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Su rotte eterogenee, memoria e dimenticanza

08.10.2016 - aggiornato: 18.10.2016 - 11:54

FIT FESTIVAL - Il belga Struyf ha portato due produzioni non sempre in grado di trasmettere emozioni. Interessante la mappatura umana proposta da Officina Orsi.

di Nicoletta Barazzoni

 

In questo articolo parliamo di  tre spettacoli andati in scena al Festival Internazionale del Teatro: Act to Forget e Another great year for fishing di Tom Struyf. E la pièce Su l’Umano sentire. Ricordo di Lugano, un’istallazione teatrale per video-parole di Officina Orsi. Tracce, frammenti e spezzoni della memoria convergono in tutti e tre gli spettacoli, con sullo sfondo il tema della memoria e della dimenticanza, essendo la memoria e la dimenticanza il rovescio della stessa medaglia.

Una fotografia per ricordare

In Act to forget si agisce per dimenticare ma si agisce anche per ricordare attraverso il ritrovamento di una fotografia che l’attore-regista Tom Struyf non riesce a mettere a fuoco. Scavando nei meandri della memoria, dimenticando i particolari del frangente che lo ritrae mentre bacia una sposa, inizia un percorso mnemonico, attraverso la testimonianza della nonna ma soprattutto attraverso il suo amore per i ricordi indimenticabili trascorsi con il nonno. Struyf ricompone il mosaico frantumato dei suoi ricordi mentre si alternano interviste video a degli specialisti della mente e del cervello, che troneggia sul palco in un vaso di formalina.

Anche i documenti video concorrono alla costruzione dello scenario, in cui la memoria della nonna prima si perde per poi ritrovarsi in un paesino della Svizzera. Il video estratto da YouTube, che documenta l’amnesia della grande pianista Maria Joao Pires, la quale durante un concerto si è bloccata nella sua esibizione, ha dato la dimensione di come la perdita della memoria possa colpire chiunque, anche chi grazie alla memoria ha fatto il suo estro.

Tra realtà e finzione

La capacità con cui Struyf accosta e sovrappone la realtà alla finzione, soprattutto grazie all’ausilio della tecnologia video, non mi ha trasmesso grandi emozioni, così come non ha suscitato particolari spunti di riflessione lo spettacolo Another great year for fishing. Non ha fatto emergere in me delle analogie, delle connessioni neuronali con ciò che si è voluto rappresentare, anche solo per riportarmi ad un mio vissuto mnemonico o a una conoscenza nuova. La presenza della ballerina Nelle Hens sul palcoscenico, in una danza sorretta dal suo corpo a stretto contatto con quello di Struyf, in una sorta di resistenza e forza corporea, una sfida alla legge di gravità di due corpi in opposizione, mi ha comunicato quel senso di pesantezza, e di fatica di vivere. Girando in senso antiorario, mantenendo le braccia sollevate fino a provare dolore, muovendosi fino allo spasmo, su ordine della danzatrice, mi ha dato l’idea che in questo spettacolo ci sia la ricerca di autenticità e il desiderio di verità, dentro la confusione e il continuo passaggio tra realtà e finzione. Ma non posso dire che ci sia stato quel coinvolgimento sufficientemente catalizzante che mi aspettavo da un’opera teatrale. 

L’arazzo del passato

La memoria collettiva e individuale che diventano un fatto e una realtà relazionale, costruita con gli anelli di una lunga catena di ricordi, con cui si innesca un processo emotivo, riportando a galla il passato di una città come Lugano sono aspetti contenuti nello spettacolo Su l’Umano sentire. Rubidori Manshaft, con la collaborazione artistica di Paola Tripoli, ha tessuto un arazzo di testimonianze di abitanti luganesi. Giovani e anziani formano una catena narrativa parlando del loro album di ricordi personali, sfogliando il libro della loro vita con rimandi a luoghi ed eventi che hanno caratterizzato la storia della Città Lugano.

Una mappatura umana resa possibile da un montaggio e da una concatenazione che hanno creato un discorso continuo e coerente dal profilo drammaturgico, accordando i racconti tra loro in una melodia di memorie. Come un’onda, l’umano sentire, trasporta con sé rimandi a dimenticanze e ricordi, trasformandosi in un canto corale come quando l’oralità era un modo per assicurare e tramandare la memoria. Col tempo tutto se ne va, così per catturare la bellezza e il valore del passato sono state realizzate due “stanze delle meraviglie”, dentro le quali le metonimie dei ricordi compongono l’archivio prezioso di una comunità.

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