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«Dico grazie a Barenboim»

03.07.2016 - aggiornato: 03.07.2016 - 04:00

Cecilia Bartoli commenta l’ultima esperienza luganese dopo due serate trionfali nell’ambito del Progetto Martha Argerich.

di enrico parola

Il finale del Progetto Martha Argerich ha regalato un crescendo rossiniano ed è proprio con una delle più grandi interpreti al mondo del pesarese che la rassegna ha vissuto il suo momento topico. Era l’evento annunciato, l’incontro tra la più grande pianista vivente e la diva della lirica mondiale. S’è detto e scritto tanto sui due concerti che hanno visto suonare assieme per la prima volta nelle loro straordinarie carriere Martha Argerich e Cecilia Bartoli, il 24 nell’aria da concerto Ch’io mi scordi di te dove Mozart accanto all’orchestra prevede il pianoforte obbligato, e due giorni dopo in canzoni salottiere di Rossini e rarità di Schubert su versi di Metastasio. Bartoli ha da subito apprezzato la formula del Progetto, il clima e il calore del pubblico: dopo la sua prima esibizione si è seduta tra il pubblico per applaudire la Argerich nella Fantasia corale di Beethoven e concedersi al pubblico tra selfie e sorrisi.

Soddisfatta del suo debutto con Martha?

Molto! Martha è straordinaria, seguendola dalla platea nella Fantasia Corale di Beethoven mi ha stupito per la freschezza e l’energia che sa sprigionare: è incredibile pensare che il 5 giugno ha compiuto 75 anni.

Curiosamente il compleanno della Argerich segue di un giorno il suo.
E sa che cosa è successo il 4 giugno? Martha mi ha telefonato da Berlino assieme a Daniel Barenboim e mi hanno suonato delle improvvisazioni a quattro mani su Happy Birthday. È stato lui a farci incontrare: Daniel è argentino come lei, si conoscevano bene e suonano assieme; lui mi ha fatto debuttare in Mozart quando avevo solo 19 anni, mi ha spiegato tanto del teatro di Amadeus. Mozart e Argerich sono i due motivi per cui devo ringraziare Barenboim.

Perché non avevate mai fatto musica insieme?
Non c’è un motivo particolare. Siamo entrambe molto impegnate, ma quando finalmente si è presentata questa occasione non ho esitato.

Che cosa vi siete dette alla prima prova?
Lei era molto tesa: mi ha confessato di non aver mai accompagnato una cantante in vita sua. Le ho detto che la voce è uno strumento e quindi di considerarmi come tale. Alla fine mi ha dato ragione: le era sembrato di accompagnare uno Stradivari! E detto da lei che ha suonato con i più grandi violinisti e i loro strumenti…
Per lei non è stato il debutto a Lugano; il 10 dicembre di due anni fa era stata protagonista di un memorabile Stabat Mater di Pergolesi in san Nicolao.
Un momento indimenticabile, splendido e doloroso a un tempo. In questi anni ho lavorato tanto con Diego Fasolis, tra noi si è creata un’affinità artistica e umana davvero profonda; quella volta lui aveva voluto dedicare Pergolesi a sua moglie, che conoscevo bene e che era morta da poco.

In effetti sembrava visibilmente commossa non solo alla fine ma anche durante l’esecuzione.
Chi non si commuove a cantare il dolore di Maria come lo descrive Pergolesi? Basterebbe quello, poi lì si era aggiunto l’affetto per Diego e la moglie…

La collaborazione continuerà?
Certamente. Anzi, la settimana prima di suonare a Lugano eravamo assieme al Mariinskij di San Pietroburgo con arie e musiche di autori russi e italiani che abbiamo riscoperto negli archivi del teatro, inciso e portato in tournée; le riproporremo anche al Festival di Lucerna in settembre e a Versailles in ottobre, luogo spettacolare dove ci siamo già esibiti.

Sul versante teatrale?
Inaugureremo il Festival di Edimburgo con la Norma – con noi ci saranno i Barocchisti e il coro RSI – che poi ripeteremo a Parigi e Baden-Baden. Il prossimo anno ci aspettano tre opere di Rossini - Cenerentola, Donna del Lago e Conte Ory – e il ritorno al festival di Salisburgo con l’Ariodante di Händel”.
Il Progetto non continuerà, almeno qui a Lugano; ma con la Argerich avete parlato di possibili progetti futuri?
Diciamo che questi giorni ci hanno dato gli spazi e i tempi per chiacchierare, pensare, confrontarci... Sì, ci piacerebbe esibirci ancora assieme.

Non solo a loro. E se accadesse ancora a Lugano…

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