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Dal viaggio al diario, fino al racconto teatrale

10.04.2016 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

Una giornalista compie il sogno di molti, Pechino-Mosca, quasi 8mila km via terra attraverso la Mongolia. Tornata, scrive e descrive... Un’attrice interpreta... Un regista mette immagini e suoni, un accompagnatore turistico introduce...

di Manuela Camponovo

 

Ai giornalisti capita di essere parte della notizia. Giornalisti che scrivono libri, che tengono conferenze o ne sono moderatori, che presentano, curano… Dopo aver pensato come affrontare l’argomento evitando l’imbarazzo, ho deciso di entrare direttamente nell’autoreferenzialità, magari con una certa ironia.

C’è uno spettacolo che debutta il 15 aprile basato su un testo che porta la mia firma. Sì, metto le mani avanti e smentisco, perché questa osservazione mi è stata fatta spesso: non ho scritto un pezzo di teatro. Chissà perché c’è la convinzione che chi fa critica teatrale dopo un po’ debba anche trovarsi dall’altra parte, come se il critico musicale diventasse compositore o il critico d’arte pittore. A volte succede ma, salvo eccezioni, i risultati in genere sono mediocri. Mai avuto ambizioni del genere.

Come è spiegato nella presentazione del Calendario gennaio-maggio del Foce, l’agosto dell’anno scorso ho compiuto un viaggio, privato, “il viaggio” da molti sognato, in parte sulla mitica linea transiberiana, ma soprattutto nella versione “transmongolica”. Pechino-Mosca, attraverso la Mongolia, quasi 8.000 chilometri via terra.

Era dai tempi delle gite scolastiche, forse traumatizzata proprio da quelle, che non facevo delle vacanze “organizzate”, dove c’è sempre qualcuno che si sente in dovere di decidere i tuoi tempi di visita o di contemplazione… Ma individualmente sarebbe stato troppo complicato. Toglietevi dalla testa di andare alla stazione di Mosca o di Pechino e chiedere un biglietto ferroviario per la Transiberiana… O si hanno vent’anni, zaino in spalla e la disponibilità a dormire nei fienili, quando la prenotazione di un alloggio si fosse persa da qualche parte…  Comunque sia anche la versione in gruppo turistico è stato un tipo di esperienza.

Non avevo intenzione di scrivere un bel nulla, ma tornata, vista la particolare attrattiva del percorso che ha attraversato paesaggi, culture, storie così esotiche, colleghi ed amici mi hanno convinta a stendere una sorta di “diario di bordo”, pensato però per la pubblicazione e la lettura (silenziosa) sul giornale. 

Sono partita da sola per questa avventura descrittiva. Ma ho iniziato a far girare il mio testo via email. Una delle prime persone a cui ho chiesto di leggerlo è stato Gianluca Niero, il nostro accompagnatore turistico italiano che conosce il russo e che, per la sua professione, ha fatto diverse volte questo itinerario. Non avendo preso appunti proprio perché non era questo lo scopo del mio viaggio, volevo verifiche soprattutto a livello topografico e toponomastico. In seguito, a lui ho anche chiesto una breve introduzione. La testimonianza soggettiva di una “persona informata sui fatti”, come una sorta di viatico alla rappresentazione. Ne è scaturito uno scritto che ritengo ricco di poesia. Lo stesso Niero leggerà il suo testo all’inizio dello spettacolo.

Transiberiana, nel suo viaggio elettronico, è approdata a Margherita che, con mia sorpresa, ha proposto di portarla in scena. Anche se è da quando esiste il teatro che si recitano testi non nati per il palcoscenico, sono rimasta perplessa, sebbene alla prima sua lettura mi fossi resa conto di qualcosa di piuttosto ovvio: sono una buona interpretazione, le tonalità, le pause, i respiri, che possono attribuire sostanza drammaturgica ad un testo che non l’ha per sua natura. L’ultima persona a salire su questo treno metaforico è stato Roberto Mucchiut, il regista video-sonorizzatore. Per capire un po’ il suo lavoro vi lascio alla lettura qui sotto. 

