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"Ho visto potenzialità e ho accettato"

04.06.2016 - aggiornato: 21.07.2016 - 14:40

I progetti ambiziosi della nuova direttrice del teatro di Verscio Kami Manns. La prima decisione presa: estendere la programmazione da febbraio a dicembre.

di Margherita Coldesina

 

La nuova rotta intrapresa dal Teatro Dimitri di Verscio contempla un passaggio di testimone al suo timone: a raccogliere la sfida della nuova direzione è Kami Wilhelmina Manns, berlinese di nascita (1977) ma con origini tedesche e cinesi. La neo direttrice ha inaugurato il suo mandato con un radicale cambiamento: l’estensione della programmazione degli spettacoli da febbraio a dicembre, dieci mesi di attività rivolta al pubblico, quindi, a differenza degli otto di prima, quando sul Teatro Dimitri tra novembre e marzo «scendeva il sipario» e ad animare il borgo di Verscio, artisticamente, restavano solo gli studenti della Scuola Teatro Dimitri (assurta a Accademia dieci anni fa, con la sua parificazione alla SUPSI). 

 

Kami Manns, congratulazioni per il nuovo incarico. Lei proviene dall’ambito internazionale; cosa l’ha convinta a confinarsi in un villaggio di poche anime?

Ho intravisto immediatamente le potenzialità di questo borgo. La sua magnifica collocazione, la natura circostante, le infinite possibilità artistiche che un tipo di ambiente simile possono far sgorgare. Questo mi ha convinto!

 

In linea con la sua netta risposta alla monocultura imperante.

È così. Voglio invertire questo processo di omologazione culturale, a più livelli. Desidero attirare a Verscio (e in Ticino) quella fetta di turisti che non sposano la monocultura. È sciocco recarsi a Tokyo, Roma, Berlino o New York e trovarvi identiche proposte concertistiche, teatrali, culinarie... Non trova?

 

Eccome. Obiettivo ambizioso. Come quello che lei si è prefissata per il 2026.

Sì. Intendo allargare, e di molto, il nostro target di riferimento. Fare di Verscio the place to be, soprattutto per i giovani. Il Teatro Dimitri deve diventare un centro culturale di fama internazionale. 

 

Ma non lo era già? O è l’apertura del LAC ad aver scatenato una corsa alla grandezza?

Non c’entra affatto il LAC. Con Lugano Arte e Cultura crediamo piuttosto di posizionarci in modo complementare, per la diversità delle proposte in cartellone, il divario logistico e la formazione accademica che ci contraddistingue dal 1975 grazie all’intuizione di Dimitri, Gunda e Richard Weber. Da qualche anno assistiamo tuttavia a un calo costante di pubblico, un segnale che non va ignorato. 

 

E come risponde alla penuria di pubblico?

Con una diversificazione della proposta. Lavorando assiduamente spalla a spalla con Alexandra Papadopoulos (che si occupa anche della programmazione del Piccolo Teatro a Milano, ndr.) è maturata una stagione assai diversa dalle precedenti.

 

Meno clown? Meno mimi? 

Sì. Non siamo più negli anni Trenta o Quaranta, quando le figure del clown e del mimo stavano al primissimo posto. Siamo nel 2016, e osserviamo una scarsità di artisti (d’eccellenza) che possano garantire una programmazione su tutto l’arco dell’anno. Vogliamo aprirci di più alle nuove generazioni (organizzando workshop, incontri), ai bambini e al pubblico che predilige la musica e il teatro di parola. Senza sovrapporci alle proposte delle altre istituzioni culturali della Svizzera italiana. 

 

Ci sono grossi nomi in ballo, uno su tutti Emma Dante, ma anche Tim Crouch.

Sì, è stato arduo, in così poco tempo, inserire in cartellone tutti gli spettacoli... ma ce l’abbiamo fatta! Segnalo la presenza, oltre alla regista siciliana (dal 21 al 23 settembre sarà in scena la sua Operetta Burlesca) e al britannico Crouch (5-6 ottobre, ma I, Malvolio l’abbiamo già potuto vedere a Lugano grazie al FIT l’anno scorso), del celebrato Teatro Attis del greco Theodoros Terzopoulos (Iokasti, 5-6 agosto).

 

E l’ormai famoso (Gran premio svizzero di teatro, anello Hans Reinhart, l’anno scorso a Winterthur, ndr.) collettivo Rimini Protokoll di Stefan Kaegi.

Arriveranno dalla Germania con Evros Walk Water il 15, 16 e 17 agosto. Senza dimenticare l’Hamlet del regista Nicolaï Kolyada dal 9 al 13 ottobre. In russo, ma sopratitolato...

 

Ha stretto nuove partnership? 

I nostri partner culturali includono soprattutto il Lucerne Festival, il Teatro Nazionale di Nizza e il Festival del Film Locarno. Una collaborazione che avrà risvolti parecchio creativi e in linea con le più innovative tendenze. 

 

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