalogo, descrive in un itinerario cronologico i contenuti della collezione che «parte dalla doppia incisione su rame di Lugano e Bellinzona del 1640 di Matthaeus Merian, che si dedicò alla rappresentazione di vedute di città (piante di Parigi e Basilea) e realizzò alla maniera olandese disegni e incisioni di piccolo formato raffiguranti paesaggi basilesi e di altre regioni. Essendo i disegni a stampa dell’epoca del Grand Tour piuttosto rari (il passaggio delle Alpi era allora considerato assai arduo), tutte le immagini del Ticino fin verso la fine del Settecento sono derivate, come sostiene Ghiringhelli, da imitazioni del Merian».  

Ma come si è scritto in precedenza, nella temporalità si specchiano le immagini delle opere ma anche le tecniche, dai disegni, destinati a pochi, solitari e schematici, dei primi, coraggiosi, esploratori, in una natura pericolosa e selvaggia, alla drammatizzazione delle atmosfere, dal paesaggio al lavoro degli uomini, dagli orridi ai ponti, dai sentieri alla strada, fino a quando centrale ed eroica presenza diventa la ferrovia, la visione si fa storia, epopea. Dalle prime acqueforti alla litografia, all’incisione alla stereotipia, fino all’avvento della fotografia. Le opere sono anche narrazione storica e sociale del nostro mondo, dal San Gottardo alla città, ai binari che sostituiscono il paesaggio. È un percorso di conoscenza della Svizzera e del Ticino.

L’allestimento è stato curato dall’arch. Claudio Cavadini. Il catalogo in lingua italiana e tedesca, da Luca Saltini, collaboratore scientifico della Biblioteca che spiega: «Nella sala espositiva l’itinerario si concentra su Ticino tra Settecento e primo Ottocento, sul passaggio dei viaggiatori del Grand Tour, diretti alle meraviglie della classicità, all’Italia e a Roma. Il secondo, nell’atrio e nel corridoio principale del primo piano, ruota attorno alla ferrovia del Gottardo, dallo scavo del tunnel, all’inaugurazione, al suo sviluppo attraverso la regione, con la conseguente ascesa del turismo e della prima industrializzazione».  

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