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Meglio "The Americans" o "Homeland"?

11.12.2013 - aggiornato: 11.12.2013 - 16:37

Storie di spie e spionaggio nei mercoledì della RSI. Due serie TV in realtà molto diverse (ma altrettanto incredibili).

A “The Americans “ è stato affidato il difficile (se non impossibile) compito di sostituire Homeland, il mercoledì sera, sulla RSI. Mentre Carrie Mathison e Nicholas Brody se ne sono andati in vacanza – in attesa che la terza serie venga tradotta in italiano – LA 1 continua a intrattenere il pubblico della Svizzera italiana con storie di spie e servizi segreti. In realtà però – tra le due serie TV – spie e spionaggio sono l’unica cosa in comune. Homeland è infatti un thriller che si concentra in modo quasi maniacale sulla “verosimiglianza scenica” del lavoro della CIA (o dell’NSA – nel telefilm a volte i ruoli e i compiti delle due agenzie vengono mischiati per rendere più efficace la storia). Una storia – tra l’altro – che prende forma  da un fatto reale (realistico più che reale:: il ritorno a casa di un prigioniero di guerra americano segretamente convertitosi all’Islam e pronto a sferrare un attacco terroristico contro gli Stati Uniti) e che poi si sviluppa in un “futuro immaginario” (non sempre accuratissimo, basti pensare agli episodi ambientati a Beirut in cui Hezbollah collabora con Al-Qaeda - in realtà le due organizzazioni sono rivali), in cui Israele bombarda le centrali nucleari iraniane e un attentatore riesce a incenerire la sede CIA di Langley.

“The Americans” invece è piuttosto una sorta di “commedia di famiglia” (moglie, marito, difficoltà coniugali e figli problemi adolescenziali)  “infilata” senza grosse pretese in un contesto di spie e agenti doppiogiochisti. La verità è che “The Americans” – dal profilo puramente storico – è paradossalmente più realistico di Homeland. È certamente vero che l’idea centrale della serie (due agenti del KGB, russi di nascita, vengono inviati negli Stati Uniti per fingersi americani, fingersi sposati e fingersi difensori della “middle-class”) è inserita in un contesto temporale sfasato di trent’anni (una rete del genere venne effettivamente smantellata dall’FBI, sì, ma nel 2010 – e gli agenti non si fingevano americani, ma russi emigrati in America) ma è altrettanto vero che tutto il resto – in particolare il contesto storico – è riprodotto perfettamente. “The Americans” è ambientato nei primi anni Ottanta. Anni che segnarono un repentino deterioramento dei rapporti tra USA e URSS, di un balzo in avanti (poi fatale ai sovietici) della spesa militare, dell’inasprirsi della “guerra dei servizi” (segreti).

Gli anni delle grandi “diserzioni” (gli agenti Yuri Nosenko e Oleg Gordevsky passarono al nemico – mentre negli USA venivano scoperti scienziati e agenti segreti reclutati segretamente dal KGB o dal GRU). Anni in cui gli USA annunciavano “lo scudo spaziale” e installavano gli “euromissili” in Inghilterra e in Germania (spingendo l’Unione Sovietica sulla difensiva e spingendo Andropov – o meglio il suo entourage – a minacciare ritorsioni). Anni in cui si rischiò la guerra nucleare per errori di valutazione dei servizi segreti (come nel caso di “Able Archer 83”) o per semplici avarie dei computer. La genialità di “The Americans” è proprio in questi dettagli. Una “sitcom” che ruota attorno alla guerra fredda. La domanda di fondo del film è: come può sopravvivere una famiglia in un contesto del genere? Come può resistere alle pressioni di una vita doppia, delle bugie, della paura di essere scoperti ogni giorno? Come può rimanere saldo un legame, quando due genitori sono sposati per finta (anche se poi, piano piano, iniziano ad amarsi) e rischiano di essere fucilati in qualsiasi istante?

“The Americans” è davvero un gioiellino di telefilm. Meglio di Homeland? No. Semplicemente diverso. Non perdetelo, questa sera, alle 21.55 su RSI LA1.

 

(j.r.)

 


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