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La politica ai più alti livelli (e i suoi altarini) in "Scandal"

04.12.2013 - aggiornato: 04.12.2013 - 15:45

Benvenuti nel mondo di una "crisis manager".

L'attrice Kerry Washington: Olivia Pope nella serie tv (foto AP)

di Alessia Bergamaschi

 

Da una parte la Casa Bianca, gli intrighi e i retroscena che accompagnano l’uomo più potente della Terra. Dall’altra lei, Olivia Pope, assoluta protagonista nonché affascinante avvocato che al motto di «tutto si può risolvere» tira fuori dai guai personaggi più o meno influenti, talvolta anche loschi, ma soprattutto invischiati in ogni tipo di guai. Due mondi che poco c’azzeccano l’uno con l’altro. Due mondi che invece si incontrano perfettamente in Scandal, la serie tv nata dall’ingegno di Shonda Rhimes (che per la cronaca è la stessa che ha firmato Grey’s Anatomy) e che ha letteralmente incatenato gli americani - ora alle prese con la terza stagione - al divano.

Olivia Pope dicevamo, è l’ex responsabile della comunicazione della Casa Bianca che un bel giorno decide di mollare tutto (anche se non proprio senza motivi…) per mettere il suo talento a disposizione di chi lo richiede. Fonda così la Olivia Pope & Associates e diventa quel che si definisce una “crisis manager”, ovvero colei a cui ci si rivolge quando c’è uno scandalo politico - e soprattutto ghiotto per la stampa - da gestire. Non importa cosa hanno fatto le persone che richiedono i servizi della Pope: da quel momento diventano clienti e lo scopo è ripulire la loro immagine salvando loro la reputazione. A qualsiasi costo e prima che ci vada di mezzo la legge.

Ad aiutarla un valido staff composto da quelli che lei definisce i suoi «gladiatori in doppiopetto»: l’avvocato dall’efficace parlantina Harrison Wright, l’investigatrice dal passato tumultuoso Abby Whelan, l’hacker con un passato da killer Huck, l’altro avvocato e donnaiolo incallito Stephen Finch e la giovane new entry Quinn Perkins, la cui misteriosa identità si scoprirà solo nel corso della seconda stagione. Tutti sono stati in qualche modo aiutati dalla Pope e tutti farebbero qualunque cosa per lei. Sono talmente bravi che all’occorrenza anche il presidente degli Stati Uniti si rivolge alla Olivia Pope & Associates, mostrandoci nel frattempo il lato più oscuro della politica americana. Pare tra l’altro confermato che il personaggio di Olivia sia ispirato alla figura reale di Judy Smith, braccio destro di George W. Bush quando era alla Casa Bianca.

Tornando alla serie però, occorre dire che il rapporto tra Olivia e il Presidente Ftizgerald Grant non si esaurisce solo sui banchi e tra le scartoffie dello studio di lei: tra i due è infatti in corso una coinvolgente quanto complicata storia d’amore di cui veramente in pochi sono a conoscenza. Se a questo punto però state pensando alla solita soap opera dai toni melodrammatici vi sbagliate di grosso. Il binomio amore-potere attira sempre, ma qui l’autrice ha saputo sviluppare il tema senza scadere nel banale. E poi Olivia Pope è tutto tranne che una sentimentalista, come Scandal può essere definita in qualsiasi modo tranne che una serie scontata. Al suo interno si avvicendano infatti continui colpi di scena, passaggi che sembrano non avere nulla a che fare l’uno con l’altro ma che poi, puntata dopo puntata, si incastrano formando il quadro completo. E quando iniziate a pensare che finalmente ogni cosa stia andando al suo posto… zac! Ecco che una nuova situazione capovolge tutto e si ricomincia. A voler fare un paragone potremmo comparare Scandal ai migliori libri gialli: quelli in grado di tenerti con il fiato sospeso e che continui a prometterti che “è l’ultima pagina” prima di spegnere la luce e dormire. Quelli che risultano talmente ricchi di dettagli e di “pensate” che raramente risultano trasportabili anche sullo schermo. Ecco. Scandal ci è riuscito: vedere per credere.

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