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Nuove scoperte nelle grotte di Qumran

01.04.2017 - aggiornato: 05.04.2017 - 11:58

SPECIALE SABATO -  Proponiamo dal nostro inserto un'intervista sulle novità emerse durante la campagna di scavo realizzato dalla Facoltà di Teologia di Lugano e dall'USI.

© ISCAB FTL–USI

La squadra che ha lavorato nella Grotta 11 di Qumran.

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di Barbara Bizzarri

 

Uno nuovo scavo nell'antica località di Qumran, situata nell'attuale Cisgiordania vicino alle rovine di Gerico, ha portato alla luce nuovi materiali. Nella grotta 11 di Qumran, nel 1956, furono scoperti i resti di trenta Rotoli del Mar Morto. Oggi, una campagna di scavo condotta congiuntamente dall’Istituto di Cultura e Archeologia delle Terre Bibliche della Facoltà di Teologia di Lugano e dall’Università della Svizzera Italiana, ha portato a risultati rilevanti, di cui parliamo con il Prof. Marcello Fidanzio, direttore della missione insieme al Prof. Dan Bahat.

Professore, perché la Grotta 11 di Qumran è tanto importante?

Questo scavo fa parte di un progetto di ricerca che ha come obiettivo la pubblicazione completa degli scavi alle grotte di Qumran a partire da quelli degli anni ‘50. La grotta 11Q, sulla quale ci stiamo concentrando adesso, è inedita: è una grotta importante in cui hanno trovato circa trenta manoscritti tra cui il Rotolo del Tempio, che è il più lungo tra i manoscritti di Qumran, il Rotolo dei Salmi, il PaleoLevitico e altri testi biblici o religiosi giudaici. I contenuti dei manoscritti sono conosciuti, ma il contesto in cui sono rimasti per quasi duemila anni – l’archeologia della grotta – rimane oscuro, perché il materiale non è pubblicato.

Clicca qui per un giro virtuale nello scavo archeologico

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In cosa consiste il vostro lavoro?

Tre anni fa abbiamo organizzato a Lugano un Convegno Internazionale sulle Grotte di Qumran, e abbiamo guadagnato un consenso che ha portato ad un accordo fra l’Ecole Biblique di Gerusalemme e la Facoltà di Teologia di Lugano per la pubblicazione del materiale degli scavi alle grotte. Non siamo andati a Qumran perché volevamo scoprire una nuova grotta: le scoperte a Qumran sono già state fatte. Io stesso nell’estate 2015 ero presente al rinvenimento di 40 nuovi frammenti di manoscritti, nei magazzini che custodiscono il materiale degli scavi. Ora l’importante è capire cosa hanno scavato, pubblicarlo come si deve, offrire quindi a tutti la possibilità di studiarlo. 

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