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"La musica è un mezzo per arrivare al cuore"

19.11.2016 - aggiornato: 19.11.2016 - 21:49

Fabio Concato, sabato sera al Fevi di Locarno per il "Concerto per l’infanzia”, ci parla della serata, del suo rapporto con i cambiamenti nell'ambiente musicale e di un progetto "folle".

di Alessio Von Flüe

 

Stasera, sabato, a partire dalle 20.30, il Palazzetto Fevi di Locarno ospiterà l’annuale “Concerto per l’infanzia”, giunto alla sua ottava edizione. La serata, volta alla raccolta di fondi per la promozione nella Svizzera italiana di una politica a favore dei bambini e dei giovani, vedrà sul palco il cantautore italiano Fabio Concato. Abbiamo parlato con lui della sua carriera, del rapporto con le nuove tecnologie, del concerto e dei suoi progetti per il futuro.

La tua carriera inizia alla fine degli anni ’70, quasi quarant’anni fa ormai. Il mondo della musica è molto cambiato nel frattempo, tu come hai vissuto questo cambiamento?

Soprattutto negli ultimi quindici anni sono arrivate tecnologie che hanno cambiato nel profondo l’ambiente musicale. Le case discografiche sono state fortemente danneggiate da fenomeni come la pirateria, e ce ne siamo resi conto soltanto dopo molto tempo. Era una conseguenza inevitabile dell’avvento della rete e forse si sarebbe dovuto capire prima l’impatto che questa avrebbe avuto. Credo che i discografici siano arrivati un po’ tardi a metterci una pezza.

Tu invece che rapporto hai con la rete, i nuovi media e le piattaforme social?

Io praticamente non ho rapporto. Naturalmente ho una pagina certificata di Facebook, ma in cui intervengo pochissimo, spesso soltanto per ringraziare di qualche cosa, com’è giusto e doveroso che sia. Ma non sono attivo, è una dimensione che mi interessa molto poco. Soprattutto quando viene usata per dire cose inutili. Ogni tanto si scende a dei livelli… che però fanno anche capire quanta solitudine e disperazione ci sia in giro. Dipende tutto da che utilizzo si decide di farne, ci si deve convivere nel modo più sano possibile.

Ti va di parlarci del concerto di stasera al Palazzetto Fevi di Locarno?

È un concerto in cui c’è molta musica, su un arco temporale che va dalla fine degli anni ’70 ai giorni nostri. Non ci saranno effetti speciali, anche perché non mi servono, non li ho mai utilizzati. Quindi figurati se alla mia età mi metto a fare cose strane. Diciamo che sto più attento alla ciccia che al contorno, ormai; cerco di fare così in ogni ambito, non soltanto nella musica.

Poi c’è l’aspetto della beneficenza in favore dell’infanzia. 

Certo. In primis perché i bambini, se trattati bene, diventeranno degli adulti equilibrati, più tranquilli, più sicuri. E poi perché la musica deve servire anche a questo: attraverso di essa si possono comunicare messaggi che passano subito, poiché filtrati direttamente dal cuore prima di arrivare al cervello. È uno strumento potentissimo, molto più di alcune tavole rotonde, di alcuni dibattiti, ecc., quindi ha un grandissimo senso utilizzarla anche per parlare di questioni importanti, e per aiutare, come in questo caso, i ragazzi e i giovani.

Un’ultima domanda: dopo una vita nella musica, c’è ancora un progetto che desideri fortemente veder realizzato?

Più passa il tempo e più mi accorgo che la musica e il canto sono per me dei farmaci, delle medicine che mi tranquillizzano, mi emozionano, mi danno adrenalina. Ed è difficile rinunciarvi. Pensandoci bene, però, c’è una cosa che vorrei fare, anche se è stranissima. Sarebbe bello rifare un’opera dando ad altri amici o colleghi le parti che l’opera prevede. Senza imitare i cantanti lirici, sia chiaro, ma cantando ognuno come è abituato a fare. È una cosa abbastanza folle, ma trovo che potrebbe anche essere un modo per avvicinare l’opera alle persone che di solito non l’ascoltano. Ecco, questa è un progetto che mi piacerebbe realizzare. Anche per vedere, come diceva Jannacci, «l’effetto che fa». 

 

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