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In quel cerchio magico di un "vero per finta"

12.11.2016 - aggiornato: 19.11.2016 - 18:03

Intervista a Flavia Armenzoni, direttrice del Teatro delle Briciole di Parma, che domenica ha aperto la rassegna "Senza confini" al Teatro Foce di Lugano.

© Foto dal web

di Manuela Camponovo

 

Abbiamo intervistato Flavia Armenzoni, direttrice del Teatro delle Briciole di Parma a cui si deve il lavoro che riprende una celebre favola russa: al centro Vassilissa, scelta tra il pubblico, la dea selvaggia Baba Yaga e la bambola, aiutante magica.

Sembra un percorso di iniziazione, un rito di passaggio che spesso vediamo declinati più al maschile che al femminile... 

Con la bambola in tasca è tratta da una favola russa molto nota, Vassilissa, la bella, che, in realtà, appartiene allo stesso antico ceppo di Cenerentola, diffuso in varie versione, ma con percorsi simili, prove da superare, l’aiutante magico, il rapporto con gli antenati... Sostanzialmente è un percorso di crescita.

La figura di Baba Yaga, la strega, la dea selvaggia, è positiva oppure negativa?

È una figura positiva perché anche il negativo è necessario nella vita, dipende da come l’affrontiamo. Non dimentichiamo che questa storia è pensata per i bambini piccoli: Baba Yaga fa paura, ma la paura aiuta a crescere. 

E la bambola cosa rappresenta? L’inconscio, uno specchio, un tramite?

La bambola è stata regalata alla bambina dalla mamma in punto di morte: l’ha fatta lei e raccomanda alla figlia di nutrirla, di tenerla nascosta, così, le dice, lei ti aiuterà sempre. Così la bambina, ogni volta che deve superare anche qualcosa d’impossibile si fa aiutare dalla bambola, che è quindi un aiutante magico e rappresenta anche il  sapere trasmesso dalle generazioni e il nostro intuito. Infatti questa è una favola sull’intuito femminile.

Nello spettacolo Vassilissa è scelta tra il pubblico. Come avviene questa scelta e, in base alla vostra esperienza, come reagiscono le bambine?

Questa creazione risale al 1994, allora questo tipo di percorso era molto innovativo, oggi si vede con più frequenza. Vassilissa è sempre chiamata in una età dai 4 al massimo 7 anni, in cui il confine tra finzione e realtà non è ancora del tutto distrutto. Il gioco è che le bambine si sentano in un «vero per finta», sono loro stesse a dirlo. Il teatro appoggia tutto questo, la bambola parla, la strega sembra vera... Di fatto vivono momenti di verità all’interno di un gioco e di una storia che, grazie alla prima parte dello spettacolo, loro possono conoscere e sapere che va a finire bene. È uno spettacolo molto studiato per poterlo fare in questo modo, lo abbiamo rappresentato ormai più di duemila volte, ed è garantito, ma teoricamente potrebbe non arrivare alla fine, poiché la protagonista è inconsapevole. È molto emozionante anche per chi lo fa, per questo rapporto che si crea tra l’attrice in scena e una vita vera, c’è alla base quindi una delicatezza, una sapienza acquisite. È una esperienza unica. Dopo di che: lei pensi qualsiasi cosa, quella è successa... Di tutto.

Sono le bambine che si propongono o scegliete voi in base all’intuito?

Noi non la chiamiamo neanche più scelta, anche in questo caso si crea qualcosa di molto magico, c’è sempre un motivo per cui una determinata bambina è arrivata nella nostra storia, spesso è una bambina che aveva bisogno di questo percorso, l’attrice deve intuire qual è la bambina che ha voglia di partecipare a questo gioco, di diventare un personaggio, sempre in equilibrio con il resto del pubblico che è molto vicino alla scena e distribuito a cerchio. La bambina che viene rappresenta anche tutto il pubblico, che in lei si deve identificare.

Quindi in qualche modo è sempre uno spettacolo diverso?

Sì e in caso di crisi, che ci può essere e c’è stato,  il testimone può passare ad un’altra bambina, è normale che la protagonista possa essere due o tre bambine con tutto il rito previsto, entrare nella soglia del tappeto rosso, confine tra il vero e il finto... Quindi si possono vivere caratteri diversi della protagonista.

Visto che lo spettacolo ha vent’anni, si è evoluto, è cambiato il rapporto con i bambini che sono diversi da quelli di ieri?

Questo sicuramente. Lo spettacolo viene fatto in Italia, Francia, Inghilterra, Portogallo, quindi con molti pubblici diversi e sappiamo bene che i bambini stanno cambiando, questo lo notiamo anche nell’attenzione, nella soglia in cui si crede alla magia che si sta abbassando sempre di più. Devo dire che se alcuni spettacoli possono risultare datati, ma questo ha qualcosa di molto profondo e quindi il cambiamento si percepisce meno, anche perché è basato su una storia molto bella... 

 

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