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"Titanic è un musical universale"

08.08.2016 - aggiornato: 13.08.2016 - 09:22

Parola al regista Stanislav Moša: "Tra la nascita e la morte cosa rimane nel mezzo? L’amore, ecco tutto. Titanic è l’amore nelle sue declinazioni".

© foto Titanic

di Margherita Coldesina

 

Mercoledì, a pagina 7 del nostro giornale, avrete forse letto il Focus Luganese dedicato a Titanic. Ci riferiamo al musical in partenza il 10 agosto a Melide, naturalmente, e ci auguriamo che tutti i dubbi di matrice tecnico-storica sulla nave più famosa del mondo li abbiate esauriti, appunto. Prepariamoci al debutto di questo spettacolare evento avvicinandoci di più al regista, famosissimo nella Repubblica Ceca per i suoi musical...

Stanislav Moša, attorno al suo teatro di Brno gravitano oltre 300 artisti. Quante regie ha firmato in vita sua?
Direi tra le 160 e le 180. Ma non solo in Repubblica Ceca: tante anche in Lussemburgo, Croazia, Slovenia, Portogallo, Spagna, Olanda, Austria, Italia e, ora, Svizzera. 

Il lago di San Gallo (a Walenstadt) ha visto ormeggiato il suo Titanic già lo scorso anno, e registrando parecchio successo. Questa di Melide è dunque una seconda svizzera per lei. Ma è un debutto nel plurilinguismo? 
Non la prima volta nella vita, no, ma la prima volta per Titanic. Nel mio teatro in Repubblica Ceca abbiamo spesso messo in piedi produzioni da tour; che prevedevano, quindi, il transito dello spettacolo in giro per il mondo, una circuitazione intensa. Spesso i miei musical sono bilingue o trilingue: tedesco, spagnolo e inglese, solitamente. Senza dimenticare il ceco, ça va sans dire.

L’uscita di questo musical, anzi: l’originale, in inglese, che debuttò a Broadway nel 1997, è di poco antecedente il Titanic in celluloide di Cameron. Ma la storia (d’amore) è la medesima, il pretesto per raccontare la tragedia simile? Di Jack Dawson ne vedranno o no le nostre ragazzine in prima fila? 
No, ma vedranno qualcosa che gli assomiglia molto: Jim Farrell (ride). Scherzi a parte, io amo questo musical perché è universale. Mi dica, tra la nascita e la morte cosa rimane, nel mezzo? L’amore, ecco tutto. Titanic mostra l’amore nelle sue declinazioni: per il lavoro (v. il giovane telegrafista che lancia segnali Morse per la prima volta), quello febbricitante giovanile o fra anziani, l’amore per se stessi, per il mare. Molto astutamente - malgrado i passeggeri del Titanic nel 1912 fossero oltre duemila - gli autori del musical hanno ricondotto le varie possibilità dell’amore a qualche manciata di profili psicologici. Qui ne contiamo 26, tra attori, cantanti, ballerini, comparse e figuranti; senza dimenticare i 14 elementi d’orchestra che si posizionano sulla piattaforma rotante centrale del palcoscenico insieme al loro strumento e suonano live accompagnando il live della recitazione e del canto. E il cane (ride), abbiamo pure un vero cagnolino rossocrociato a interpretare l’animale da compagnia di una passeggera di prima classe. 

Come affronta, registicamente, l’ineluttabilità della morte di alcuni personaggi? Ma poi, la morte intrattiene? Vista l’attualità, e il consumo che se ne fa mediaticamente, si direbbe che sì, tenga compagnia. Ma nel musical?
Tutti i personaggi adulti, sia in questo che in altri musical - ed è così, peraltro, che accade nella vita - sanno che presto o tardi dovranno morire. È, banalmente, una fatalità. E c’è pure un poco di premio Nobel, qui. Andatevi a leggere Mika Waltari, l’autore del libro da cui è tratto Titanic - Il Musical... “Ogni giorno è importante, e se afferri il tuo carpe diem puoi attendere con gioia la morte”. Diceva questo, in sostanza. E io sottoscrivo. 

Come sono gli artisti della Svizzera italiana? Ci lavora bene insieme?
Wunderbar, davvero meravigliosi. Come questo angolino di paradiso sul lago. E, francamente, anche l’orchestra guidata da Gaudens Bieri (grigionese di Chur) é fenomenale. Anche il settore musicale annovera al suo interno vari artisti ticinesi.

 

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