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Il Cortile, luogo di culto per un teatro di qualità

23.10.2016 - aggiornato: 24.10.2016 - 16:14

Lo spazio teatrale che ha sede a Viganello compie dieci anni. Intervista con il fondatore, Emanuele Santoro.

© archivio

di Manuela Camponovo

 

Sorge a Viganello, uno spazio riadattato e che in questi anni ha saputo conquistarsi un pubblico fedele. I corsi per ragazzi e adulti, le stagioni, le produzioni proprie e l’ospitalità di pregio... Intervista con Emanuele Santoro, dieci anni dopo l'apertura.

 

Quando ha deciso di costituire Il Cortile, come è avvenuta la sua decisione e come ha individuato lo spazio ideale? Cosa aveva in testa quando ha iniziato?

Non ho mai pensato di aprire un mio teatro. All’epoca, un anno prima dell’inaugurazione, mi trasferivo da Locarno a Lugano. Mi trasferivo perché Locarno cominciava a starmi stretta. Lavoravo con una compagnia che viveva un momento di inconcludenza se non proprio di agonia e io sentivo la necessità di produrre, ma soprattutto di concretare le mie idee. Creai allora la mia compagnia e debuttai con una riduzione a monologo di Caligola di Camus. Mi trasferii a Lugano con la precisa intenzione di trovare uno spazio in cui poter tenere i miei corsi di teatro per ragazzi, i microattori, che proponevo in più sedi già da una dozzina d’anni, e nel quale poter provare i miei spettacoli. Avevo sparso la voce e un’amica mi segnalò un magazzino in affitto. Le dimensioni, in particolare l’altezza generosa, mi fecero immaginare un luogo in cui non solo poter provare, ma anche presentare spettacoli. Un piccolo teatro. Mi fu subito chiaro che non sarebbe stata un’impresa da poco, ma ci volli credere e, rimboccate le maniche, mi misi al lavoro. I primi mesi furono terribilmente pesanti perché oltre al lavoro manuale per realizzare il Cortile avevo il lavoro con gli allievi, ragazzi e adulti, la riduzione teatrale e l’allestimento di Don Chisciotte. Quando presentai lo spettacolo al Cortile, dopo il debutto al Foce, non c’erano ancora gli spalti per il pubblico e mancava metà del pavimento in legno. C’erano solo una trentina di sedie in legno raccattate qua e là. Provvidenziale fu che la mia messinscena di Don Chisciotte fosse proprio ambientata in un cantiere...

I corsi per ragazzi e adulti si sono sviluppati parallelamente? Che bilancio trae da questo lavoro?

In realtà al Cortile sono nati i laboratori per adulti. I corsi per ragazzi, i microattori, erano già presenti in Ticino da una dozzina d’anni. Ho avuto ragazzi che hanno seguito i laboratori per sei, sette, otto anni, per poi affiancarmi in scena in alcuni spettacoli. Due di loro hanno presentato uno spettacolo come protagonisti, penso a Il calapranzi di Pinter. Altri, e mi riferisco sempre ai ragazzi, ora sono in giro per l’Europa a frequentare accademie. Altri sono diventati collaboratori del Cortile.
Va detto che la mia non è una scuola e io non sono un insegnante. Sfrutto la mia esperienza, iniziata più di trent’anni fa, il mio studio e le mie ricerche per fornire loro gli strumenti mirati a conoscere e sviluppare le proprie capacità espressive, privilegiando la personalità di ognuno e le diversità. Per me l’attore deve avere una spiccata personalità artistica e una sua idea del teatro, se no è uno tra tanti. 

Ha visto mutare il pubblico in questi anni?

Il pubblico del Cortile è particolarmente curioso, ama vedere spettacoli in un ambiente diverso dalla classica sala teatro, un luogo raccolto, intimo, pubblico che accetta di starsene seduto su sedie non particolarmente comode, che apprezza di poter fare due chiacchiere con gli attori a fine spettacolo, magari davanti a un bicchiere di vino, nel foyer se non addirittura, a volte, direttamente sul palco. Un pubblico che viene a vedere spettacoli che qui, per dimensioni, trovano la collocazione ideale, e penso in particolare alla rassegna SOLOinscena. In questo senso, per me, il pubblico non è cambiato.

Mi dica due spettacoli a cui si sente particolarmente legato, una sua creazione e uno che è riuscito ad invitare lei...

Sicuramente Caligola di Camus, il mio esordio da indipendente. Ma non solo per questa ragione. È un testo straordinario, un personaggio che come attore non ti lascia indenne. Tra gli ospiti assolutamente Trovata una sega! di Antonello Taurino. Geniale, assolutamente geniale ricostruzione della vicenda dei falsi di Modigliani, lo scherzo del secolo. Uno spettacolo fresco, intelligente, esilarante. Mai riso tanto a teatro! Sarà nuovamente al Cortile il prossimo 13 novembre. Da non perdere!!

Dieci anni e adesso mira al ventesimo? Come vive la situazione, parecchio affollata e ancora confusa della scena teatrale ticinese, tutto compreso?

Miro a star bene e a fare con piacere il mio lavoro, a trattare autori che amo, a sorprendermi con idee sempre nuove, a invitare spettacoli che ammiro e artisti che stimo per idee, coraggio o personalità. Nonostante gli anni passino (oltre al decimo anno del cortile tra poco ci saranno i miei cinquant’anni...), miro a portare avanti il mio piccolo teatro con la stesso entusiasmo e la stessa energia dell’inizio. Che siano dieci, venti o trenta poco importa. La vita di un uomo la vedo come un treno cui si aggiungono vagoni. Possono essere tanti e vuoti o pochi ma carichi. Si vedrà. Credo sia un momento confuso in quanto di transizione. Le nuove realtà, e penso naturalmente al LAC, impongono tempi di adeguamento, non sono piccole novità. Soprattutto a Lugano, città vivacissima in quanto a proposte, ci vorrà del tempo affinché la “geopolitica” teatrale trovi la sua dimensione. Il dialogo tra enti, compagnie e istituzioni deve restare aperto, franco. In ogni caso,  fondamentale sarà che ognuno che abbia qualità e merito, in sostanza qualcosa da dire e capacità, possa trovare spazio per esibirsi e il giusto riconoscimento. E il Cortile, in questo senso, nel suo piccolo, è sempre aperto.

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