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La Città Eterna e l’Italia tra società e politica

15.12.2015 - aggiornato: 24.06.2016 - 14:02

QUI ROMA - In questa puntata del nostro viaggio alla scoperta dei corrispondenti della RSI andiamo in Italia con Nicola Agostinetti.

di Chiara Tomasini

 

Nicola Agostinetti dal 2011 si occupa di Roma, grande capitale europea, città cultural  tra le più importanti al mondo e sede del Vaticano.

 

Roma offre una convergenza di spunti incredibili...

Di certo non ci si annoia (ride, ndr.), l’importante è capire che cosa interessa al nostro pubblico. La prossimità culturale tra Svizzera e Italia spesso fa sì che molti degli eventi culturali che hanno luogo qui interessino anche il nostro pubblico. Anche il Vaticano offre spunti importanti. Purtroppo però, si è spesso vincolati da questioni politiche nazionali che occupano gran parte della scena...

 

Negli ultimi mesi, d’altronde, gli stravolgimenti politici non sono mancati, pensiamo al decadimento di Marino da sindaco o all’inchiesta Mafia capitale.

Sono eventi complessi da raccontare perché sono molto difficili da capire. Anche adesso che Marino se n’è andato, non si vedono grandi cambiamenti. I giochi politici che si nascondono dietro queste mosse sono complicati da capire. 

 

Corrispondenza da Roma significa anche corrispondenza da Città del Vaticano…

Sì, mi occupo anche dei grandi eventi e della cronaca legati alla Chiesa. Seguirò l’anno giubilare tenendo conto che sarà sobrio, così come lo vuole papa Francesco, e forse questo vorrà anche dire che non sarà un evento molto mediatico, ma più un’occasione di riflessione.

 

Ultimamente c’è stata molta apprensione sulla sicurezza a Roma. Com’è adesso la situazione?

Le misure di sicurezza sono aumentate in maniera esponenziale, c’è stata una psicosi generalizzata: nessuno prendeva più la metropolitana, le piazze si sono svuotate, e così via. Ma adesso la città sta rinascendo. 

 

Come corrispondente da Roma non ti occupi solo della capitale…

Sono responsabile di tutto il territorio italiano, ma è ovvio che nel nord del Paese ci si arriva prima da Lugano che da Roma. Comunque, per quanto riguarda i grandi eventi istituzionali e politici, copro tutta la Penisola. 

 

 

Nell’agosto dell’anno scorso hai realizzato un reportage su “Mare Nostrum”, l’operazione di salvataggio dei migranti che cercavano di attraversare il Canale di Sicilia. 

Sono stato a bordo di una nave della Marina Militare italiana per sette giorni e ho documentato il lavoro di chi soccorreva i barconi provenienti dalla Libia. È stata un’esperienza estremamente forte, sia a livello umano che giornalistico, perché mi ha permesso di vedere da vicino vecchi, giovani e bambini scappare dalla guerra alla ricerca di una speranza che per loro era sinonimo di Europa. Un’altra cosa che mi ha colpito è stato avere a che fare con chi sulle navi di soccorso ci lavora: in quel caso, militari istruiti alla guerra che si sono trovati in un contesto opposto, che è quello umanitario. Vedere, nel mezzo del Mediterraneo, quell’incontro di umanità, popoli e culture è stato molto toccante. 

 

Spesso il giornalismo italiano tende a spettacolarizzare la notizia. Come gestisci il tuo lavoro nel mezzo del marasma di titoloni “all’italiana”?

Si tratta di valutare attentamente le notizie per capire che cosa è davvero importante e cosa non lo è. Una cosa interessante è che noi, in quanto tv svizzera, qui godiamo di una reputazione ottima perché siamo riconosciuti come una tv libera di lingua italiana.

 

 

Continua il nostro viaggio fatto di interviste alla scoperta del lavoro dei giornalisti corrispondenti della RSI. Nelle scorse puntate abbiamo conosciuto i corrispondenti da Zurigo, Berna, Coira e Ginevra. Nel prossimo appuntamento andremo a Bruxelles per poi concludere in bellezza a Washington.

 

 

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