Ma ho voluto con me altri compagni di viaggio, eccellenti, che offrissero diversi punti di vista. Ad esempio: come si attraversava la Siberia prima che fosse costruita la ferrovia? Ce lo dice un sorprendentemente avventuroso Cechov che nel 1890 stava dirigendosi verso l’isola di Sachalin, per un reportage sui deportati… Il grande commediografo apre ma chiude anche lo spettacolo, con un estratto da una lettera scritta prima della partenza. Un epilogo che è un nuovo inizio. Come a formare un cerchio, a pensare che una volta terminato si possa ricominciare tutto da capo…

E la Siberia? Il viaggio l’ho fatto d’estate, ma questa immensa “terra che dorme” riempie il nostro immaginario letterario e cinematografico di paesaggi innevati. Come non riandare al Dottor Zivago? Non potevo neppure trascurare colui che lo scrittore americano Dos Passos definì l’“Omero della Transiberiana”, svizzero d’origine, Blaise Cendrars e la sua famosa Prose du Transsibérien, di cui propongo un estratto.

Nella contemporaneità troviamo un’autrice finlandese, Rosa Liksom che, rievocando nel titolo proprio Cechov, ha scritto un singolare romanzo transiberiano Scompartimento N. 6, ambientato nell’URSS anni ’80, da cui ho preso un bellissimo passaggio sul Baikal, questo lago così profondo da suscitare visioni di misteriosi abissi marini…

E c’è stata una coincidenza fortunata. Proprio nel periodo in cui stavo arricchendo il mio testo di citazioni, le Edizioni Sottoscala di Bellinzona hanno pubblicato il diario inedito del ticinese Franco Beltrametti, poeta e artista, che nel 1965 partì da Mosca alla volta del Giappone, imbarcandosi sul Transiberiano (che dà il titolo al libretto) un viaggio così lungo che poteva succedere di tutto, anche la nascita di un bambino. Com’era viaggiare in un treno russo di linea negli anni ’60?: ne avremo un piccolo assaggio.

Alla fine mi viene in mente la famosa battuta di Cendrars. Alla domanda: «Ma ci sei veramente stato sulla Transiberiana?», lui rispose: «Che cosa te ne importa, dato che ve l’ho fatta prendere a tutti?». Ecco, non ho pretese e non mi paragono certo a Cendrars, però se anche solo una piccola parte di questa impressione lo spettacolo riuscisse a trasmettere alla platea, potrò sentirmi soddisfatta.

QUANDO? 15 e 16 aprile (ore 20.30), 17 aprile ore 18, Teatro Foce. Prenotazioni: tel. 058 866 74 40.

 

 

Venite signori, salite in carrozza

Spalancare le porte del teatro e, sul palco, farci accomodare un treno. Anzi: il treno. E lunghissimo e lussuoso. Quello storico della Transiberiana (anche se oggi di quello sfarzo resta il ricordo). Ad avere i mezzi necessari l’avrei fatto. Perché Transiberiana non è uno spettacolo - non siamo nell’ambito della fiction - è una fotografia soggettiva che vuole restituire nel modo più verosimile possibile l’esperienza di viaggio di una giornalista parecchio brillante. Quindi non aspettatevi l’immersione romantica in un’epoca diversa da quella in cui siete capitati a vivere; non una storia d’amore e nemmeno dialoghi di fantasia attraversati da intrighi o non detti. «Solo» un viaggio, per alcuni Il Viaggio, sobriamente raccontato in prima persona. Da grande appassionata di letteratura russa non potevo rinunciare a far salire sul palco con me anche alcuni fra i miei beniamini, Cechov su tutti. Questa serata è un omaggio alla bizzarria di una donna di cultura come ne ho conosciute poche. E naturalmente un tentativo di accorciare le distanze fra me e il Paese che vanta un’inesauribile ricchezza e varietà di nomi, diminutivi, vezzeggiativi, titoli di cortesia. Cortesia che intendo usare con me stessa, concedendo finalmente che un biglietto di sola andata per Mosca si materializzi fra le mie mani.

(Margherita Coldesina)

 

 

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