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Piace soprattutto perché si respira aria di casa

02.12.2013 - aggiornato: 02.12.2013 - 17:30
Di ritorno la famiglia Britti: al via stasera su La1 la sesta stagione di Affari di Famiglia.
di Alessia Bergamaschi
 
Ci siamo: qualcuno di voi si è già rinfrescato la memoria da qualche settimana seguendo, sul mezzogiorno, le repliche della quinta stagione di Affari di famiglia. Ed ora eccoci qui: da questa sera la famiglia Britti tornerà ad appassionarci con le sue vicende per la sesta e ultima stagione. L’appuntamento è infatti per le 20.40 su La1 (con replica il giorno dopo alle 9.40 su La2). 
 
Tante le novità che si prospettano. Una su tutte? La famiglia Britti traslocherà... nel luganese. Se infatti fino ad ora a fare da sfondo alle vicende è stato in particolare il Sopraceneri, i nostri beniamini si muoveranno ora tra le vie del centro di Lugano, con qualche puntatina in Piazza Riforma, oppure tra gli studenti dell’Università della Svizzera italiana. Una serie molto attesa e che può contare su un vasto pubblico di telespettatori di tutte le età, anche tra le fasce d’età più giovani (che di solito magari privilegiano quei prodotti firmati dalle grandi case di produzioni americane o inglesi).
 
Come si spiega allora il successo di Affari di famiglia? Abbiamo rivolto la domanda a Franco Lurà, direttore del Centro di dialettologia del Canton Ticino, e da sempre grande fan della serie RSI: «Non ho mai perso una puntata» ci dice subito. Un successo che secondo lui è da ricondursi soprattutto al fatto che «Affari di famiglia si cala nella quotidianità della Svizzera italiana e affronta i problemi della società di oggi, che si possono riscontrare a tutti i livelli di età». Buona parte del successo è da ricondursi ovviamente anche alla scelta del cast: «I personaggi sono molto accattivanti e la scenografia è curata, con paesaggi belli e ben filmati.  Si riconoscono i nostri paesi, le nostre montagne, i nostri laghi. C’è dunque un processo di identificazione sia a livello di luoghi sia di personaggi. Si respira aria di casa insomma».
 
Identificazione che invece non è presente nelle serie americane tanto in voga negli ultimi anni, che però ottengono anche un gran successo: come si spiega il paradosso Franco Lurà? «Probabilmente in questo caso a giocare un ruolo determinante è il fascino verso il diverso, spesso presentato in modo spettacolare».
Chiediamo infine al direttore del Centro di dialettologia cosa ne pensa di questa sorta di recupero del dialetto, pensiamo ad esempio, oltre che ad Affari di famiglia, al successo cinematografico de La Palmira: «Le possibilità sono diverse, forse si sta assistendo ad un ritorno di affetto un po’ distaccato verso il dialetto, che si parla meno.
 
Oppure è un desiderio di identificazione con il proprio territorio in risposta ad una globalizzazione troppo imperante. O ancora, con qualche decennio di ritardo, si è finalmente capito che il dialetto non è in contrapposizione con l’italiano».
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